L'uomo è pestifero, divertente. Novanta anni, la battuta pronta, Enrico Lucherini ha inventato in Italia il mestiere del press agent del cinema, creando le star, il divismo, liti sul set forse vere, forse no, che comunque facevano parlare. Le sue trovate - il termine "lucherinata" è entrato nella Treccani - hanno fatto scuola. Perché se l'agente trova i ruoli, l'ufficio stampa riempie giornali e riviste. Lucherini ha protetto amori veri e promosso false passioni, convinto che "non bisogna raccogliere confidenze o segreti, se poi vengono fuori la colpa è sempre e solo tua. Allora meglio inventare. I divi? Spariti, oggi sembrano tutti scappati di casa" dice ridendo. Finita l'eleganza e il "sintomatico mistero" come canta Franco Battiato, gli sembrano tutti "un po' sporchi, trasandati" e, questo, lo dice con un tono che non ammette repliche, "è inaccettabile".
Cosa significava promuovere una star?
"Più o meno il mio lavoro l'ho inventato io. E sono stato fortunato perché nei primi film c…
L'uomo è pestifero, divertente. Novanta anni, la battuta pronta, Enrico Lucherini ha inventato in Italia il mestiere del press agent del cinema, creando le star, il divismo, liti sul set forse vere, forse no, che comunque facevano parlare. Le sue trovate - il termine "lucherinata" è entrato nella Treccani - hanno fatto scuola. Perché se l'agente trova i ruoli, l'ufficio stampa riempie giornali e riviste. Lucherini ha protetto amori veri e promosso false passioni, convinto che "non bisogna raccogliere confidenze o segreti, se poi vengono fuori la colpa è sempre e solo tua. Allora meglio inventare. I divi? Spariti, oggi sembrano tutti scappati di casa" dice ridendo. Finita l'eleganza e il "sintomatico mistero" come canta Franco Battiato, gli sembrano tutti "un po' sporchi, trasandati" e, questo, lo dice con un tono che non ammette repliche, "è inaccettabile".
Cosa significava promuovere una star?
"Più o meno il mio lavoro l'ho inventato io. E sono stato fortunato perché nei primi film come La notte brava di Mauro Bolognini o Il Gattopardo di Luchino Visconti c'erano attori eccezionali. Le prostitute del film di Mauro con il fuoco acceso per strada erano Elsa Martinelli, Rosanna Schiaffino, Antonella Lualdi. Bellissime e già conosciute. Ho capito subito, erano già star".
Morale?
"Il film può essere bello ma se gli attori non sono formidabili, fai poco. All'inizio avevo il timore di lavorare con Burt Lancaster, ma volevo talmente bene al progetto di Goffredo Lombardo che non lo avrei mai lasciato. Pensavo solo: che ci faccio con un cowboy? Però con Turi Ferro, che sarebbe stato perfetto, Il Gattopardo non sarebbe andato in America, e Luchino ha trasformato Lancaster in un principe. L'ho adorato".
C'era Claudia Cardinale, meravigliosa.
"Fu il primo grande lancio di Claudia, veniva da alcuni film importanti ma col ruolo di Angelica conquistò tutti. Era davvero una meraviglia".
Non c'erano i social, ma non ne avrebbe avuto bisogno: il metodo Lucherini consisteva nel chiamare il fotografo e lo scatto simbolo faceva il giro del mondo.
"Come successe al festival di Cannes per il lancio del film. A Nizza scoprii che c'era un circo con una tigre, ma a me serviva un gattopardo. Ho fatto il pazzo. Alla fine spuntò un ghepardo con una catenella, Claudia era terrorizzata, sulla spiaggia continuavo a dirle: 'Dai accarezzalo'".
La diva del cuore?
"Sophia Loren. Si è dedicata tanto a me, veniva da esperienze pazzesche, aveva trenta uffici stampa, io ero solo. Mi ha insegnato che anche una bella fotografia di scena può essere l'immagine simbolo del film".
Come per La ciociara.
"Quando tira il sasso contro la jeep dei soldati è sensazionale. 'Mi piacerebbe avere una foto forte, simbolica', mi spiegò, 'come quella di Anna Magnani in Roma città aperta. E così è stato".
Quando l'ha conosciuta?
"All'aeroporto di Ciampino. Lei da una parte, Carlo Ponti dall'altra, era sposato. Sophia guardava me, giovanotto, e pensava: ma questo è adatto? In America i press agent erano cinquantenni o sessantenni, io avevo 26 anni, mi trovavo con Ponti e non era sicurissimo che potessi farcela. Piano piano ho dovuto capire che cosa fosse il meglio per lei".
Si è mai intimorito?
"Con Sophia? Sempre. Tutte le volte che le parlo sono molto emozionato, ho paura di sbagliare, lei non ha sbagliato niente. È la numero uno".
Nel suo mestiere era lecito tutto?
"Beh quasi. Ho inventato tragedie e ho fatto ingelosire mariti, riempivamo le riviste".
La più capricciosa con cui ha lavorato?
"Giuliana De Sio, arrivava a dirti: mi hanno offerto Le tre sorelle di Cechov, e per lei ce n'erano due di troppo. Ma Le tre sorelle non si può chiamare La sorella".
La più disciplinata?
"Francesca Dellera, seguiva tutto quello che le dicevo, era la mia musa ispiratrice. Bellissima. E se la conosci è divertentissima".
Tra i giovani chi individua?
"Ma per carità, non esiste più il divismo, sembra che siano stati tutti cacciati da casa, o scappati di corsa. O sono sporchi o sono gobbi o sono sconosciuti. Perché non vanno da Carlo Conti a fare Tale e quale? Almeno imitano qualcuno di famoso".
Va bene lasciamo stare, tra le attrici over 50 chi incorona?
"Margherita Buy, è bravissima. E bella".
Cosa conta davvero quando si recita?"Gli occhi. Per questo mi piace molto Miriam Leone. Se trovasse un regista decisivo per la sua carriera, come fu Michelangelo Antonioni per Lucia Bosè, farebbe il salto. Se pensa che Lucia fu scoperta da Visconti nella pasticceria dove lui andava a comprare i marron glacé e lei faceva la commessa...".
Sta dicendo che "il fattore c" non va sottovalutato?
"Ah, quello conta sempre. E ci vuole un regista che si innamori, sessualmente e artisticamente, come è stato per Antonioni con Monica Vitti. Il massimo. Era una donna fantastica, così intensa, speciale, diversa da tutte".
Anche lei, mago degli uffici stampa, ha preso cantonate però: non capì il glamour di Nicole Kidman.
"Nel 1960 avevo lavorato con Gianni Hecht per Via Margutta. Nel 1987 mi offre di seguire un suo film per Rai 3, Un'australiana a Roma, con Massimo Ciavarro e un'attrice nuova, questa Kidman. Mi spiega: sai, funziona molto, è australiana. La incontro e mi prende un colpo, secca secca, alta alta e con quei capelli. Mi sembrò così brutta. Ha avuto un flirt con Massimo, che ridere, non sembra possibile. Il mio fiuto non è infallibile".
Chi non l'ha delusa?
"Brad Pitt: sempre carino, perfetto, feci una mostra su di lui per Sette anni in Tibet. È un professionista, qua i professionisti dove sono finiti?".
Se non lo sa lei. Il divo perfetto?
"Vorrei ritrovare la semplicità di Marcello Mastroianni. Sparita. Il divismo italiano latita, escono copertine mostruose".
Non esagera?
"Ma no, i divi devono far sognare. Qui non sogniamo più".
Parlava di Mastroianni, molti indicano Pierfrancesco Favino come suo erede, ha grande talento.
"Ah sì, Pierfrancesco sì, tranne quando fa D'Artagnan. Ha una voce, con quel birignao francese, molto fastidiosa. Lui deve essere star, deve fare quello che fece Mastroianni con Marco Bellocchio in Enrico IV, non deve fare il moschettiere. Non mi piace in quel film, non ho capito perché l'ha girato. Secondo lei perché?".
Per divertimento, per allegria, c'era un bel cast di amici, Giovanni Veronesi è una persona molto carina.
"Questo è vero. Ma a me continua a non piacere".
Dia un consiglio a una bella ragazza che già recita e vuole diventare star.
"Parliamo anche di roba sessuale?".
Ma no.
"Va bene, allora siamo seri. Ci vuole una persona vicino che porti serenità e le dia sicurezza, che la accompagni nella carriera e la aiuti nelle scelte. Parlavamo prima di Miriam Leone: lei è brava, adesso deve fare uno scatto, perché è troppo bella. Come Virna Lisi, che era stupenda. Sei talmente abbagliato che non si deve perdere il resto, Virna dimostrò il suo talento".
Ha vissuto tutta la vita nel cinema: non la diverte più?
"No. Ho avuto fortuna, non mi sono mai annoiato. Ma è sparito un mondo".