Sono fantastici questi animali
di Simone PorrovecchioNel profondo della Cambogia Nordorientale, un angolo remoto di mondo ancora inesplorato comincia a rivelarsi. Il Parco nazionale di Virachey si trova all’estremità della catena degli Annamiti, una dorsale montuosa di circa 1.100 chilometri che attraversa Laos, Vietnam e Cambogia, soprannominata “l’Amazzonia dell’Asia” per la straordinaria biodiversità e l’inaccessibilità di molte sue aree. Qui, tra vallate invisibili perfino ai satelliti e crinali battuti solo dal vento, una spedizione guidata da Fauna & Flora International – la più antica organizzazione internazionale per la conservazione della natura, fondata nel 1903 a Londra – ha iniziato a decifrare i complessi equilibri di questo paradiso misterioso.
La ricerca
I risultati, raccolti nella prima indagine biologica completa di Virachey, pubblicata nelle scorse settimane, ricostruiscono un patrimonio naturale di valore inestimabile. Sono state documentate nove specie (tra flora e fauna) mai registrate prima in Cambogia, tra cui…
Nel profondo della Cambogia Nordorientale, un angolo remoto di mondo ancora inesplorato comincia a rivelarsi. Il Parco nazionale di Virachey si trova all’estremità della catena degli Annamiti, una dorsale montuosa di circa 1.100 chilometri che attraversa Laos, Vietnam e Cambogia, soprannominata “l’Amazzonia dell’Asia” per la straordinaria biodiversità e l’inaccessibilità di molte sue aree. Qui, tra vallate invisibili perfino ai satelliti e crinali battuti solo dal vento, una spedizione guidata da Fauna & Flora International – la più antica organizzazione internazionale per la conservazione della natura, fondata nel 1903 a Londra – ha iniziato a decifrare i complessi equilibri di questo paradiso misterioso.
La ricerca
I risultati, raccolti nella prima indagine biologica completa di Virachey, pubblicata nelle scorse settimane, ricostruiscono un patrimonio naturale di valore inestimabile. Sono state documentate nove specie (tra flora e fauna) mai registrate prima in Cambogia, tra cui il muntjak dalle grandi corna (Muntiacus vuquangensis), un cervide endemico proprio degli Annamiti, e considerato sull’orlo dell’estinzione. «È davvero raro che un grande mammifero venga identificato per la prima volta in un Paese e aggiunto ufficialmente alla sua fauna nazionale», osserva il biologo Pablo Sinovas Enriquez, venti anni di esperienza in queste aree indocinesi e direttore del programma cambogiano di Fauna & Flora. «L’aver trovato il muntjak a Virachey ci dice che il parco potrebbe essere un rifugio cruciale per la specie, che sta scomparendo altrove».
L’hotspot dei gibboni
Fotografato da una delle oltre 150 fototrappole distribuite nel parco, il muntjak è solo una delle meraviglie emerse da un lavoro durato anni. Sono state rilevate anche due specie di pipistrelli (Rhinolophus stheno e Eudiscopus denticulus) e il geco vietnamita (Dixonia vietnamensis) mai visti prima nel Paese e una straordinaria varietà di fauna già nota da queste parti ma sempre più rara: il pangolino di Sunda (Manis javanica), il leopardo nebuloso (Neofelis nebulosa), l’orso tibetano (Ursus thibetanus), l’orso malese (Helarctos malayanus). Ma c’è anche il gibbone dalle guance rosa settentrionale (Nomascus annamensis), un primate descritto per la prima volta nel 2010. A Virachey si stimano circa 2.000 gruppi sociali di questa specie – piccole famiglie composte da due adulti e uno o due giovani – per un totale di circa 4.000 individui, che rendono il parco il rifugio più importante conosciuto per questa specie.
Unendo saggezza indigena e tecnologie avanzate, il team ha potuto esplorare l’invisibile. La collaborazione con le comunità locali si è infatti rivelata indispensabile per il successo della ricerca. «Gli abitanti conoscono intimamente la foresta, e molti luoghi inesplorati per gli scienziati erano invece noti a loro. Questa sinergia tra scienza e sapere ancestrale rappresenta un asset fondamentale per la conservazione»
Grazie alle fototrappole ad alta risoluzione ma anche all’analisi del Dna ambientale, raccolto da campioni d’acqua e terreno, il team è riuscito a identificare specie notturne, minute o estremamente schive, difficili da osservare durante il giorno, come la lucertola vetro di Sokolov (Dopasia sokolovi), qui individuata per la prima volta, un raro rettile noto per la capacità di perdere la coda come meccanismo di difesa, oltre a varie specie acquatiche. «Alcune zone hanno richiesto giorni di cammino nella giungla fitta, sotto un caldo umido estenuante, su pendii scivolosi e pericolosi» racconta Sinovas. «Una volta abbiamo dormito sul suolo della foresta, senza cibo, bevendo l’acqua raccolta dai bambù. Ma è lì che abbiamo registrato il muntjak: ne è valsa la pena».
Trappole a cappio
A queste difficoltà logistiche si aggiungono quelle scientifiche. La scarsità di esperti locali, soprattutto in settori come la tassonomia degli invertebrati, ha reso necessario il coinvolgimento di specialisti internazionali. Alcuni esemplari raccolti, secondo Sinovas, potrebbero rivelarsi ancora sconosciuti alla scienza. Il team ha anche rilevato segnali allarmanti: animali come l’orso nero asiatico e il macaco a coda di maiale del nord (Macaca leonina) sono stati fotografati con arti mancanti, vittime delle trappole a cappio, un metodo di caccia crudele e diffuso. Inoltre, le fototrappole hanno documentato la presenza di cani domestici in aree protette, un altro segnale di intrusione umana.
«Il bracconaggio, la deforestazione e il degrado forestale restano minacce enormi. Serve una gestione inclusiva del parco, che coinvolga anche le comunità locali», spiega sempre Sinovas. «Stiamo lavorando per creare zone regolamentate e per dare alle popolazioni gli strumenti per diventare custodi attivi della foresta». Virachey del resto non è solo un rifugio per la fauna. È anche un polmone verde in grado di assorbire anidride carbonica, regolando il clima locale e contribuendo alla resilienza contro i cambiamenti climatici. E per le comunità che vivono ai margini del parco, la foresta rappresenta una fonte di vita: acqua, cibo, medicine tradizionali, materiali da costruzione e persino opportunità di reddito, attraverso un ecoturismo sostenibile. «Proteggere la biodiversità di luoghi come questo è una forma di assicurazione anche per la prevenzione di nuove pandemie», conclude Sinovas. «La distruzione di habitat inviolati aumenta infatti il contatto tra animali selvatici, bestiame e esseri umani, favorendo la trasmissione di virus zoonotici».
Custodire la natura significa proteggere anche noi. E Virachey, forse, può ancora insegnarci come abitare il pianeta senza ferirlo. E salvarlo, salvandoci.
Sul Venerdì del 27 giugno 2025