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Natalia Aspesi: quei cinquant’anni insieme nel lettone

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QUESTIONI (NON SOLO) DI CUORE Ogni settimana le risposte alle lettere dei lettori
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Gentilissima signora Natalia Aspesi, Le scrivo per parlare del “lettone”. Ho 72 anni e sono stata con mio marito 53 anni. Dieci mesi fa mio marito è deceduto dopo lunga malattia oncologica. Ci conoscevamo dalle scuole medie, amici fino a 18 anni. L’estate della maturità ci siamo messi assieme, dopo un lungo corteggiamento da parte sua e a 25 ci siamo sposati. Siamo cresciuti assieme, caratteri molto diversi, ma abbiamo sempre affrontato le durezze della vita tenendoci per mano e condividendo tutto. Abbiamo avuto due figlie, la prima quando avevamo 32 anni e la seconda a 40. Quando ho partorito lui era accanto a me e ha visto nascere sua figlia (la prima era nata col cesareo). Ci siamo voluti molto bene e mio marito a 71 anni mi diceva ancora di essere innamorato di me come quando ne aveva 14. Ci addormentavamo tenendoci le mani strette, nel lettone grande che ci aveva fatto il falegname quando ci siamo sposati e che avevamo fatto alzare, allungare e allargare (dallo stesso falegname) …

Gentilissima signora Natalia Aspesi, Le scrivo per parlare del “lettone”. Ho 72 anni e sono stata con mio marito 53 anni. Dieci mesi fa mio marito è deceduto dopo lunga malattia oncologica. Ci conoscevamo dalle scuole medie, amici fino a 18 anni. L’estate della maturità ci siamo messi assieme, dopo un lungo corteggiamento da parte sua e a 25 ci siamo sposati. Siamo cresciuti assieme, caratteri molto diversi, ma abbiamo sempre affrontato le durezze della vita tenendoci per mano e condividendo tutto. Abbiamo avuto due figlie, la prima quando avevamo 32 anni e la seconda a 40. Quando ho partorito lui era accanto a me e ha visto nascere sua figlia (la prima era nata col cesareo). Ci siamo voluti molto bene e mio marito a 71 anni mi diceva ancora di essere innamorato di me come quando ne aveva 14. Ci addormentavamo tenendoci le mani strette, nel lettone grande che ci aveva fatto il falegname quando ci siamo sposati e che avevamo fatto alzare, allungare e allargare (dallo stesso falegname) qualche anno fa per stare più comodi e scendere meglio.Per nulla al mondo avremmo rinunciato alle nostre coccole, chiacchiere, anche discussioni, prima di dormire, nel lettone. Con stima, la saluto cordialmente.
Giovanna Lontani

Gentile signora Lontani, sa cosa le dico? Invidio quel lettone, allungato e allargato dallo stesso falegname per scendere meglio, non avete mai pensato di farne a meno perché “per nulla al mondo” avreste rinunciato alle vostre chiacchiere prima di dormire. Ecco, a cosa serviva il lettone, ad amarvi e sentirvi, lungo i 53 anni in cui è durato il vostro dolce matrimonio. Suo marito ora purtroppo non c’è più, ucciso da una lunga malattia, dieci mesi fa. Io intanto le sono molto grata per non aver usato i soliti insulti stupidelli contro chi, come me, ha scelto di dormire da sola. Lei è stata molto gentile, e mi auguro, che, “con stima”, lei riesca a perdonarmi.

Da un’ultranovantenne all’altra. Senza conformismi

Gentile signora Aspesi, sto dettando questa lettera a mio nipote perché, essendo io ultranovantenne , non ho più la mano sicura. Ho letto ieri la Posta del Cuore del Venerdì, e sono rimasta orripilata. Lei ne deve avere viste, lette e sentite di cotte e di crude nella sua vita da giornalista. Le sue risposte e i suoi scritti sono sempre improntati a un grande equilibrio e a una grande autonomia di giudizio, senza cedimenti ai conformismi di moda. Io sono stata un’insegnante e anche una poetessa, nonché madre di uno scrittore molto valido. Mi piacerebbe inviarle un libretto delle mie poesie per l’ammirazione e la stima che ho per lei. Altri giornalisti sono bravi: mi piace Ezio Mauro per la sua grande competenza. Di Francesco Merlo dico: peccato che una penna così abile gli serva quasi solo per fare battute e maramaldeggiare a volte fino all’offesa. Le rinnovo la mia stima e le rivolgo tanti auguri per la sua attività futura.
Grazia Cianetti

Cara signora, grazie perché un’altra novantenne che soprattutto legge e adora anche chi adoro non è troppo frequente, soprattutto se certe affermazioni da me ricordate l’hanno addirittura “orripilata”. Non ho voluto andare a vedere che cosa può averla diciamo così, allontanata, anche perché poi dice il suo piacere di leggere Merlo e Mauro, due davvero grandi giornalisti che nessuno riesce a raggiungere. Davvero grazie per l’aiuto che le ha dato suo nipote, e se può mi mandi il suo libro: prima o poi (anche io faccio un po’ di fatica) lo leggerò.

Ci mancava anche l’Autotune in un’Italia che vota così

Il nostro Paese, oltre ad una grave crisi democratica, vedi astensionismo e scelte politiche di chi va a votare, sta vivendo senza dubbio una deriva culturale. Un indicatore è il gusto musicale che ha preso il sopravvento. Tivù, radio e piattaforme digitali danno prova di quale insulsaggine viene propinata agli italiani oggigiorno. Tradizione cantautorale rimossa, come si spiega il basso livello in cui è sprofondata la proposta musicale? Appiattita su tormentoni martellanti, indistinguibili l’uno dall’altro, ostentazione nei video di tatuaggi tribali, look da pusher, lingerie da Salon Kitty ed eccessivo uso di Autotune. Questo, inizialmente utilizzato come effetto speciale, oggi maschera chi è stonato e non sa cantare. Una protesi per chi ha bisogno di correggere la propria voce improponibile. Chi ha dato la possibilità a tanti “non talenti” di arrivare alle masse, scalare le classifiche discografiche e ammorbare l’aria? La musica, come tutta l’arte, è lo specchio della società e in questo momento in Italia riflette la sua essenza più spenta, vacua e imbarbarita di sempre. Mi chiedo quale sia lo spessore umano di chi ascolta questo tipo di musica e affolla gli stadi per i concerti di nullità assolute. Che cosa aspettarsi da costoro, potranno mai votare responsabilmente per il bene del Paese? No. Infatti o si astengono o eleggono politici imbarazzanti, come hanno dimostrato già di saper fare.
Adriano Sicari

Quell’Autotune, uno strumento che dovrebbe consentire di cantare anche a chi (forse) non saprebbe farlo, è parte di quella deriva culturale che ha preso il sopravvento. E si vede. Guardi che ho capito che cosa era l’Autotune leggendo questa lettera intelligente che mi ha rivelato la sua esistenza. Lei, gentile signor Sicari, mette a confronto la musica di oggi e l’eccessivo uso dello strumento, persino a Sanremo, dove si dice che l’abbia usato anche il vincitore Olly. Però le devo dire che io appartengo, mi perdoni, a una categoria, certo molto bistrattata che dopo Nilla Pizzi non ha mai visto Sanremo; ogni anno, che ci sia Conti o chi altro, mi metto lì in poltrona e dopo qualche minuto non ce la faccio più... So che questo mi costerà un nugolo di “vecchiaccia” ma non posso farci niente. Per il resto, signor Sicari, la penso esattamente come lei e da questo punto di vista siamo davvero alla frutta.

Sul Venerdì del 25 luglio 2025

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