Antonio Manzini è seduto a un tavolino sghembo di un bar di Garbatella, il suo vecchio quartiere, cuore popolare di Roma. Quando può evita le interviste, dice che sono come le presentazioni dei libri: «Una triste esibizione di se stessi». Detesta la coda del pavone, ma questa volta è diverso. È tornato in città dalla provincia di Viterbo, dove oggi vive, per parlare di una vecchia storia: donne s…