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Ministero dell’amore: il nuovo film degli autori di Boris con Pif e Guzzanti

Una scena del film, Il ministero dell'amore. AZZURRA PRIMAVERA 

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C’è un cronista in crisi d’amore, Pif, e un Consiglio dei ministri (lo vedete nella foto), guidato da Corrado Guzzanti, che decide nella sua testa. Ricorda niente? Inside Out? FolleMente? «L’idea è nostra», spiegano i registi di Boris sul set del nuovo film
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Alla fine verrebbe facile dire che Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, sceneggiatori e registi di Il ministero dell’amore in uscita la stagione prossima su Prime Video, sono rimasti “basiti”. Un po’ come avrebbero suggerito i loro personaggi più amati: il trio di sceneggiatori di Gli occhi del cuore. «Esisteva un nostro monologo dal 2013, Stare meglio oggi», ricorda Ciarrapico, «lo faceva Carlo De Ruggieri in teatro. Ma con Mattia Torre (scomparso nel 2019, ndr) già nel 1997 avevamo scritto uno spettacolo che era molto più simile a FolleMente di quanto non sia questo film».

Tira in ballo uno dei campioni di incassi dell’annata, la commedia di Paolo Genovese con Edoardo Leo, Pilar Fogliati e il tableaux vivant dei loro sentimenti: 17 milioni al botteghino. Per non fare torto a nessuno si potrebbe anche ricordare Inside Out, il cartone animato Pixar nella testa di una bambina. «Quando uscì Inside Out erano tutti convinti che io e Mattia avessimo venduto i diritti agli americani», esc…

Alla fine verrebbe facile dire che Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, sceneggiatori e registi di Il ministero dell’amore in uscita la stagione prossima su Prime Video, sono rimasti “basiti”. Un po’ come avrebbero suggerito i loro personaggi più amati: il trio di sceneggiatori di Gli occhi del cuore. «Esisteva un nostro monologo dal 2013, Stare meglio oggi», ricorda Ciarrapico, «lo faceva Carlo De Ruggieri in teatro. Ma con Mattia Torre (scomparso nel 2019, ndr) già nel 1997 avevamo scritto uno spettacolo che era molto più simile a FolleMente di quanto non sia questo film».

Tira in ballo uno dei campioni di incassi dell’annata, la commedia di Paolo Genovese con Edoardo Leo, Pilar Fogliati e il tableaux vivant dei loro sentimenti: 17 milioni al botteghino. Per non fare torto a nessuno si potrebbe anche ricordare Inside Out, il cartone animato Pixar nella testa di una bambina. «Quando uscì Inside Out erano tutti convinti che io e Mattia avessimo venduto i diritti agli americani», esclama. «E allora, prima c’era stato Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso di Woody Allen», lo interrompe Luca Vendruscolo, che ricorda di essere stato il primo spettatore della lettura di quel testo teatrale nella sua cucina: «C’erano dei personaggi nella testa del protagonista, che in una prima versione sarebbe stato Pietro Sermonti: l’istinto, il super- Io... Mi sembrò subito una bomba. Da anni pensavamo di riprenderlo in un film o in una serie».

Un uomo da marciapiede

Siamo in una delle stanze della Casa del Mutilato, la piccola fortezza di Marcello Piacentini sul lungotevere romano che la follia e la mole del Palazzo di Giustizia accanto – fu il set del Processo di Orson Welles, per continuare a giocare col cinema – rende quasi un palazzetto anonimo. I ministeri (e i rispettivi ministri) che governerebbero la vita interiore di un cronista parlamentare in crisi sentimentale – questa la vecchia idea – sono stati ricostruiti qui, stile “anni 70 in Bulgaria”, spiega alla buona Ciarrapico. «Anche alla Elio Petri, se vuoi. Luca l’altro giorno insisteva per un’inquadratura alla Todo Modo», aggiunge. «Abbiamo fatto una lunga intervista a Paolo Celata di La7 per capire come funzionava il suo mestiere. Il nostro protagonista è un uomo da marciapiede, talmente cosciente della sua interiorità da immaginarsi che il palazzo sia dentro di lui. Pian piano la cosa si allarga: ha un telegiornale interno con edizioni straordinarie, e dei servizi segreti che mettono in opera una vera strategia della tensione».

Una rimpatriata

Mentre il set per la prima scena della giornata è quasi pronto, gli attori escono dal trucco. Incrociamo Corrado Guzzanti e Pietro Sermonti, Massimo De Lorenzo e Ninni Bruschetta – «smarmella tutto» – infagottati in abiti smunti da politici prima repubblica. Angela Finocchiaro, new entry in questa rimpatriata del gruppo Boris, è una ministra. «I produttori ci ripetevano che in Italia non poteva funzionare questa storia del mondo di dentro», riprende Ciarrapico, «come si fa a capire che si passa da un mondo all’altro? dicevano. Oppure: mica sarà un caso che Inside Out è un cartone animato. Così ci hanno rimbalzato in parecchi. Finché mi ha chiamato Massimiliano Bruno per dirmi che Genovese stava facendo FolleMente». «E adesso abbiamo 17 milioni di buoni motivi per fare un film dove si vede un personaggio dal di dentro», taglia corto Vendruscolo. Anche dal di fuori, a dire il vero.

Sul set arriva per una visita Pif, che sarà Aldo, il cronista parlamentare in crisi sentimentale con la fidanzata, interpretata da Alessandra Mastronardi. «Uno di quelli che stanno tutto il giorno davanti al Parlamento, col freddo, col caldo, col vento», ci spiega. Ha già girato le sue scene in location, proprio davanti Montecitorio. «Ci sono alcuni autori ai quali devi dire di sì e basta», aggiunge, «e loro hanno questo status. Quando mi hanno chiesto di lavorare assieme non ho neppure chiesto di che si trattasse».

Quanto al suo rapporto personale con la politica dice di non aver mai sopportato quelli che sostengono di non essere «né di destra né di sinistra»: «Io credo fortemente nei partiti», insiste. Nonostante tutto: «Lilli Gruber la seguo, ma non duro più come una volta, mi sembra tutto inutile. L’altra sera da Floris c’erano dialoghi che se li avessi scritti io in un film li avrei cancellati immediatamente per la banalità. È una fase di stanca. Va a periodi: a volte mi espongo politicamente e ora non riesco più a capire niente, sarà l’età o non so cosa...».

«Pif è bravissimo in questo ruolo. È un non-attore credibile come giornalista e come voce narrante», ci dirà poi Giacomo Ciarrapico, «l’unica persona che è sempre felice e mi fa ridere, un eterno adolescente. Non ha mai bevuto un goccio di caffè in vita sua, mai toccato un goccio d’alcool, né fumato una sigaretta». Interviene Vendruscolo: «Credo di avergli dovuto spiegare come si tiene in mano un gin tonic, lo trattava come fosse un’aranciata. Ha fatto un corso anche per fingere di fumare. Non ha preso il vizio, un po’ si vedeva che gli faceva ancora schifo».

Hanno vinto i cattivi

Il set è pronto. Nei panni di un primo ministro che parla con un accento sardo, Corrado Guzzanti guiderà l’importante riunione del consiglio nella testa di Aldo. Attorno al grande tavolo di legno, ci sono intere stagioni di tormentoni e culti comici di questo Paese, fino a Boris che è stato l’ultimo rituale collettivo. «Noi siamo un po’ una fattoria», dice Ciarrapico. «Mattia, io, Pietro, Andrea Sartoretti ci siamo conosciuti a scuola che avevamo 12 o 13 anni. Poi abbiamo cominciato a fare teatro e si è allargato il gruppo. Sono arrivati De Lorenzo, De Ruggieri, Giuliano Taviani che ha fatto tutte le nostre musiche».

«Dico la verità», prosegue Vendruscolo, «dopo aver girato tutte le scene del mondo esterno un po’ temevo l’arrivo della banda di Boris. Perché vogliono correggere, aggiungere, discutere. Ma ho scoperto che questo muro di suono mi dà energia». Non possiamo non chiedere, sfidando l’ossessione spoiler, perché Guzzanti parla sardo. «Per puro caso», sorride Ciarrapico. «Doveva essere romano ma il giorno che dovevamo girare non avevamo trovato ancora una voce. Mentre stava al trucco gli abbiamo chiesto: prova a fare Alfio Marchini. Corrado ci ha pensato su e ha detto: “Ma c’è ancora?”. Insomma, è venuto fuori il sardo. È uno dei linguaggi della politica, da Cossiga a Berlinguer a Mariotto Segni...».

Parlando di questa storia, scritta con in testa i ricordi di prima e seconda repubblica, fino alle immagini del primo exploit dei Cinque Stelle, Ciarrapico pronuncerà a un certo punto l’ennesimo aforisma sui rapporti tra realismo e utopia, in politica: «Io che volevo cambiare il mondo, in questo momento mi trovo a dire: speriamo che resti com’era. Mica potevo prevedere che avrebbero vinto i cattivi».

Conclude Vendruscolo: «Il film è l’occasione di raccontare delle parabole sul potere. Non puoi parlare male delle persone che governano se prima non ti sei anche guardato dentro e ti sei chiesto: io, come mi governo? Sono più onesto, più chiaro dei politici?». Ad Andrea Pennacchi, nei panni di un funzionario del ministero dell’amore, hanno dato una battuta che recita così: «L’amore non esiste, ma se smetti di crederci sei un uomo mezzo morto». Vale lo stesso per la democrazia, spiega infine Ciarrapico: «Quella vera forse non esiste, ma se smetti di crederci sei un Paese che non ha futuro».

Sul Venerdì dell’11 luglio 2025

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