Questa chiesa in ristrutturazione, con davanti un busto in verità non troppo somigliante di Martin Luther King, è la Brown Chapel di Selma, Alabama. Da lì, il 21 marzo 1965, partì – con King in testa – una famosa marcia per i diritti civili degli afroamericani. Già per due volte gli attivisti erano stati bloccati alle porte della città; domenica 7 marzo, poi diventata famosa come Bloody Sunday, poliziotti e miliziani bianchi avevano assaltato i manifestanti con bastoni e gas lacrimogeni; due giorni più tardi, dopo l'assassinio di un pastore e attivista (bianco) da parte del Ku Klux Klan, era stato King a fermare la marcia per evitare altri sconti. La terza volta il presidente Lyndon B. Johnson – contro il parere del governatore dell'Alabama, George Wallace, fiero sostenitore della segregazione razziale – ordinò alla Guardia nazionale di proteggere la marcia, che finalmente riuscì a percorrere in tre giorni gli 87 chilometri fino a Montgomery, la capitale dello Stato. Sull'onda delle proteste (e delle violenze) pochi mesi dopo il Congresso di Washington approvò il Voting Rights Act, che garantiva il diritto di voto ai neri del Sud annullando le leggi razziste degli Stati del Sud.
È stata l'ultima volta in cui un presidente ha schierato le truppe senza l'assenso del governatore dello Stato in cui avveniva l'intervento, e lo faceva per proteggere una marcia per i diritti civili. Fino all'altro giorno, quando Donald Trump ha spedito Guardia Nazionale e Marines a Los Angeles per reprimere le proteste pro-migranti. Il governatore della California, Gavin Newsom, non solo è contrario, ma parla apertamente di deriva autoritaria e attacco alla democrazia; un giudice ha ordinato al presidente di ritirare le truppe, l’amministrazione ha fatto ricorso, Trump oggi si gode la parata militare che per le strade di Washington celebra l’anniversario della fondazione dell’esercito e il suo personale compleanno. Sessant'anni dopo, di Martin Luther King in giro non se ne vedono, di Johnson nemmeno (vedremo se Newsom diventerà una figura nazionale). In compenso, i Wallace sono ancora tanti, e hanno rialzato la testa.
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