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Il Grande Spostamento nell’Italia del 2025

1969, emigranti dal Mezzogiorno alla stazione Centrale di Milano (Fotogramma/Ipa) 
Solo negli ultimi vent’anni oltre 1 milione di persone ha abbandonato il Sud per il Nord. Ma se ieri erano contadini, oggi sono giovani laureati
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Più di un milione di sfollati interni, in tempo di pace. Tanti sono gli italiani che, negli ultimi vent’anni, hanno lasciato il Sud per il Nord. “Migranti economici”, li possiamo chiamare. Il conto l’ha fatto Svimez, il centro di ricerca più attendibile in materia. Che, per il futuro, prevede un drastico peggioramento. «Da qui al 2080 la popolazione a Sud del Lazio scenderà di 8 milioni e il meridione avrà quindi quasi la metà degli abitanti di oggi» ha commentato il direttore Luca Bianchi nel presentare l’ultimo rapporto. Con un’aggravante specifica: se fino a pochi anni fa solo un quarto di chi emigrava era laureato, nel 2022 erano diventati quasi la metà (42 per cento). Restano i vecchi. Il folclore. Il turismo estivo. Le classi vuote. E pensate, in prospettiva, che viavai di “pacchi da giù”. Consiglio non richiesto agli imprenditori: investite su corrieri specializzati, come quei bus che per pochi euro portano valigie enormi da Roma all’Ucraina per figli e nipoti delle badanti. Il…

Più di un milione di sfollati interni, in tempo di pace. Tanti sono gli italiani che, negli ultimi vent’anni, hanno lasciato il Sud per il Nord. “Migranti economici”, li possiamo chiamare. Il conto l’ha fatto Svimez, il centro di ricerca più attendibile in materia. Che, per il futuro, prevede un drastico peggioramento. «Da qui al 2080 la popolazione a Sud del Lazio scenderà di 8 milioni e il meridione avrà quindi quasi la metà degli abitanti di oggi» ha commentato il direttore Luca Bianchi nel presentare l’ultimo rapporto. Con un’aggravante specifica: se fino a pochi anni fa solo un quarto di chi emigrava era laureato, nel 2022 erano diventati quasi la metà (42 per cento). Restano i vecchi. Il folclore. Il turismo estivo. Le classi vuote. E pensate, in prospettiva, che viavai di “pacchi da giù”. Consiglio non richiesto agli imprenditori: investite su corrieri specializzati, come quei bus che per pochi euro portano valigie enormi da Roma all’Ucraina per figli e nipoti delle badanti. Il Lungo treno del Sud, per dirla con Piero Ciampi, solo nel biennio 2023-2024 l’hanno preso, per l’Istat, oltre 241 mila persone. L’1 per cento dei calabresi, per dire, ha lasciato la regione.Ma perché questo esodo? I motivi sono assai più semplici delle possibili soluzioni. Per lasciarsi dietro un precariato che è quasi al 40 per cento contro il 14 nel Centro-Nord, ad esempio. O per non arrendersi al divario di aspettativa di anni in salute, che tra Basilicata e provincia di Bolzano ha raggiunto la stupefacente soglia di 14 anni. O ancora, banalmente, per aspirare a fare il lavoro per cui si è studiato e del quale, molto spesso, al Sud non c’è traccia. Sta di fatto che il Grande Spostamento, se da una parte è la cura, dall’altra aggrava la malattia. Sottrae energie dove già ce ne sono poche e aumenta la domanda di tutto – case, servizi, beni di consumo – dove già è forte. Il risultato, come abbiamo raccontato a più riprese anche nella rubrica Ricchi e poveri, è un’Italia sempre più incommensurabile. Dove a Danisinni, cuore di Palermo, una buona pasta alle vongole la paghi 6 euro contro i 15-25 euro del centro di Milano. D’altronde il reddito disponibile di una famiglia meneghina, nella classifica stilata dal Centro Studi Guglielmo Tagliacarne su dati Unioncamere, è più del doppio di una foggiana: 34.885 contro 14.554. Dove con reddito disponibile si intende, semplificando brutalmente, i soldi che restano tra stipendi e altre rendite, dopo aver pagato tasse e contributi. E sono solo due esempi da un campionario inesauribile. E assai risalente. Già nel 2009, infatti, uno studio di Banca d’Italia segnalava come il prezzo medio delle case nel Mezzogiorno fosse circa il ?68? per cento di quelle centro-settentrionali. Le cose non sono migliorate, anzi: l’anno scorso un’analisi di Roomlessrent contrapponeva a un affitto medio sugli 8 euro a metro quadro di Catania o Caserta i 15 della solita, proibitiva Milano. Il doppio, per semplicità. E quindi, oltre a questa gragnuola di deprimenti numeri? Ancora Svimez parla di «perdita di capitale umano», di un «circolo vizioso» dove il «degiovanimento del territorio» porta all’ulteriore diminuzione dell’offerta formativa e dei servizi che, a sua volta, spinge più persone a andarsene. Servirebbero investimenti mirati (Pnrr, welfare, infrastrutture), una lunga lista che mi sembra non citi il Ponte sullo Stretto. Avanzano almeno un paio di riflessioni. Si era tanto favoleggiato di southworking, di legioni che avrebbero lavorato in remoto dal Sud, ma come tutti i neologismi che parlano di lavoro italiano in inglese, si è rivelato una chimera. I “pacchi da giù” invece sono reali e presto più numerosi. La loro caratteristica paradossale è che di solito sono i migranti a mandare rimesse al paesello. Qui avviene il contrario. Ma «mangia!» è il modo quintessenziale della mamma italica per dire al figlio «ti voglio bene». Anche se sei andato via. A maggior ragione se sei andato via.

Sul Venerdì del 18 luglio 2025

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