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A 50 anni, Gardaland è diventato grande

La mascotte Prezzemolo con un personaggio dello show dei 50 anni 
Dal 19 luglio 1975 il parco dei divertimenti ha accolto cento milioni di visitatori e, dopo Colosseo, Musei Vaticani e Pompei, oggi è la quarta attrazione italiana. Tutto iniziò da un imprenditore visionario e da sua madre, che contava le auto dirette al lago. Reportage
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Massimo Zuccotti aveva sette anni il 21 luglio del 1975. «L’inaugurazione di Gardaland era stata due giorni prima, sabato 19, con i politici e le autorità» ricorda «ma il lunedì successivo ne fecero un’altra più piccola per i bambini». Lui ci andò insieme a tutta la sua classe, accompagnato da una giovane maestra che si chiamava Giuliana Scarmagnan ed era la moglie di Livio Furini: L’uomo dei sogni, come si intitola il documentario sulla sua vita uscito nel 2023. L’inventore di Gardaland. «Sono passati cinquant’anni ma ricordo ogni cosa» racconta oggi Zuccotti, che a Gardaland lavora come responsabile per gli eventi esterni. «Era una novità da fantascienza. Noi eravamo abituati ai lunapark, ma lì si entrava in un intero paese del divertimento, qualcosa che nella nostra forma mentis non esisteva». Mezzo secolo più tardi, tolti gli spaghetti gelato e qualche opzione di troppo in stile Ryanair (se paghi di più, inquadrando il codice QR salti la coda), resta ancora quella la parte miglior…

Massimo Zuccotti aveva sette anni il 21 luglio del 1975. «L’inaugurazione di Gardaland era stata due giorni prima, sabato 19, con i politici e le autorità» ricorda «ma il lunedì successivo ne fecero un’altra più piccola per i bambini». Lui ci andò insieme a tutta la sua classe, accompagnato da una giovane maestra che si chiamava Giuliana Scarmagnan ed era la moglie di Livio Furini: L’uomo dei sogni, come si intitola il documentario sulla sua vita uscito nel 2023. L’inventore di Gardaland. «Sono passati cinquant’anni ma ricordo ogni cosa» racconta oggi Zuccotti, che a Gardaland lavora come responsabile per gli eventi esterni. «Era una novità da fantascienza. Noi eravamo abituati ai lunapark, ma lì si entrava in un intero paese del divertimento, qualcosa che nella nostra forma mentis non esisteva». Mezzo secolo più tardi, tolti gli spaghetti gelato e qualche opzione di troppo in stile Ryanair (se paghi di più, inquadrando il codice QR salti la coda), resta ancora quella la parte migliore del primo parco di divertimenti italiano: allacciare le cinture ed entrare dentro a un film. In mezzo a gatte pirata, montagne russe, muri che vanno in frantumi e tazze rotanti, che ora si chiamano Rocket Factory. Nota a margine: se avete lo stomaco debole evitate il Blue Tornado.

È una storia di Nordest produttivo e fantasia, quella di Gardaland. Di imprenditori visionari, scenografie fiabesche e spese milionarie. «Nei primi dieci anni ho pagato quattro miliardi di debiti alla Cassa di Risparmio» racconta Giorgio Tauber, direttore del parco per 22 anni, «nei successivi dieci però siamo cresciuti. Insieme al primo cda avemmo l’intuizione di acquistare i terreni e questo ha permesso lo sviluppo futuro». Proprio una delle ultime espansioni ha costretto Gardaland a passare di mano a una multinazionale di base inglese, la Merlin, nel 2006, complice la crisi economica. «Era un parco italiano e ora è inglese. Per fortuna che ero andato via se no avrei fatto un infarto», sorride Tauber. Come lui, sono molti i nostalgici. «Prima c’era più attenzione al cliente» spiegano in uno dei negozi di merchandising «se qualcuno aveva un problema si cercava di risolverlo, ora l’importante è fare numeri».E quelli sono enormi. «Dall’apertura a oggi abbiamo calcolato che oltre cento milioni di persone abbiano visitato Gardaland», spiega l’amministratore delegato Stefano Cigarini, «so che può sembrare strano ma siamo la quarta attrazione in Italia per numero di visitatori dopo il Colosseo, i Musei Vaticani e Pompei». Il parco macina una media di tre milioni di visitatori all’anno, per il 70 per cento italiani e il 30 di stranieri, soprattutto tedeschi, olandesi, austriaci. E ha 1.300 dipendenti, dei quali ben 1.100 stagionali. «Siamo il primo parco italiano. Col tempo abbiamo destagionalizzato, adesso quello di Halloween è il secondo mese più importante dell’anno dopo agosto, abbiamo turisti che restano 15 giorni dormendo nei nostri alberghi a quattro stelle», conclude l’amministratore delegato. «Una curiosità? Dentro Gardaland scorre un fiume, il Dugale, e ogni tanto qualcuno prova ad entrare a nuoto».

Fan scatenati

Perdersi è facilissimo, perché il parco è passato dagli iniziali 90 mila metri quadrati agli attuali 450 mila senza un ordine preciso. Ogni stagione spunta una nuova attrazione, con i fan che si dividono. Per esempio, quando è stato smantellato Tunga, il villaggio africano, online c’è stata una mezza sollevazione popolare. «Dall’ultima volta che sono venuta, vent’anni fa, è cambiato molto» sorride Barbara Gervasi, che si è portata in gita da Sondrio 45 bambini, l’intero centro estivo parrocchiale. Poi ci sono i visitatori con l’abbonamento, come la mamma stremata che spiega di essere «alla ventesima visita da aprile». Due ragazze diciassettenni, Erika e Martina, sono venute in auto da Milano («ma non ci piacciono le montagne russe»). Mescolata agli altri visitatori spunta pure Chiara Ferragni: un addetto della security del parco allontana i (pochi) cacciatori di selfie, mentre lei sale sul tronco galleggiante. A pranzo, al ristorante Aladino, due sorelle siciliane studiano la mappa con le figlie: «Siamo venute a Verona cinque giorni e ne passeremo due a Gardaland» spiegano «dormiamo in un B&B qui vicino. Nell’area western abbiamo visto uno spettacolo bellissimo». Quelli c’erano già cinquant’anni fa. «Nella versione 1.0» ricorda Zuccotti «c’era un percorso su dei cavalli veri, in un finto villaggio West. Poi c’era l’assalto al treno: degli attori-acrobati prendevano i visitatori in ostaggio. Fantastico». Il trenino c’è ancora, l’assalto no. In compenso, nel teatro della fantasia ogni giorno proiettano uno spettacolo con un giovanissimo Paolo Bonolis travestito da Superman. Correvano gli anni Ottanta e quella era la sigla di Bim Bum Bam. Alle festa del 19 luglio, per i 50 anni, ecco i contributi di The Trammps, Francesca Michielin e Rkomi. Con un programma diverso per il giorno prima: scoprire la targa dedicata al fondatore, Livio Furini, alla presenza di tutti quelli che hanno lavorato a Gardaland nelle ultime decadi. Siccome l’amministrazione non ha elenchi che vadano così indietro, ha chiesto a chi fosse interessato di inviare una prova del proprio rapporto di lavoro: un contratto, una fotografia. «Finalmente mio padre avrà il riconoscimento che merita», sospira la figlia di Furini, Elena, «fu davvero un visionario. Sulla sua tomba, qui a Peschiera, mi capita spesso di trovare dei pupazzi di Prezzemolo, la mascotte del parco. Oppure delle lettere, una l’ho fotocopiata e dice: “Oggi è il mio primo giorno di lavoro a Gardaland, grazie Livio Furini di avere ideato un mondo così magico”».

Napoli, non la California

Commerciante, diplomato al conservatorio, musicista e compositore, Furini aprì anche il primo supermercato sul lago di Garda. «Adorava viaggiare, aveva una grande fantasia, per me e mia sorella inventava sempre storie. In uno dei suoi viaggi scoprì il parco di divertimenti di Edenlandia, a Napoli. Tutti dicono che l’idea gli venne da Disneyland ma non è vero» ricorda la figlia «in California ci andò dopo». Convinto che quell’area sarebbe diventata una miniera d’oro «incaricò la nonna di contare tutte le auto che passavano davanti a casa nostra dirette al lago». Fu così che acquistò i terreni e radunò una serie di soci: dopo due anni di lavori, nacque Gardaland. La versione ufficiale è che Furini uscì dal cda di Gardaland un anno e mezzo dopo l’inaugurazione, per dissidi interni. L’ex direttore generale Tauber però parla di pochi giorni. «Il parco inaugurò il 19 luglio e il 4 di agosto già non c’era più. Litigò coi soci. Di certo fu una questione di soldi: eravamo molto indebitati». Abbandonata la sua creatura, Furini continuò a progettare nuovi parchi. «Aveva anche aperto un laboratorio di scenografie, io lo aiutavo», ricorda ancora Elena. «Avevamo fatto delle scarpe giganti per un parco vicino a Salò per il quale aveva già acquistato i terreni: penso avrebbe voluto chiamarlo Pinocchioland, ma poi si ammalò e non se ne fece niente». La targa in suo onore, fatta da Marco Bressan, cita una frase che è stata ritrovata nella sua agenda: “A tutti i ragazzi del mondo a cui ho dedicato i miei sforzi e le mie passioni, siano i benvenuti in queste terre di fantasia”.

Sul Venerdì del 18 luglio 2025

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