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Al Jarreau, perché sbagliamo a dimenticarlo

La copertina del disco All Fly Home (1978) di Al Jarreau che contiene She’s Leaving Home 

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La canzone della settimana è “She’s Leaving Home”
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Questa non è soltanto una delle canzoni dei Beatles che preferisco, ma anche quella che mi trasporta altrove ogni volta che l’ascolto nella versione di Al Jarreau (1940-2017). Oggi di lui non si sente parlare quasi più, ma è stato uno dei più grandi cantanti jazz (se non l’ultimo) del secolo scorso, in bilico tra soul (Bill Withers) e vocalese (Jon Hendricks). Versatile? Di più: è stato l’unico artista afroamericano a vincere Grammy nelle categorie pop, jazz e R&B (il primo con l’album Breakin’ Away, nel 1981; ne ha avuti dieci su diciannove candidature).

Quando Quincy Jones incominciò a reclutare la squadra per il progetto Usa for Africa (We Are the World) non dubitò che Al Jarreau dovesse essere della partita, insieme a Michael Jackson, Bruce Springsteen, Lionel Richie, Stevie Wonder e Bob Dylan. Non era in forma quella notte, ubriaco e disorientato, incapace di esprimersi al meglio. Già iniziava la seconda parte della sua carriera: non sempre luminosa, anche se in molte in…

Questa non è soltanto una delle canzoni dei Beatles che preferisco, ma anche quella che mi trasporta altrove ogni volta che l’ascolto nella versione di Al Jarreau (1940-2017). Oggi di lui non si sente parlare quasi più, ma è stato uno dei più grandi cantanti jazz (se non l’ultimo) del secolo scorso, in bilico tra soul (Bill Withers) e vocalese (Jon Hendricks). Versatile? Di più: è stato l’unico artista afroamericano a vincere Grammy nelle categorie pop, jazz e R&B (il primo con l’album Breakin’ Away, nel 1981; ne ha avuti dieci su diciannove candidature).

Quando Quincy Jones incominciò a reclutare la squadra per il progetto Usa for Africa (We Are the World) non dubitò che Al Jarreau dovesse essere della partita, insieme a Michael Jackson, Bruce Springsteen, Lionel Richie, Stevie Wonder e Bob Dylan. Non era in forma quella notte, ubriaco e disorientato, incapace di esprimersi al meglio. Già iniziava la seconda parte della sua carriera: non sempre luminosa, anche se in molte incisioni live pubblicate postume si intuisce che quel prodigioso scat baritonale con il quale saltellava tra le ottave riusciva a trascinare le platee anche quando l’industria del disco lo considerava inaffidabile.

She’s Leaving Home è nel suo terzo album (All Fly Home, 1978), prima del successo internazionale. Ma attenzione! È musica di altissimo livello (con lui ci sono, tra gli altri, Lee Ritenour, Freddie Hubbard, Larry Williams e Paulinho Da Costa). Ma soprattutto, sentite su quale galassia trasporta una canzone dei Beatles di Sgt. Pepper’s (ascoltate, sul medesimo cd, cosa riesce a fare con Sittin’ on the Dock of the Bay di Otis Redding). Chapeau! Ecco dieci canzoni per riscoprire Al Jarreau: 1) Your Song 2) ’Long Come Tutu (con George Benson
e Herbie Hancock) 3) Grandma’s Hands 4) We Got By 5) Fire and Rain 6) Burst in With the Dawn 7) Heaven on Earth 8) Lost and Found (con Joe Cocker) 9) Groovin’ High 10) Bring It on Home to Me (con George Benson e Paul McCartney).

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