Reggio Emilia – Teatro Valli
Produci consuma crepa. Se pure non avete conosciuto i CCCP-Fedeli alla linea, vi sarà almeno capitato di incrociare queste tre parole, diventate ormai quasi uno slogan, immaginario collettivo – qualcuno le scrisse con lo spray anche su un muro di Genova 2001, rimasero lì per settimane dopo gli scontri. In quelle tre parole cantate da Giovanni Lindo Ferretti in Morire, e correva l’anno 1986, c’è l’essenza di ciò che sono stati, e sono, i CCCP.
Incasellarli non è mai stato esercizio facile perché fatti di una complessità unica nel panorama musical-culturale italiano, perennemente in sfida di senso e contraddizione – anche con se stessi. Anticapitalisti, questo è sicuro. Filosovietici, quando l’Urss ancora esisteva. Ma comunisti – se non altro per provocazione nei confronti del Pci, partito unico in un’Emilia in fiore (1986) – mai.
Chi non li ha seguiti con la dovuta consapevolezza politico-esistenziale forse li ricorderà con Amanda Lear in versione Tomorrow, varie apparizioni tv, Superclassifica Show, détournement situazionista ricercatamente trash. Nel 1988 quelle immagini bucarono lo schermo e loro, improbabile sintesi tra “punk e musica melodica emiliana”, entrarono per la prima (e unica) volta in classifica diventando icona dell’Italia anni 80. Se ne accorsero gli intellettuali. Pier Vittorio Tondelli dedicò loro un articolo su l’Espresso intitolato Punk, falce e martello; Edmondo Berselli nel suo Quel gran pezzo dell’Emilia li usò come specchio delle mutazioni sociali e politiche nella regione più rossa d’Italia; mentre il critico Marco Belpoliti, di Lindo Ferretti compagno di scuola, disse: «Sapevamo che Giovanni avrebbe fatto qualcosa ma non sapevamo cosa».
Crollato il Muro di Berlino, i CCCP si sciolsero, naturalmente. Era il ’90, e dalle loro ceneri nacquero per evoluzione geopolitica i CSI. Poi, 33 anni dopo la rottura, età simbolico-cristologica che ben si addice, tutto è ri-cominciato, e proprio qui, a Reggio Emilia, dove due anni fa annunciarono (a Robinson): «Non ci siamo mai sciolti. Eravamo una cellula dormiente, oggi ci siamo risvegliati». Da lì una mostra, un misterioso Gran Gala Punkettone, un film-documentario (Kissing Gorbaciov), un album live (Altro Che Nuovo Nuovo), tre concerti a Berlino (CCCP in DDR), poi il tour estivo partito da Piazza Maggiore, Bologna. E adesso l’Ultima chiamata: sette date e un’ultima intervista. Questa.
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Giovanni Lindo Ferretti scende le scale del Teatro Valli a braccetto con Annarella. Lei indossa un cappottino giallo. Arriva Fatur con una maschera da odalisca in metallo intrecciato, e poi Massimo Zamboni in giacca militare. Ferretti indossa un gilet, ma per la seconda parte dell’intervista e del servizio fotografico sceglierà una tuta da operaio delle Reggiane – pregiato dono di Annarella – teatro della più lunga occupazione della storia italiana, un anno intero, dal ’50 al ’51. Primo scatto: loro quattro su un balconcino a richiamare la foto-comizio del libretto del primo EP Ortodossia (1984), storica esibizione al festival di Santarcangelo di Romagna, dove si erano presentati ma senza invito. Poi ci trasferiamo sul terrazzo del teatro, tra statue incellofanate e un panorama da razionalismo socialista. Location perfetta per le ultime foto dei CCCP.
Proviamo a cominciare? Perché questa “Ultima Chiamata”?
Ferretti: «In effetti non c’è motivo. Non ha alcun ragionevole senso. Io ho sempre pensato ai CCCP come la cosa fondante della mia vita pubblica e di quella privata. Ma l’incredibile intreccio che c’è tra di noi non nasce grazie alla razionalità, nasce grazie alla vicinanza e alla carnalità. Ci siamo ritrovati a pranzo attorno allo stesso tavolo. Lì ho realizzato: “Ragazzi, siamo una cellula risvegliata! Ma ancora non avevamo idea di cosa volesse dire. Eppure, forse, è solo questo il motivo per cui, a 72 anni, salgo per un’ultima volta sul palco dei CCCP».
Annarella: «È così, l’anno scorso avevamo già chiuso. Ci ha anche fatto un certo effetto vedere l’affetto del pubblico così grande...».
Ferretti: «L’unica possibilità che abbiamo per salvarci dai CCCP è rendergli merito al di là di ogni ragionevole dubbio. C’è da fare un’ultima chiamata? La faremo. Moriremo? Moriremo. L’anno scorso sono salito sul palco di Bologna, e a 71 anni mi sono rimesso a cantare. Pochi giorni prima mi ero sentito male. Ero a Venezia per un incontro. Un segno, perché mi fosse successo a Cerreto, nella mia stalla, non so come sarebbe andata a finire. Lì a Venezia mi ha salvato Pietrangelo Buttafuoco».
L’attuale presidente della Biennale?
Ferretti: «Lui. Avevo cominciato a sentirmi male appena arrivato in Piazzale Roma, ma mi era già successo nella stalla: quella volta mi ero sdraiato a guardare il soffitto e dopo un po’ mi era passata. Ma lì a Venezia Buttafuoco, quando mi ha visto, mi ha detto subito: “Ferretti, lei è molto pallido: non si sente bene? Io la porto in ospedale”. Quando siamo arrivati lì uno dei medici mi ha riconosciuto ed era anche molto contento di vedermi, ma poi si è reso conto pure lui delle condizioni. Operato d’urgenza. Mi hanno detto che se non fossi stato vicino a un ospedale attrezzato forse non me la sarei cavata. Era bello stare in ospedale a Venezia – entrava una luce meravigliosa e c’era una finestra da cui potevi vederla in tutto lo splendore…».
E pochi giorni dopo eri sul palco.
Ferretti: «Il medico mi fa: “Normalmente non è una cosa che raccomanderei, ma siccome so che lo farai lo stesso, fallo: potrebbe avere persino una funzione benefica”. Sono salito sul palco a Bologna che non stavo neanche in piedi, poi a Milano e così via fino alla fine del tour. Sono guarito stando sul palco».
Annarella: «Sì, sei rinato. Un altro miracolo di Giovanni».
Ma chi te lo ha fatto fare?
Ferretti: «È esattamente quello che pensavo anch’io. Ma poi mentre me lo dicevo pensavo che essere su un palco mentre canto “Non temerai i terrori della notte/ non temerai il terrore/ non temerai la peste che dilaga a mezzogiorno/ non temerai/ vecchi, bambini, donne piangono amare lacrime” è un privilegio impagabile. Io non voglio dire niente di come va il mondo. Mi sento parte di un altro secolo, un altro millennio, e sono legato a tutt’altre storie. Però i CCCP hanno scritto delle canzoni, e ci accorgiamo che sono vive, ancora oggi, quarant’anni dopo. L’unica che a 72 anni non mi sento di cantare è Mi ami».
E perché?
Ferretti: «Intanto, perché la prima parte è molto urlata, arriverei alla fine sgolandomi. E poi a quest’età mi sembra assurdo cantare “smettila di parlare avvicinati un po’”. Fa ridere, l’amore è una cosa da giovani. E non è possibile rifare i CCCP da vecchi: non si può avere la baldanza, la strafottenza che c’era allora. Ma al suo tempo era una canzone perfetta».
Zamboni: «Forse è che hai paura che qualcuno si avvicini per davvero! E comunque potremmo limitarci alla prima parte! “Un’erezione triste / Per un coito molesto, modesto/ Spermi indifferenti/ Per ingoi indigesti”...».
Ma non potete non farla per un’ultima volta: il pubblico la adora!
Zamboni:«Potremmo fare quell’intro lì e poi Io sto bene, insieme si legano».
Fatur: «Del resto Mi ami è beat italiano anni 60».
Annarella: «Sì ma usare il costume originale non sarà mica tanto facile».
Cos’altro può aspettarsi chi verrà a questi ultimi concerti?
Annarella: «L’Ultima chiamata sarà una cerimonia di commiato. All’orizzonte soltanto rovine».
Zamboni: «Il primo pezzo sarà Sexy Soviet: parla di questo miserando impero europeo».
Farete anche A ja ljublju Sssr, rifacimento dell’inno sovietico? Anche se con l’invasione dell’Ucraina forse non tutti coglierebbero la provocazione…
Ferretti: «E infatti la rifaremo. Anzi, sarà la vera e propria apertura di tutti i concerti dopo Sexy Soviet!».
Zamboni: «Ma c’è un motivo. Questo è un concerto dentro le rovine di imperi che pensano di poter dominare il mondo e in realtà si stanno sgretolando. E cosa c’era di più adatto dell’inno di un impero, quello dell’Urss, che si è sgretolato?».
Quando avete suonato nel 1989 la vostra versione punk di A ja ljublju Sssr, a Mosca, il pubblico come reagì?
Ferretti: «Si alzarono tutti in piedi. Io salii sul palco completamente ubriaco, unica volta in vita mia, mentre Annarella e Fatur fecero uno show sadomaso da paura. Percepivamo chiaramente la fine. Quella stessa fine che oggi, quarant’anni dopo, tocca all’Occidente. Fu una disgregazione in anticipo sui tempi».
Fatur: «Comunque, sadomaso: non è che eravamo proprio nudi. Annarella era una Caterina di Russia, io un Arcimboldo punk innamorato di Nijinsky e dei balletti russi…».
Zamboni: «E comunque si alzarono tutti sull’attenti perché non era un concerto aperto al pubblico, era un concerto per militari».
Per militari?! E come mai?
Zamboni: «Mah, il palco era gestito da una specie di banditore d’asta mafioso…».
Ferretti: «Era proprio la fine dell’impero. C’era solo l’apparato burocratico e la criminalità, tutto il resto era stato fatto fuori. Fu lì che abbiamo capito che anche il nostro Piano Quinquennale era finito».
E cosa avete fatto, poi, quando tutto finì?
Ferretti: «Io ho comprato due cavalli».
Annarella: «Io sono partita per l’India, Goa, zaino in spalla, da sola».
Zamboni: «Io mi sono sposato, ho comprato una casa in montagna e le bestie».
Fatur: «Io mentre facevamo l’ultimo album, Epica etica etniac pathos, novembre 90, ho fatto un bambino. Ho cantato Baby Blue e poi è finita. Ero in un marasma totale. C’è voluto m tempo per sfiammare».
(In realtà Ferretti e Zamboni non si fermarono, avevano bisogno di aria nuova, e l’incontro con Gianni Maroccolo li portò a cercare nuove strade: i CCCP evolsero nei CSI. Non ci furono litigi, ma la presa d’atto della fine di un’era. Negli anni a venire sarà invece più traumatica la successiva fine del progetto CSI, che ha regalato alla storia della musica capolavori come Ko de mondo e Linea Gotica, dove ancora una volta appare la dialettica tra mondi che si scontrano nella storia del Comandante Diavolo, partigiano ingiustamente accusato di omicidio e di Don Dossetti, che abbandona la politica per dedicarsi alla vita monastica. La rottura tra Ferretti e Zamboni si consuma là dove tutto era iniziato, a Berlino, il 23 novembre del ‘99. Dovevano fare un disco insieme, ma Ferretti disse: «Il disco non si farà più. Con Massimo abbiamo scoperto che le nostre strade sono diverse e inconciliabili». Non si sarebbero visti per oltre vent’anni).
Come è stato ritrovarsi?
Ferretti: «Lento processo. Ci siamo rivisti per la mostra di Annarella nel 2014 e poi a partire dal 2022 ad alcuni festival. O quando presentammo la nuova edizione di un nostro libro, Il libretto rozzo dei Cccp e Csi: Annarella mi disse che dei ragazzi volevano intervistarci per un film sui concerti dei Cccp in Urss, Kissing Gorbaciov, e dissi di sì solo perché pensavo che quell’intervista non si sarebbe mai fatta. Poi, tappa dopo tappa, le cose sono andate avanti...».
Nei concerti passati c’è stato di tutto: contestazioni a Berlino, e poi a Bologna, proprio come ai bei tempi al Leoncavallo quando alcuni punk vi tirarono della verdura…
Ferretti: «Se i CCCP tornano sul palco sono così: è un prendere o lasciare».
Zamboni: «Ho visto che hanno fatto anche i nostri pupazzetti, è proprio arrivato il tempo di salutare».
Pupazzetti? Che pupazzetti?
Zamboni: «Pupazzetti pirata, c’erano i nostri insieme a quelli di Papa Francesco e di Pacciani».
(A proposito di Papa e altre conversioni. Molti rimasero sorpresi quando Ferretti si dichiarò in favore di Papa Ratzinger, per non dire della sua decisione di partecipare ad Atreju nel 2013 e nel 2015 e farsi fotografare con Meloni, salvo poi dover precisare tre anni dopo: «Sono figlio di una famiglia antifascista e per quanto cattolica e di destra sono stato di sinistra tutta la vita. Non sono un fascista»).
E allora Giovanni, del nuovo Papa che ci dici?
Ferretti: «Ne sono rimasto incantato. Com’è noto sono più interessato all’Editto di Rotari che al presente, e si sa che non ero in grande empatia con papa Francesco. La sera della fumata bianca tutto eccitato vado in stalla pensando che l’eletto sarebbe stato Parolin. Ho acceso la tv e, io che dico le preghiere tutte le sere, sono caduto in ginocchio, congelato dalla gioia: Leone XIV! Mi è venuto in mente papa Leone Magno che ferma Attila, i ricordi dei bambini cresciuti nell’era della cristianità, il Papa tutto vestito da Papa che blocca questa schiera di Unni, e poi mi è venuta in mente la Rerum Novarum che ho apprezzato più da vecchio che da giovane. Sono rimasto in ginocchio: ha gli occhi giusti, la bocca giusta, è perfetto. Ha parlato e ripetuto più volte la parola pace...».
Quale pace? Trump, Putin, Netanyahu…
Ferretti: «Netanyahu è la più grossa disgrazia che potesse capitare ad Israele dopo Hamas. E, ma questa è solo una mia opinione, Putin probabilmente è la miglior situazione che ci sia oggi in Russia perché il resto è molto, molto peggio».
E l’Attila a cui accennavi prima, oggi chi è: Trump?
Ferretti: «Attila è il mondo, Trump è solo una reazione a una serie di problemi che esistono da tempo».
Non è mostruoso?
Ferretti: «Questo è un mondo di mostri: lo è diventato Gheddafi che era partito come un rivoluzionario – e infatti non cantiamo più il verso “Allah è grande e Gheddafi è il suo profeta”. E lo è diventato Putin».
E tu, Massimo, ateo del gruppo, che dici del nuovo Papa?
Zamboni: «L’unica autorità mondiale con cui ci si può confrontare è quella. A chi altro ti vuoi riferire? Io non faccio differenze tra Francesco e il Papa attuale, ma è l’unico leader mondiale che si accorge che viviamo in un pianeta che rischia di scoppiare. Nessuno ha questo spessore».
Che cosa accadrà quando scenderete per l’ultima volta dal palco?
Fatur: «Dopo lo scioglimento nel ‘90 sono finito nell’underground e lì ritornerò. Ogni volta che i CCCP si sciolgono resto senza lavoro, ma ho tanto materiale da proporre».
Zamboni: «Continuerò a scrivere, fare musica e stare in campagna. Le stesse canzoni potremo continuare a farle ma mai più le faremo in quattro. Mi sento una casalinga che dopo aver stirato mette tutto in un armadio e dice “questa l’ho fatta e non me la tocca nessuno”».
Ne è valsa la pena?
Annarella: «Sì, ci siamo ritrovati rispettando la nostra storia».
Zamboni: «Non è solo questione di soldi come pensano alcuni. Siamo sempre state persone che non si riducono solo a quello che pensavano gli altri. Il commiato è fatto di gradini che devi percorrere, è parte di un rito. Il nostro palco è sempre stato una specie di tempio mobile, qualcosa che transita e che richiede dei passi da compiere, sia per chi suona che per il pubblico. Abbiamo interiorizzato quest’idea: questo era quello che si doveva fare, al di là delle nostre voglie. Tramontare lentamente vuol dire accettare che non suonerò più queste canzoni con loro. Non è un’accettazione da poco, ci sono sette concerti e quindi sette gradini da percorrere. E pensare che arriverà la quinta, o la quarta, o l’ultima volta che sentirò Giovanni cantare per noi, Fatur interpretare Stati di agitazione, Annarella ballare Radio Kabul… È un meccanismo lento di corrosione, un lento tramonto. Ma è la vita».
Ferretti: «Sì, ne è valsa la pena. Valeva la pena anche di fare questa intervista, le foto, valeva la pena di assistere al risveglio della cellula. Ci siamo ritrovati e ci siamo confrontati a livello umano. Se pensi che io e Massimo era vent’anni che non ci vedevamo, è una cosa che ha dell’incredibile! Vuol dire essere leali e aver rispetto della nostra storia. Non siamo mai stati una band tradizionale. Abbiamo utilizzato la musica per tutto tranne che per la musica stessa. E questo ci ha permesso di salvaguardare qualcosa. E non siamo mai stati servi del pubblico: se il pubblico dei CCCP ha problemi con noi sono cazzi suoi. Noi siamo padroni della nostra storia».
Ok. Mai più CCCP. Ma torneranno i CSI?
Ferretti: «Quello che deve accadere accade».
(Il servizio fotografico è stato realizzato da Luigi Narici in esclusiva per il Venerdì)
LE DATE
CCCP – Ultima Chiamata, il tour, ideato e curato in collaborazione con Musiche Metropolitane di Luca Zannotti.
27 giugno – ROMA – Cavea Auditorium Parco della Musica
3 luglio – LEGNANO (MILANO) – Castello di Legnano
8 luglio – NAPOLI – Ex Base Nato
12 luglio – BARI – Fiera del Levante, nell’ambito del Locus Festival
18 luglio – PIAZZOLA SUL BRENTA (PADOVA) – Villa Contarini
24 luglio – RIMINI – Piazzale Federico Fellini
30 luglio – TAORMINA – Teatro Antico di Taormina
LE TAPPE DALLA MOSTRA AD OGGI:
3 giugno 2023 – Annuncio del ritorno su Robinson, mensile culturale di Repubblica
12 ottobre 2023 – 10 marzo 2024. Apertura mostra “FELICITAZIONI! CCCP – Fedeli alla linea. 1984 – 2024” presso i Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia prodotta e organizzata dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia per i 40 anni dall'uscita dell'Ep "Ortodossia".
Pubblicazione del libro – catalogo “FELICITAZIONI! CCCP – Fedeli alla linea. 1984 – 2024” (Interno4 Edizioni).
13 ottobre 2023 Uscita del box deluxe “FELICITAZIONI! CCCP – Fedeli alla linea. 1984 – 2024” (USM/Universal Music), numerato e in edizione limitata con 18 brani storici dei CCCP che si ricollegano al percorso della mostra.
21 e 22 ottobre 2023 “Gran Gala Punkettone” al Teatro Valli di Reggio Emilia, la reunion alla cui chiamata hanno risposto numerosissimi fan partecipando alle due serate sold out.
8 novembre 2023 - 25 gennaio 2024“Danni collaterali”: ciclo di incontri, collegati alla mostra, per conoscere e approfondire concetti e ideologie cari ai CCCP.
24 novembre 2023 Uscita nei cinema di “Kissing Gorbaciov” il documentario di Andrea Paco Mariani e Luigi d’Alife, che attraverso l'utilizzo di materiale d'archivio e le testimonianze dirette dei membri dei CCCP, ripercorre un viaggio lungo oltre 3.500 chilometri, da Melpignano (Salento) fino a San Pietroburgo.
23 febbraio 2024Uscita dell’album live “Altro Che Nuovo Nuovo”, la registrazione originale ritrovata e rimasterizzata del primo concerto della band a Reggio Emilia del 3 giugno 1983.
24, 25 e 26 febbraio 2024 “CCCP in DDDR” i tre concerti sold out all’Astra Kulturhaus di Berlino che hanno portato il Punk filosovietico e la musica melodica emiliana nel cuore pulsante della Repubblica Smantellata di Germania Est.
10 marzo 2024 L’Epilogo: la chiusura della mostra ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia con la proiezione del video di Piergiorgio Casotti che ripercorre l’esposizione che ha visto oltre 45.000 presenze.
21 maggio 2024 – 9 agosto 2024 Il tour “In FEDELTÀ la LINEA c’è”, partito da Piazza Maggiore a Bologna e arrivato nei principali festival italiani, ideato e curato da Luca Zannotti per Musiche Metropolitane.
29 agosto 2024Uscita del videoclip del brano “Onde”, estratto dall’album “Altro Che Nuovo Nuovo”.
21 marzo 2025 Proiezione in anteprima nazionale al Teatro Valli di Reggio Emila di “Gran Gala Punkettone”, con la presenza della band, e a seguire la rappresentazione del primo atto della Cerimonia Pubblica di commiato e ringraziamento di CCCP. Uno spettacolo di parole, musica e immagini in due atti in esclusiva per il Teatro Valli, con la regia di Fabio Cherstich.
28 marzo 2025 Uscita di “Gran Gala Punkettone” in audio e video (USM / Universal Music Italia) nei formati: CD + DVD, LP + DVD, BOX CD + LP + DVD con booklet di 16 pagine con foto dello spettacolo dell’ottobre 2023.
27 giugno 2025 – 30 luglio 2025Inizio del tour “CCCP – ultima chiamata” presso la Cavea Auditorium Parco della Musica di Roma. L’ultimo tour della band, ideato e curato in collaborazione con Musiche Metropolitane di Luca Zannotti.
20 giugno 2025 - Ultima intervista con servizio fotografico sul Venerdì, il settimanale di Repubblica (quella che state leggendo).