I veri sentimenti del nostro cane
di Martina SaporitiChe faccia ha un cane felice? Bocca rilassata, un poco aperta e coi margini rivolti verso l’alto, come stesse sorridendo. Chiunque saprebbe riconoscerla, anche chi non ha mai avuto un amico a quattro zampe. Anni fa, alcuni scienziati condussero un esperimento sulle espressioni emotive dei cani: fotografarono un pastore belga Malinois di nome Mal dopo un rimprovero, una carezza e altre situazioni più o meno piacevoli. Poi fu chiesto ad addestratori e persone che mai avevano avuto un cane di descrivere le emozioni espresse sulle “facce” di Mal e quasi tutti riconobbero disgusto, tristezza, paura, rabbia, gioia. I cani hanno sentimenti e sanno come mostrarceli, la prova – una delle tante – che sono “fatti” per esserci amici. Ed è proprio questo, sostiene l’etologo britannico Clive Wynne, a renderli straordinari. Fondatore e direttore del Canine Science Collaboratory presso la Arizona State University, Wynne ha raccolto le sue ricerche e riflessioni nel libro Dog is Love. Perché il tuo ca…
Che faccia ha un cane felice? Bocca rilassata, un poco aperta e coi margini rivolti verso l’alto, come stesse sorridendo. Chiunque saprebbe riconoscerla, anche chi non ha mai avuto un amico a quattro zampe. Anni fa, alcuni scienziati condussero un esperimento sulle espressioni emotive dei cani: fotografarono un pastore belga Malinois di nome Mal dopo un rimprovero, una carezza e altre situazioni più o meno piacevoli. Poi fu chiesto ad addestratori e persone che mai avevano avuto un cane di descrivere le emozioni espresse sulle “facce” di Mal e quasi tutti riconobbero disgusto, tristezza, paura, rabbia, gioia. I cani hanno sentimenti e sanno come mostrarceli, la prova – una delle tante – che sono “fatti” per esserci amici. Ed è proprio questo, sostiene l’etologo britannico Clive Wynne, a renderli straordinari. Fondatore e direttore del Canine Science Collaboratory presso la Arizona State University, Wynne ha raccolto le sue ricerche e riflessioni nel libro Dog is Love. Perché il tuo cane non può fare a meno di amarti (Feltrinelli), «La cosa più sorprendente dei cani è la straordinaria capacità, spinta o desiderio di formare forti legami emotivi con membri di altre specie», prosegue Wynne. «E non sembra nemmeno una scoperta scientifica, le persone lo sanno da sempre».
Le prove
Ma gli scienziati hanno raccolto un sacco di prove. Per esempio, è stato dimostrato che i cuori di cani e umani battono all’unisono quando sono in sintonia e che i battiti di un cane ansioso si calmano quando arriva il suo proprietario. E ancora: i livelli di ossitocina, l’ormone dell’amore, negli esseri umani e nei loro cani aumentano quando si guardano negli occhi, tanto di più quanto più è forte il loro legame. Infine, i cani provano piacere quando sentono l’odore di una persona familiare: si attivano i neuroni dello striato ventrale, un’area del cervello che fa parte del sistema della ricompensa; per alcuni cani, addirittura, l’eccitazione dello striato è maggiore per aver ricevuto lodi che un biscotto.
Certo, i cani sanno fare cose incredibili, tipo “diagnosticare” nelle persone, grazie all’odorato, malattie come diabete e tumori e riconoscere il nome degli oggetti (campionessa indiscussa Chaser, una femmina di border collie, che conosceva il nome di oltre 1.200 oggetti!). Sottolinea Wynne: «Nel corso dei secoli abbiamo addestrato i cani a fare cose davvero intelligenti, ma l’ingegno in quel caso è degli addestratori, non dei cani. L’amore tende a offuscare il nostro giudizio e a farceli sembrare più intelligenti di quanto siano realmente». Non che quella emotiva sia una forma inferiore d’intelligenza, anzi. E la genetica può aiutarci a capire da dove arriva. «Con colleghi abbiamo identificato nei cani le stesse varianti genetiche che nelle persone portano alla Sindrome di Williams, caratterizzata da una natura eccezionalmente socievole e fiduciosa, e queste varianti sono espresse in modo diverso nei lupi. Potrebbero poi esserci altri geni coinvolti, per esempio uno legato all’autismo. L’autismo è una sindrome caratterizzata da un ridotto interesse per il contatto sociale, tuttavia, nei cani le varianti geniche coinvolte potrebbero avere effetti diversi, persino opposti».
Da spazzini a cacciatori
Una delle domande ancora aperte è: quando i cani sono diventati ciò che sono oggi? In origine, probabilmente, non erano così affettuosi ma solo più tolleranti e tollerati dai nostri antenati. E ciò gli ha permesso di rovistare tra i rifiuti che si accumulavano attorno agli insediamenti umani: i primi “cani”, insomma, erano spazzini. Poi divennero compagni di caccia, forse in concomitanza all’emergere delle varianti genetiche dell’iper-socievolezza.
«C’è un’altra ipotesi sull’origine dei cani, ovvero che i nostri antenati addomesticarono cuccioli di lupo per sfruttarli nella caccia», aggiunge Wynne, «ma non ha senso, perché persino i lupi addomesticati non hanno alcuna motivazione ad aiutare le persone a cacciare, ci riescono perfettamente da soli». Wynne non ha mai portato i suoi cani in battute di caccia, ma non per questo gli sono stati meno utili. In tutt’altro modo però. Xephos, una cagnolina nera adottata in un rifugio, è stata la sua “guida spirituale” nella stesura del libro. «Se ne è andata un anno fa, il cane più apertamente affettuoso e amorevole che abbia mai conosciuto, mi ha fatto capire che è l’amore a rendere i cani così eccezionali, non la loro intelligenza».
A ognuno il suo stile
E a chi ancora dubita del loro grande cuore dice: «Ovviamente i cani, come le persone, sono diversi nel modo in cui esprimono affetto, proprio come noi inglesi, per esempio, siamo piuttosto diversi dagli italiani sotto questo aspetto! Ma ci sono davvero persone che vivono con un cane che non si emoziona quando tornano a casa dal lavoro? Non capisco come si possa negare che i cani, se cresciuti nelle giuste condizioni, siano in grado di creare forti legami emotivi con gli esseri umani».
Sul Venerdì del 4 luglio 2025