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Napoli, 13 fotografi per svelare “lo stato delle cose”

Valentina De Rosa, tra le fotografe del progetto Lo stato delle cose, esplora “il profondo legame tra i napoletani e il loro mare” attraverso una serie di ritratti di bagnanti e frequentatori di spiagge e discese lungo la costa 
Comporre un ritratto della città che cambia evitando i luoghi comuni: è il progetto di un collettivo guidato da Antonio Biasiucci, un maestro dell’immagine. Ecco alcuni di quei clic. Fuor di cliché
3 minuti di lettura

Come rappresentare una città che da sempre vive (anche) della propria autorappresentazione? Come sfuggire ai cliché in un luogo in cui la necessità di evitarli è diventata essa stessa un luogo comune (“pecché Napule adda cagnà e Rovigo no?” gridava un Massimo Troisi minacciato da un killer tradizionalista in No grazie, il caffè mi rende nervoso, anno 1982)? Prova a rispondere Napoli-Lo stato delle cose, un progetto fotografico collettivo coordinato da Antonio Biasiucci.

Antonio Biasiucci (fotografia di Michele Gravino) 

Sessantatré anni, arrivato a Napoli nel 1980 da Dragoni, Caserta, dove il padre era il fotografo di cerimonie del paese, Biasiucci è da tempo un nome affermato nella fotografia d’arte con diverse personali realizzate in giro per il mondo (la sua mostra Insula è in corso a Capri fino al 30 ottobre) e lavori esposti nei maggiori musei. A lui si è rivolto il Comune per tracciare…

Come rappresentare una città che da sempre vive (anche) della propria autorappresentazione? Come sfuggire ai cliché in un luogo in cui la necessità di evitarli è diventata essa stessa un luogo comune (“pecché Napule adda cagnà e Rovigo no?” gridava un Massimo Troisi minacciato da un killer tradizionalista in No grazie, il caffè mi rende nervoso, anno 1982)? Prova a rispondere Napoli-Lo stato delle cose, un progetto fotografico collettivo coordinato da Antonio Biasiucci.

Antonio Biasiucci (fotografia di Michele Gravino) 

Sessantatré anni, arrivato a Napoli nel 1980 da Dragoni, Caserta, dove il padre era il fotografo di cerimonie del paese, Biasiucci è da tempo un nome affermato nella fotografia d’arte con diverse personali realizzate in giro per il mondo (la sua mostra Insula è in corso a Capri fino al 30 ottobre) e lavori esposti nei maggiori musei. A lui si è rivolto il Comune per tracciare un ritratto fotografico della città che cambia, nell’ambito di Napoli contemporanea, il programma di installazioni e acquisizioni artistiche coordinato da Vincenzo Trione. E a sua volta Biasiucci ha coinvolto nel progetto tredici fotografi emergenti che aveva avuto come allievi nel Laboratorio irregolare che tiene da una decina d’anni in città, a titolo completamente gratuito. A ognuno di loro è stato assegnato un tema – il cibo, il mare, il turismo, la natura, il sottosuolo… – e concesso circa un anno per esplorarlo in massima libertà.

Leonardo Galanti. Educatore a Scampia, racconta il famigerato quartiere dal punto di vista dei bambini 

Pasquale Autiero ritrae il cibo tipico di Napoli in forma di "natura morta" 

Un tempo lunghissimo in un’epoca di fotografie scattate a raffica e subito esposte, a inondare i social. Ma proprio il tempo, la lentezza, è una chiave della poetica di Biasiucci: «Uno dei miei primi lavori aveva come soggetto cinque vacche in una stalla al mio paese» racconta. «All’inizio erano un’immagine banale, retorica: delle belle vacche. Solo costringendomi a tornarci ossessivamente ho visto che quelle vacche potevano diventare altro: paesaggi, montagne, praterie antropomorfe... Ecco, questo lavoro di ripetizione, di scarnificazione, permette di scavare dentro il soggetto ma anche dentro se stessi, fino a trovarsi di fronte all’inaspettato».

Vincenzo Pagliuca. Esplora gli spazi vuoti del tessuto urbano “dove la natura si manifesta in modi e tempi sorprendenti” 

Claire Power dedica il suo reportage alla comunità srilankese, tra le più numerose e radicate a Napoli 

Già, ma di fronte adesso c’è Napoli, soggetto esplorato e riprodotto quant’altri mai. Ancora di più oggi, quando con l’esplosione del turismo, il relativo calo della criminalità e anche i successi calcistici la città diventa sempre più un brand, un fondale teatrale, un parco a tema da usare come fondale per selfie. «Dal punto di vista dell’immagine questa città è spinta verso una retorica terribile che fa vedere sempre le stesse cose: la gente in motorino senza casco, i tatuaggi, le pizze… un continuo atto di prostituzione dei napoletani ai turisti» commenta Biasiucci. Dal suo studio su via dei Tribunali ha visto la trasformazione del centro storico, un tempo off limits per i forestieri, grazie a «un’economia dell’accoglienza tutta fondata sul cibo: qui c’è la pizza, poco più avanti la frittatina di pasta, e il cuoppo con la frittura, lo spritz a un euro, la sfogliatella frolla e riccia. Questa strada è un immenso carboidrato».

Valerio Polici. Si concentra sul turismo (e l’overtourism), grande motore della trasformazione della città. “Il progetto si muove tra segni visibili e invisibili di questo processo frenetico” 

ALESSANDRO GATTUSO. Obiettivo sui giovani che animano il centro storico: “in questi volti si specchia un futuro possibile, ancora incerto ma già in divenire” 

Ecco allora che sotto la sua guida i fotografi selezionati per Lo stato delle cose cercano di sparigliare. Pasquale Autiero racconta il cibo ritraendo gli ingredienti – i carciofi, i friarielli, i pesci e molluschi del cuoppo – in nature morte che sembrano quadri caravaggeschi. Valerio Polici si tuffa nel flusso dei turisti alternando immagini di folla a dettagli quasi astratti dei luoghi di pellegrinaggio, come il “tempio” di Maradona ai Quartieri spagnoli. I bagnanti ritratti da Valentina De Rosa non sono chiassose famiglie armate di racchettoni e mappatelle di cibo ma ragazzi, donne, anziani, in posa austera, a figura intera, davanti a un mare che può sembrare ancora splendido e incontaminato.

Maurizio Esposito. Il suo è un viaggio nel sottosuolo di Napoli, “lo specchio nascosto della città, il suo inconscio” 

Chiara Arturo rappresenta il carcere attraverso foto minimali di oggetti di uso comune e didascalie che spiegano la loro importanza nell’ecologia della prigione e le complicatissime procedure cui i detenuti devono sottostare per ottenerli 

E ancora, Maurizio Esposito esplora l’immenso sottosuolo di Napoli – quello raggiungibile dai turisti e quello nascosto di grotte, rifugi antiaerei, cimiteri, depositi giudiziari – scattando in condizioni di luce minima, «come se fossi il primo a metterci piede». Chiara Arturo rappresenta il carcere non con drammatiche immagini di corpi costretti dietro le sbarre, ma attraverso foto minimali di oggetti di uso comune – uno specchio, una forchetta, una bottiglia – e didascalie che spiegano la loro importanza nell’ecologia della prigione e le complicatissime procedure cui i detenuti devono sottostare per ottenerli. Valeria Laureano dedica una serie di ritratti alle anziane che abitano nel centro storico, «quasi una tribù che resiste alla gentrificazione e allo sfruttamento turistico, depositarie della memoria e allo stesso tempo custodi dell’accoglienza e della cura».

Valeria Laureano: nei suoi dittici, anziane signore, abitanti e "custodi" del centro storico, guardano verso paesaggi o scorci di città 

Claudia Mozzillo. Per Lo stato delle cose sta indagando l’ambiente domestico napoletano, in particolare i salotti delle abitazioni dell’alta borghesia. “Gli oggetti, gli arredi e i gesti diventano tracce visive di appartenenze” 

Il lavoro è ancora in progress: la consegna è prevista per questo autunno, seguita da una mostra e dalla pubblicazione di un libro Electa nei primi mesi del 2026. «E però sono ricerche così vaste che ognuna può diventare un libro a sé stante» conclude Biasiucci. «Napoli di talenti ne produce ancora tanti in tutti i campi, ma troppo spesso non trovano spazio. Aiutarli a esprimersi è il mio modo per ripagare questa città che mi ha accolto e mi ha dato molto».

Ilaria Abbiento ritrae in una luce sognante “l’antica linea costiera di Posillipo, tra il mare e l’archeologia della costa” 

Ilaria Sagaria indagherà "il sottile confine tra la dimensione celeste e quella terrena" con una serie di foto scattate all'Osservatorio astronomico di Capodimonte e al Museo e Real Bosco di Capodimonte 

Sul Venerdì del 25 luglio 2025

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