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Giannini: “Il diritto di dire basta”

PER POSTA. Il vuoto legislativo sul fine vita è uno scandalo tutto italiano.Per un malinteso dogmatismo cattolico
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Caro Giannini, dopo tre sentenze della Corte costituzionale che hanno indicato i requisiti per accedere al Suicidio medicalmente assistito, dopo una legge (della civile Regione Toscana) che lo disciplina, arriva questa destra a stravolgere tutto con una proposta di legge che arriverà in Parlamento a breve. Da quanto si sa, il testo non sancirà un diritto, quello di scegliere di liberarsi dalla sofferenza insopportabile di malattie senza prospettiva di guarigione, ma lo cancellerà, imbrigliandolo in un ginepraio di ostacoli e tempistiche assurde, e lasciando la scelta sulla vita di noi tutti a un comitato bioetico di nomina governativa! Ero amico di Daniele Pieroni, ero presente nel momento in cui ha azionato le macchine che hanno posto fine alla sua vita: ci ha lasciato con una lucidità e una serenità che non ho mai conosciuto, consapevole che la sua vita era solo nelle sue mani, che non valeva più la pena di viverla in quel modo, e con la fermezza di chi non ha mai voluto che altri d…

Caro Giannini, dopo tre sentenze della Corte costituzionale che hanno indicato i requisiti per accedere al Suicidio medicalmente assistito, dopo una legge (della civile Regione Toscana) che lo disciplina, arriva questa destra a stravolgere tutto con una proposta di legge che arriverà in Parlamento a breve. Da quanto si sa, il testo non sancirà un diritto, quello di scegliere di liberarsi dalla sofferenza insopportabile di malattie senza prospettiva di guarigione, ma lo cancellerà, imbrigliandolo in un ginepraio di ostacoli e tempistiche assurde, e lasciando la scelta sulla vita di noi tutti a un comitato bioetico di nomina governativa! Ero amico di Daniele Pieroni, ero presente nel momento in cui ha azionato le macchine che hanno posto fine alla sua vita: ci ha lasciato con una lucidità e una serenità che non ho mai conosciuto, consapevole che la sua vita era solo nelle sue mani, che non valeva più la pena di viverla in quel modo, e con la fermezza di chi non ha mai voluto che altri decidessero dove doveva arrivare la sua sofferenza.

Leonardo Pinzi

Caro Pinzi, come ha scritto Massimo Recalcati su Repubblica, il vuoto legislativo sul fine vita è uno scandalo tutto italiano. La Consulta supplisce con le sentenze all’irresponsabilità della politica, prigioniera dell’ignavia e del cinismo. Scontiamo un malinteso dogmatismo cattolico che nega il diritto alla scelta, e un preteso vitalismo esistenziale che esclude l’idea della resa. Questo scempio si consuma sulla pelle di chi soffre. Parafrasando Jo Nesbø, a volte negare la morte a chi vuol morire è crudele come togliere la vita a chi vuole vivere.

Dico a Mattarella: non lasci solo Saviano

Gentile Giannini, ho letto la bellissima lettera di solidarietà a Roberto Saviano che le ha inviato Camillo Romano e mi associo. Come si fa a volerlo mandare in tribunale e a tentare di togliergli la scorta? Saviano che ha fatto nomi, che ha rischiato e rischia la vita, scrittore eccelso e umanamente splendido. Come dice lei: un bene comune, un patrimonio dell’umanità. Mattarella, che dà riconoscimenti a destra e a manca e che riconosce le qualità eroiche di molti cittadini italiani, dovrebbe fare la stessa cosa con Roberto. Lo faccia, per tutelare quel tanto di democrazia che ancora ci resta.

Rebecca Gretel

Gentile Rebecca, tra le tante lettere di solidarietà a Saviano scelgo la sua. Mentre il governo lo mette alla sbarra nelle aule di tribunale, penso che sia importante far sentire a Roberto quanti italiani sono al suo fianco. E sono sicuro che tra questi c’è l’italiano più illustre, cioè proprio Sergio Mattarella.

I tg di oggi sembrano quelli del Ventennio

Caro Giannini, leggo sul Venerdì del 4 luglio quello che continua a succedere in Rai. È stupefacente come le cose siano andate peggiorando. Non riesco a disdire l’abbonamento perché mi troverei il televisore bloccato anche per programmi non Rai. Ho eliminato i tg dalla mia visione quotidiana. Mi ricordano i giornali radio degli anni tra il 1940 e il 1945, con il tono trionfalistico sulle mietiture del Duce e sugli esercizi ginnici di Farinacci. Tutto cessò di quel tempo, e tutto cesserà anche ora. Sono sicura che vedrò ancora una volta tempi nuovi, nonostante i miei 90 anni. Sono nata fascista, ma non morirò tale.

Irma Siani

Cara Irma, resista. Al di là del canone obbligatorio e dell’anomalia del duopolio Rai-Set, il bello del telecomando è che offre tante possibilità. E mi associo anch’io alla sua certezza: lei non morirà fascista. Anche se, come insegnava Ennio Flaiano, i fascisti in Italia restano “una trascurabile maggioranza”.

I giornalisti De Palo e Toni che vennero uccisi in Libano

Caro Giannini, sorvolando sulle qualità del film Albatross di Giulio Base - sbertucciato dalla critica e ignorato dal pubblico - bisognerebbe chiarire che, a differenza di quanto sostenuto dai promotori del film, Almerigo Grilz non fu affatto «il primo giornalista italiano caduto su un fronte di guerra dopo il secondo conflitto mondiale». Nel 1980 Graziella De Palo e Italo Toni, inviati di Paese Sera e l’Avanti e cresciuti a Notizie Radicali, scomparvero mentre indagavano su un traffico d’armi italiane durante la guerra civile in Libano.

Gian Piero Buscaglia - Gruppo radicale “Adele Faccio” (Imperia)

Caro Buscaglia, non ho visto quel film. Ho letto solo molte critiche. Lei fa bene a ricordare il precedente di Toni e De Palo. Ma il motivo che spinge i promotori a non farlo è evidente: il film mi pare al servizio di un’epica molto precisa. Siamo dentro al solito tormentone destrorso sulla “nuova egemonia culturale”, sull’amichettismo di sinistra, su Giuli e su Cinecittà che “era l’Urss mentre adesso è un’industria viva e piena di opere prime che trovano spazio”. Se Albatross è una di queste, gli spettatori non se ne sono accorti.

Un giorno a te, un giorno a me l’affido congiunto dei Rolex

Caro Giannini, la sentenza del tribunale sull’uso alternato dei Rolex da parte di Blasi e Totti è strepitosa. Mi ricorda quando, da bambino, mi litigavo i giocattoli con mia sorella e mia madre sentenziava: “Un po’ per uno!”. Ora i due pargoli potranno ostentare con gli amici i loro balocchi, ma purtroppo senza suscitarne l’invidia, in quanto tutti sapranno che sono solo in prestito.

Roberto Rognoni

Caro Rognoni, come le famiglie di Tolstoj, tutti i divorzi sono infelici a modo loro. Le cito una vignetta di Osho. Ilary al telefono: “France’, domani me passo a prende’ i Rolex che li volevo porta’ a trova’ i nonni”. La gente normale litiga per i figli, le celebrities si sbranano per gli orologi.

Salvini va in Giappone e in Italia i treni si fermano

Un mese fa ho percorso l’autostrada Milano-Genova. Da Ovada ad Albenga un incubo. Pensa che il ministro competente abbia mai percorso un simile tratto in macchina, magari senza autista? È stato in Giappone a presenziare, mentre i treni in Italia hanno avuto sino a due ore di ritardo. Ma tutti questi viaggi, poi, li paga sempre Pantalone? Come il recupero dei vitalizi dei parlamentari?

Gianfranco Casati

Carissimo Gianfranco, lei mescola troppe insofferenze. Restiamo a Salvini, responsabile dei trasporti: a occhio e croce, il peggior “ministro competente” dall’invenzione della ruota in poi.

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