Matilda De Angelis: “Sarò sempre inquieta”
di Paola JacobbiQuando, nove anni fa, apparve per la prima volta in un film, Matilda De Angelis è subito sembrata un’aliena, uno spumeggiante diversivo atterrato sul noioso pianeta del cinema italiano. Non è figlia d’arte, non arriva dalle scuole di recitazione e nemmeno dalla moda o dalla televisione. Non è nemmeno stata scoperta per caso, per la strada, in stile neorealista.
Matilda veniva da Bologna, era la cantante della band Rumba De Bodas e al provino di quel primo film, Veloce come il vento, aveva partecipato senza troppe aspettative. Divenne la grande rivelazione dell’anno. Un exploit stagionale, grazie anche a un film azzeccato. Poteva fermarsi lì. Invece, l’aliena ci ha dato un decennio di soddisfazioni. Perché nei suoi confronti c’è da sentirsi orgogliosi come le zie rimaste al paesello. Matilda non solo ha continuato a lavorare, ma lo ha fatto anche all’estero, recitando accanto a grandi star (Nicole Kidman! Hugh Grant!) e si è costruita una carriera modello, molto in sintonia con quello …
Quando, nove anni fa, apparve per la prima volta in un film, Matilda De Angelis è subito sembrata un’aliena, uno spumeggiante diversivo atterrato sul noioso pianeta del cinema italiano. Non è figlia d’arte, non arriva dalle scuole di recitazione e nemmeno dalla moda o dalla televisione. Non è nemmeno stata scoperta per caso, per la strada, in stile neorealista.
Matilda veniva da Bologna, era la cantante della band Rumba De Bodas e al provino di quel primo film, Veloce come il vento, aveva partecipato senza troppe aspettative. Divenne la grande rivelazione dell’anno. Un exploit stagionale, grazie anche a un film azzeccato. Poteva fermarsi lì. Invece, l’aliena ci ha dato un decennio di soddisfazioni. Perché nei suoi confronti c’è da sentirsi orgogliosi come le zie rimaste al paesello. Matilda non solo ha continuato a lavorare, ma lo ha fatto anche all’estero, recitando accanto a grandi star (Nicole Kidman! Hugh Grant!) e si è costruita una carriera modello, molto in sintonia con quello che significa l’industria dello spettacolo oggi. Piattaforme e cinema, serie e film, alto e pop. Per dire, in questo momento, è a Torino a girare la terza stagione di La legge di Lidia Poët per Netflix, è la voce narrante dei concerti del tour negli stadi di Marracash in corso e ha anche appena concluso il nuovo Dracula di Luc Besson (con Christoph Waltz e Caleb Landry Jones), il che è anche una bella chiusura di cerchio: si chiama Matilda in onore del personaggio di Natalie Portman in Léon.
Inoltre, il 3 luglio esce finalmente in sala Di là dal fiume e tra gli alberi, tratto dal romanzo di Ernest Hemingway. La regia è della spagnola Paula Ortiz, il protagonista nel ruolo del colonnello Cantwell è Liev Schreiber. Nel cast anche Laura Morante, Massimo Popolizio, Sabrina Impacciatore, Josh Hutcherson e Danny Huston.
Matilda interpreta la contessina Renata, in questa struggente storia d’amore e decadenza, ispirata al vero innamoramento dello scrittore per la giovane veneziana Adriana Ivancich.
Avete girato nel 2021, in una Venezia deserta.
«Sì, c’era ancora il coprifuoco. Ho un ricordo di me mentre cammino sul ponte di Rialto completamente vuoto. Indelebile».
Il film è rimasto fermo tre anni.
«A volte queste cose succedono. Ci si rimane male ma poi si capisce anche che non tutto dipende da noi e che ci sono delle variabili impazzite che non si possono controllare. E allora ti dici: pazienza. Del resto, in questo mestiere come un po’ in tutti, da un lato ci sono i sogni, dall’altro la realtà. L’importante è che adesso finalmente esca perché ho amato fare questo film e apprezzo molto la regista. Abbiamo voglia di lavorare di nuovo insieme, sicuramente lo faremo. Tuttavia, io ero in un periodo veramente complicato. Ero nel pieno di un’esplosione di acne furibonda, ci avevo fatto anche un post su Instagram. Soffrivo, avevo proprio male alla faccia ed è durato quasi tutto il tempo della lavorazione».
Adesso quell’acne tardiva, e probabilmente psicosomatica, è passata. Secondo lei che cosa l’ha fatta guarire?
«Prendermi i miei tempi. Fare un po’ meno, correre un po’ meno».
Dopo quel film di debutto, Veloce come il vento, evidentemente un titolo un destino, non si era mai fermata. Che cosa si ricorda delle sue prime esperienze?
«Ero molto inquieta. Sul set dell’Isola delle Rose ho ritrovato il truccatore di Veloce come il vento. La prima cosa che mi ha detto è stata: “Sei diventata un’attrice! Finalmente hai imparato a stare ferma”. Mi ha raccontato che saltavo, non stavo zitta, insomma, non sapevo quello che stavo facendo. Adesso lo so molto bene e credo di avere imparato le regole di questo lavoro, ma in fondo al cuore, un po’ inquieta resto sempre».
È ancora in sala il film Fuori di Mario Martone, dove interpreta la giovane detenuta amica di Goliarda Sapienza. Che effetto le ha fatto entrare in quei tempi lontani, tra eroina e terrorismo, rappresentati dal suo personaggio?
«Credo sia stata la prima volta in cui mi sono cimentata con qualcosa che non mi apparteneva minimamente, a partire dall’accento romano. Mi sono immersa in un’epoca e in un modo di essere di cui non sapevo molto ed è stato un gran bel viaggio. Ho incontrato delle detenute, ho letto libri e guardato documentari sugli anni 70 ma, e questo è stato un suggerimento-chiave di Mario, ho anche visto Gloria di John Cassavetes. Non era essenzialmente legato a quello di cui noi stavamo parlando, ma era un immaginario simile, un respiro che Mario voleva portassimo dentro il film».
Quando ha iniziato, la preoccupava il confronto con attrici che hanno una preparazione più accademica?
«No, mi capita più spesso ora. Quando ho iniziato ero meno consapevole. E direi meno consapevole da ogni punto di vista: umano, estetico, artistico. Avevo la sensazione di avere tutte le possibilità del mondo davanti, quindi forse non riflettevo sulle conseguenze delle cose che facevo, dei progetti che sceglievo. Adesso è tutto molto più organizzato, pensato, forse persino meccanico, prima dovevo solo andare, andare, andare».
Le manca mai la musica, lasciata per il cinema?
«No, perché ho capito abbastanza presto che fare entrambe le cose, l’attrice e la cantante, non sarebbe stato facile».
In Fuori ha lavorato con Elodie, cantante che sta entrando nel cinema. Come vi siete trovate?
«Siamo amiche, ci conosciamo bene e ci vogliamo bene».
E la polemica secondo cui lei avrebbe protestato per aver dovuto condividere il premio Nastro d’Argento con Elodie?
«Una polemica che si basa su un’intervista travisata. Elodie non c’entra niente. Ho detto e ribadisco che mi sembra sminuente per tutti gli interpreti assegnare premi di coppia anziché singoli».
Quanto conta per lei lavorare all’estero o, comunque, in produzioni straniere?
«Moltissimo. Mi toglie un po’ la claustrofobia, mi fa sentire che sto allargando il mio campo d’azione, anche se il mio mercato principale resta quello italiano e probabilmente lo sarà sempre, perché è veramente difficile lavorare all’estero. All’estero ci sono tanti, ma tanti attori di impareggiabile bravura».
Eppure lei parla un ottimo inglese.
«Sì, ma non basta. In Undoing e anche in Di là dal fiume e tra gli alberi sono una straniera che parla inglese. Non sarò mai un personaggio madrelingua. Quindi, le possibilità all’estero sono limitate. Però quando capitano, è giusto cogliere l’opportunità e cercare di divertirsi».
Che cosa la entusiasma di questo lavoro?
«L’idea di conoscere delle cose che non so, di scoprire delle storie assurde, di vite assurde».
Che cosa invece la spaventa?
«La mediocrità. Ho paura di essere mediocre e di fare scelte mediocri. Di arrivare solo fino a un certo punto. Ci sono periodi in cui siamo più brillanti artisticamente, in altri siamo più opachi. Temo l’opacità».
Lei ha conosciuto tantissimi attori stranieri: si è fatta degli amici, delle amiche?
«No. Ma io non me ne faccio molti nemmeno in Italia! Comunque, stiamo parlando di attori che vivono dall’altra parte del mondo e che sono molto più grandi di me, quindi sarebbe stato difficile creare un rapporto al di là del lavoro. Fa eccezione, di recente, una bella amicizia nata con Zoë Bleu Arquette, la figlia di Rosanna Arquette. Ci siamo conosciute girando il Dracula di Besson. Siamo coetanee, lei ha iniziato questo mestiere da poco. Ci sentiamo e ci scriviamo».
A settembre compirà trent’anni. Ci pensa?
«No, perché i trenta non saranno diversi dai 29. E poi perché quello che ci fa venire l’ansia nel compiere gli anni è la proiezione che abbiamo di noi stessi. Ma io non avevo progetti precisi, non mi sono mai immaginata “a trent’anni sarò così e cosà, farò questo e quello”. Sono stata fortunata e oggi mi reputo soddisfatta della mia vita. Vabbè, dai, abbastanza».