Massimo Giannini: erano più moderni Don Milani e Gramsci
di Massimo GianniniBuongiorno Giannini, non capisco quali esperienze traumatiche possano aver avuto a scuola i giornalisti per difendere (ma addirittura citare come rivoluzionari che sanno ribellarsi al potere) gli studenti che non hanno voluto affrontare l’orale. Gli scritti possono essere velati di dubbi (dizionari enciclopedici, ChatGpt, Smartwatch), gli orali pongono gli studenti davanti alle proprie capacità di gestire un colloquio e ad esaminatori non sempre all’altezza: è un modo di rispettare gli impegni. Ho fatto il presidente di Commissione per decenni, quindi conosco le lacune della scuola. Ma c’è del buono: preparazione, rispetto, senso del dovere di molti insegnanti che si adoperano per trasmettere questi valori. A volte con fatica: a scuola qualche mamma chiedeva di promuovere il figlio perché “serve solo il pezzo di carta, il lavoro glielo troviamo noi”. È questa la società che si vuole offrire, giustificando arroganza e maleducazione già alla età di un maturando?
Concetta Rubinacci
Buongiorno Giannini, non capisco quali esperienze traumatiche possano aver avuto a scuola i giornalisti per difendere (ma addirittura citare come rivoluzionari che sanno ribellarsi al potere) gli studenti che non hanno voluto affrontare l’orale. Gli scritti possono essere velati di dubbi (dizionari enciclopedici, ChatGpt, Smartwatch), gli orali pongono gli studenti davanti alle proprie capacità di gestire un colloquio e ad esaminatori non sempre all’altezza: è un modo di rispettare gli impegni. Ho fatto il presidente di Commissione per decenni, quindi conosco le lacune della scuola. Ma c’è del buono: preparazione, rispetto, senso del dovere di molti insegnanti che si adoperano per trasmettere questi valori. A volte con fatica: a scuola qualche mamma chiedeva di promuovere il figlio perché “serve solo il pezzo di carta, il lavoro glielo troviamo noi”. È questa la società che si vuole offrire, giustificando arroganza e maleducazione già alla età di un maturando?
Concetta Rubinacci
Cara Rubinacci, non svilirei mai a semplice “arroganza e maleducazione” la scelta dei ragazzi che hanno fatto scena muta all’esame di maturità. Io l’ho trovata una protesta sbagliata, ma sublime. Sbagliata, perché i “giovani” possono sfidare al meglio le regole dimostrandosi capaci di usarle a loro vantaggio. Sublime, perché fa vacillare le certezze di noi “adulti”, che quelle regole le abbiamo create. Di quella protesta si discute da giorni: vuol dire che ha colpito nel segno. Andiamo alla sostanza profonda delle cose, invece di rinchiuderci nella torre d’avorio delle forme. Il merito va bene, ma la scuola non è soltanto profitto e competizione ad uso esclusivo dei “figli del dottore”, per riprendere la formula di Don Milani nella Lettera a una professoressa. Quei ragazzi, non violenti, chiedono riforme di buon senso: proviamo ad ascoltarli, invece di promettergli tolleranza zero come fa Valditara. Gramsci scriveva che la scuola non è un “distributorio di titoli a prezzi d’occasione”, ma serve “a formare uomini capaci e preparati a esplicare un compito utile per tutti”. Era più moderno lui un secolo fa, di noi vecchi tromboni di oggi.
Anche nelle case popolari viviamo l’inferno del caldo
Caro Giannini, sono interessata alla lettera del signor Pasquale Regano e alla sua risposta (sul Venerdì numero 1947). L’interesse per il gran caldo e la mancanza di aria condizionata nel carcere mi commuove. Non ho commesso reati, ho sempre cercato di rispettare le regole nel lavoro, nella famiglia, nella comunità. Vivo in un monolocale con due finestre sullo stesso lato, il bagno è senza finestra e senza finestra sono le scale. Ho una terrazza condominiale al piano di sopra e mi creda, qui il caldo è pari all’inferno, anche se, lo so bene, prima di me nell’inferno ci sono i raccoglitori di frutta nei capannoni di lamiera. Ho cercato una sistemazione più agevole, ma gli affitti sono troppo alti e non posso permettermeli pur avendo la pensione. Allora mi chiedo se oltre all’attenzione per i carcerati si possa avere uno sguardo attento anche a noi cittadini. Perché si costruiscono case popolari così disagiate? Se è vero che non possiamo pagare affitti alti, è altrettanto vero che non possiamo passare tre mesi d’estate nell’inferno: io non ho fatto nulla di male, mi permetto solo di vivere.
Antonella Cenci
Cara Antonella, il suo disagio, che capisco, non sarà mai pari alla sua dignità, che ammiro. Spero che la sua lettera la leggano i politicanti d’accatto che si beano soltanto delle statistiche sull’occupazione. C’è un’Italia che soffre, e che chi comanda non vuole vedere. Di sane politiche abitative non parla più nessuno: la casa conta solo se produce lussi (vedi i “boschi verticali”), o genera reati (vedi i decreti-sicurezza contro le occupazioni abusive). Per molti cittadini come lei, che si permettono “solo di vivere”, la vita sta diventando un ricatto morale permanente. Parafrasando Draghi: volete la casa o il condizionatore?
Detenuti e rider si arrangino: per molti conta solo il denaro
Giusto, gentile Giannini, i detenuti: come non ricordarsi di loro? Se ne stanno lì buoni buoni, si fa per dire, ogni tanto provano ad uccidersi, a volte ci riescono. Vivono stretti nell’umido o nella sporcizia, e soffocano perché sono 10 invece di 5. Devono subire la punizione, devono pagare. A noi che ci importa? Si arrangino. E così pure i rider, costretti a pedalare a 40 gradi: invece di lamentarsi, ringrazino, visto che a casa loro non avrebbero neppure il lavoro. Scherzo per non piangere, per resistere agli orrori comuni e per non cadere nella fossa di falso benessere dove godono solo quelli che hanno soldi cash.
Gretel Rebecca
Gentile Rebecca, condivido la sua straordinaria pietas. Purtroppo in cella ci sono molti detenuti per reati minori che dovrebbero scontare la pena altrove, mentre escono troppo facilmente delinquenti che hanno ammazzato mogli, fidanzate, compagne. Ora leggo che Nordio starebbe studiando pene alternative per 10 mila carcerati: così anch’io, come lei, scherzo per non piangere.
Murgia, Bocchino e l’abisso di una destra senza qualità
Caro Massimo, ti pregherei di non partecipare più alla trasmissione della Gruber se c’è quel gran cafone e maleducato di Bocchino, e ti pregherei di dire alla Gruber di non invitarlo più. Non si può stare seduti accanto a chi non ha rispetto nemmeno per la morte, tragica, di una donna, di una persona che ha sofferto. Puoi non condividere le sue idee, ed io non ne ho condivise tante quando faceva la trasmissionea Radio Capital, ma ho sempre avuto rispetto per la persona e per le sue idee… Bisogna che qualcuno si faccia sentire e Padellaro ha fatto male a non andare via dal palco. Questa è la destra di Bocchino, questa è tutta la destra.
Alberto Arena
Caro Arena, ero amico di Michela Murgia, e a condurre il TgZero su Radio Capital la chiamai io, che all’epoca dirigevo quella splendida emittente. Michela è un patrimonio della cultura italiana: se fossimo un Paese normale, la onoreremmo per questo. Viceversa quel «chi se ne frega della Murgia» – detto da Italo Bocchino a Libro Possibile di Polignano – riflette l’abisso morale di una destra senza qualità.
Sul Venerdì del 25 luglio 2025