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Londra, viaggio nel tempo con il rave virtuale

Non solo visori virtuali, ma anche cuffie e gilet vibranti per ricreare l’esperienza di un rave. 

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Al Barbican abbiamo rivissuto, stavolta con cuffie e visori, i raduni illegali di fine Ottanta. «Allora furono un momento importante per la cultura del Regno Unito». Oggi invece in Italia...
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«La maggior parte dei documentari musicali hanno le interviste e le immagini d’archivio. Ma quelli fatti bene ti mettono la voglia di essere stato lì, a vivere quelle cose in diretta. Con questo lavoro volevo che le persone si trovassero dentro gli avvenimenti», ci dice Darren Emerson, curatore di In Pursuit Of Repetitive Beats, esperienza di realtà virtuale dedicata alla scena rave britannica di fine anni Ottanta, ospitata al Barbican di Londra fino a domenica 3 agosto.

Funziona così. Si indossano un visore, delle cuffie, un gilet che vibra assieme ai bassi della musica acid house e dei guanti che servono per raccogliere e passarsi oggetti nello spazio virtuale. Si inizia proprio mettendo un disco in vinile sul piatto del Technics SL-1200, il giradischi da dj per eccellenza. Parte la musica e partiamo anche noi, a bordo di una Peugeot 205 assieme a un cinquantenne di Leeds in vacanza a Londra che si è portato una vecchia maglietta con lo smile, il simbolo dell’acid house e della scen…

«La maggior parte dei documentari musicali hanno le interviste e le immagini d’archivio. Ma quelli fatti bene ti mettono la voglia di essere stato lì, a vivere quelle cose in diretta. Con questo lavoro volevo che le persone si trovassero dentro gli avvenimenti», ci dice Darren Emerson, curatore di In Pursuit Of Repetitive Beats, esperienza di realtà virtuale dedicata alla scena rave britannica di fine anni Ottanta, ospitata al Barbican di Londra fino a domenica 3 agosto.

Funziona così. Si indossano un visore, delle cuffie, un gilet che vibra assieme ai bassi della musica acid house e dei guanti che servono per raccogliere e passarsi oggetti nello spazio virtuale. Si inizia proprio mettendo un disco in vinile sul piatto del Technics SL-1200, il giradischi da dj per eccellenza. Parte la musica e partiamo anche noi, a bordo di una Peugeot 205 assieme a un cinquantenne di Leeds in vacanza a Londra che si è portato una vecchia maglietta con lo smile, il simbolo dell’acid house e della scena rave, e soprattutto si è portato gli anziani genitori.

«Così possono avere un’idea di come mi divertivo da giovane», dice prima di indossare il visore, mentre osserva con nostalgia un manifesto dell’Amnesia, il locale di Ibiza in cui nell’estate del 1987 un gruppo di dj londinesi venne folgorato dalla commistione tra la musica house proveniente da Chicago e innumerevoli altri generi, all’insegna di un divertimento che sull’isola delle Baleari non era mai mancato. Tornati in patria iniziarono a far ballare il loro pubblico con quella che si sarebbe chiamata acid house, la colonna sonora dei rave di fine anni Ottanta.

Questi ultimi erano raduni in squat, magazzini e campi volo abbandonati, location segrete che potevano essere trovate solamente chiamando un numero da un autogrill quando già si era fuori casa, in cerca di beat ripetitivi, come dice il titolo dell’esperienza del Barbican. E fuori casa siamo anche noi, che viaggiando nello spazio virtuale siamo arrivati nella cameretta di un amico a Coventry. Accanto alle cassette impilate vicino allo stereo raccogliamo un flyer, uno di quei volantini su cui sono scritte le indicazioni minime per raggiungere il rave, in particolare un numero di telefono da chiamare.

Un momento di In Pursuit of Repetitive Beats al Barbican Centre di Londra 

Sarà una segreteria telefonica a spiegarci dove si terrà la festa di questa notte. «L’idea mi è venuta durante il Covid», dice Emerson, «volevo creare un’esperienza di realtà virtuale che avesse al centro la connessione tra le persone, che in quel momento mancava totalmente, e al tempo stesso volevo che fosse ambientata in un momento importante per la cultura musicale del Paese. Mettendo insieme queste cose ho pensato a un documentario sulla scena rave e sulla musica acid house, nel quale però si potesse stare. In Pursuit Of Repetitive Beats è metà documentario e metà avventura».

Noi intanto siamo partiti dalle case popolari di Coventry e siamo arrivati al magazzino che ospita il rave. Cassonetti, recinzioni in metallo, non una location invitante. Dentro però cambia tutto, all’insegna della sovrastimolazione dei sensi. Io, il cinquantenne di Leeds e i suoi genitori balliamo assieme a centinaia di altre sagome, fino all’uscita dalla festa in una livida alba britannica. «A fine anni 80», spiega Emerson, «si è verificata la convergenza di tre fattori: l’improvvisa disponibilità di una droga come l’Mdma, una nuova musica elettronica e una giovane popolazione che aveva visto crescere la disoccupazione alle stelle. Questi tre fattori si sono combinati e hanno creato qualcosa di rivoluzionario. Anche perché non c’erano leggi a regolamentarlo: erano ancora in vigore le licensing laws dell’epoca della rivoluzione industriale, quando ci si preoccupava solo dell’alcol, perché gli operai non fossero troppo ubriachi per andare a lavorare la mattina dopo».

Curioso che il Barbican, istituzione culturale inaugurata da Elisabetta II, casa della London Symphony Orchestra e sede della Royal Shakespeare Company, dedichi alcuni suoi spazi alla celebrazione dei rave, mentre da noi Giorgia Meloni si è insediata al governo proprio con una legge anti-rave, «dopo anni di governi che hanno chinato la testa di fronte all’illegalità».

Anche in Uk, a suo tempo, giornali e tabloid fecero suonare l’allarme. «Oggi però», ragiona Emerson, «tutti riconoscono il ruolo dei rave nella cultura musicale e giovanile di questo Paese. Parliamo di un periodo in cui le persone erano connesse fisicamente, senza internet e smartphone. La parola chiave è proprio connessione: trovare amici, non nascondersi dietro uno schermo, salire in macchina e andare a ballare in un campo con un sacco di altra gente. Penso che ci sia molta nostalgia per queste cose e molto bisogno di celebrarle».

Al Barbican non sembrano nemmeno particolarmente preoccupati dei riferimenti all’ecstasy, il nome con cui è nota l’Mdma, la droga di elezione dei frequentatori dei rave. «Quando l’ho presa per la prima volta ho passato una notte fantastica», racconta Emerson, «fu un’esperienza trasformativa. Qui volevo mostrare che l’uso controllato di Mdma può essere un’esperienza spiritualmente bella. Da giovane ero molto timido e quell’esperienza mi permise di diventare la persona che avevo sempre saputo di essere, ma che ancora non ero stato in grado di esprimere».

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