Per la prima volta un esperimento lo certifica: con le scuole chiuse si perdono le competenze
di Michela BompaniLa teoria del rubinetto dice che, quando viene chiuso, non solo non puoi più bere, ma ti disidrati. E i bambini e i ragazzi che, chiuse le scuole, d’estate non “bevono”, perdono fino a un mese e mezzo di quelle competenze acquisite durante l’inverno nelle materie curricolari – oltre a vivere solitudini, ansie, sganciamento dai coetanei, fino ad arrivare anche all’abbandono scolastico. Si chiama summer learning loss ed è la perdita di competenze che porta con sé l’estate.
A provocarla sono soprattutto le diseguaglianze sociali ed economiche e dipende da quel rubinetto che in Italia, proprio in estate, si chiude per 14 settimane consecutive: la scuola. Contrastarla non è facile. Ma un passo concreto per conoscerla meglio è stato fatto. A ci…
La teoria del rubinetto dice che, quando viene chiuso, non solo non puoi più bere, ma ti disidrati. E i bambini e i ragazzi che, chiuse le scuole, d’estate non “bevono”, perdono fino a un mese e mezzo di quelle competenze acquisite durante l’inverno nelle materie curricolari – oltre a vivere solitudini, ansie, sganciamento dai coetanei, fino ad arrivare anche all’abbandono scolastico. Si chiama summer learning loss ed è la perdita di competenze che porta con sé l’estate.
A provocarla sono soprattutto le diseguaglianze sociali ed economiche e dipende da quel rubinetto che in Italia, proprio in estate, si chiude per 14 settimane consecutive: la scuola. Contrastarla non è facile. Ma un passo concreto per conoscerla meglio è stato fatto. A cinque anni dall’inizio, Arcipelago educativo, un progetto realizzato da Fondazione Agnelli e Save The Children che, dal 2020 a oggi ha coinvolto 7.400 bambini e bambine sotto i 15 anni, ha reso noti i dati sulla “disidratazione culturale” e sociale. Perché la summer learning loss, che nel 2018 ha portato tre sociologi della Johns Hopkins University (Doris Entwisle, Karl Alexander e Linda Steffel Olson) ad elaborare la faucet theory, ovvero la teoria del rubinetto, riguarda l’Italia da vicino. Non fosse altro per il numero di giorni consecutivi più alto di stop didattico estivo (8 settimane in Olanda e Norvegia, 6 in Germania e Danimarca) e per gli allarmi, sempre ignorati, dei presidi, dei sindaci e delle famiglie.
Promossi e bocciati
Arcipelago educativo, i cui dati hanno avuto riscontro anche dall’Irvapp, (l’Istituto per la ricerca valutativa sulle politiche pubbliche), dal 2020 a oggi ha scelto gli alunni e le alunne in una dozzina di scuole. Poi ha creato due gruppi: uno dei quali seguito passo passo con iniziative sia curriculari che ludiche organizzate dai promotori, l’altro invece no.
«Con il metodo della sperimentazione controllata, abbiamo osservato che lo iato si dilata» spiega Barbara Romano, ricercatrice della Fondazione Agnelli e responsabile del progetto. «Nel primo caso si acquisiscono due mesi e mezzo di apprendimento in italiano e tre mesi in matematica. Mentre, quelli che non hanno partecipato, oltre al mancato “guadagno”, fanno registrare una perdita di competenze di un mese circa in italiano e un mese e mezzo in matematica». I dati segnalano inoltre che chi faceva parte del gruppo “seguito” ha migliorato in comprensione (+9 per cento), aritmetica (+7 per cento), grammatica (+5 per cento). «Se fosse una classifica» riassume Romano «è come se gli studenti del primo gruppo a settembre avessero guadagnato tredici posizioni in comprensione del testo e sei posizioni in aritmetica».
Da 30 a 300
Ogni anno il copione, dalla prima metà di giugno, è sempre lo stesso: le scuole chiudono e le famiglie cominciano a contare le settimane di iscrizione ai centri. Un conto che torna sempre meno. Federconsumatori e Fondazione Agnelli hanno misurato che una settimana di centro estivo ha un range di costo che va dai 30 euro di una struttura comunale nel Sud ai 300 di una privata nel Nord. In media, le attività estive pesano sulle famiglie da 90 a 130 euro, con aumenti nel 2025 che Arci ha calcolato fino a 20 euro a settimana dallo scorso anno: sono prezzi che le famiglie sotto la soglia Isee non sono più in grado di affrontare anche perché i Comuni riescono ad aiutarle, con le esenzioni o gli sconti, sempre meno.
«A parte l’anno dopo il Covid, quando dallo Stato ne arrivarono 135, il fondo annuale welfare per i Comuni è di 60 milioni» dice Elena Carnevali, delegata Anci all’Istruzione, ex deputata Pd e ora sindaca di Bergamo. «Ogni anno è sempre più difficile: il fondo copre un terzo di quello che spendiamo. I centri estivi rappresentano uno spazio aggregativo fondamentale e riuscire a occupare quel tempo vuoto, oppure no, con presidi di qualità, genera differenze». Bisognerebbe «costruire una filiera unica fatta di asili nido, tempo pieno e centri estivi. Va creato un welfare dedicato all’educazione in estate. Poi il finanziamento ai Comuni, incrementato, deve passare da annuale a pluriennale, per permettere di pianificare le azioni».
Aule vuote
Dallo studio emerge anche un’altra perdita: quella del crollo delle competenze emotive e sociali. «Aumenta la disaffezione allo studio e alla scuola per arrivare fino all’abbandono scolastico» spiega Carlotta Bellomi, responsabile Scuola Save the Children. «Dai test non cognitivi tra i ragazzi coinvolti in attività di gruppo emerge infatti un miglioramento in “impegno emotivo” e “affezione per lo studio”, inoltre risulta molto migliorato “l’interesse a imparare”». E gli effetti «sono ancor più evidenti tra gli studenti più piccoli e fragili, quelli della scuola primaria e i Bes, bisogni educativi speciali».
Solo un mese fa il governo ha varato i due bandi del Piano estate, per tenere aperte le scuole d’estate, finanziato con 500 milioni, 100 in più rispetto al 2024. Uno strumento che potrebbe funzionare, ma che invece non è stato accolto con favore da chi giornalmente vive la scuola. «Dobbiamo essere avvisati per tempo, e non un mese prima, per potenziare il servizio scolastico, unica risorsa sociale per le tante famiglie che non possono permettersi i costosi “campi scuola” d’estate», denuncia l’Anp, l’associazione nazionale dei dirigenti. «Le scuole più deprivate, che più ne avrebbero bisogno, non hanno le forze per partecipare al Piano estate» dice Romano. «A livello centrale manca il pensiero strategico, più che le risorse economiche». Così l’estate, nota Bellomi, «diventa, ogni anno di più, moltiplicatore di diseguaglianze: abbiamo bisogno di presìdi sociali aperti, con proposte educative di qualità. Serve un’alleanza stretta tra scuole, terzo settore e istituzioni, per trasformarla in una stagione di opportunità».
Meglio non menare
In Italia, dove l’Istat dice che 1,3 milioni di minori vive in povertà assoluta, Save the Children ha misurato che il 60 per cento degli under 15 non trascorre una vacanza più lunga di 4 giorni fuori dal luogo di residenza. E il blog Mammedimerda, con l’associazione We world, su una petizione per chiedere una riforma del calendario estivo e l’apertura delle scuole a giugno e luglio per attività extracurricolari, ha raccolto quasi 80 mila firme.
Intanto, il metodo di Arcipelago educativo, gratuito, sta diventando un format che aiuta le scuole a partecipare al bando del Piano estate. Infine ecco le parole di chi ha partecipato ad Arcipelago: «Quando devo leggere un capitolo molto lungo, adesso mi immagino la scena e mi viene voglia di vedere cosa succede dopo», dice Grazia, 10 anni, di Rosarno (Reggio Calabria). E Damir, 12 anni: «Sono migliorato nelle frazioni e questo mi aiuta a stare tranquillo». «Non sapevo di essere così brava in grammatica», scrive Rosa, 11 anni, con nuova consapevolezza. Con licenze ortografiche, l’ha trovata anche Luigi, 9 anni, di Aprilia (Roma), ma su un altro fronte: «Mi hanno spiegato che cuando ti viene la rabia non devi menare».
Sul Venerdì del 18 luglio 2025