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Massimo Giannini: “Quanto ci manca un Alex Langer”

Per Posta. L’attivista che voleva viaggiare nelle terre di nessuno senza smettere di avere una casa
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Gentile Giannini, ho un ricordo di Alex Langer. Partimmo in due da Piacenza nel 1992 con una sgangherata 500 per raggiungere Verona, dove alla Casa della Pace si teneva una riunione sulla guerra in Bosnia. Riferimmo delle nostre piccole iniziative per scuotere l’indifferenza e preparare la cittadinanza ad accogliere profughi. Alla fine scoprimmo che la persona che ci stava ascoltando con grande interesse era Alex Langer, allora eurodeputato dei Verdi. Ci sembrava di sognare quando ci propose di mangiare una pizza insieme. I tempi sono cambiati, ora è più difficile essere ascoltati dal basso, là fuori c’è un mondo pronto a schiacciare tutto nella melma orrenda dei social, fra troll e odiatori di professione. Intellettuali, giornalisti, politici chiamino ad azioni sagge, praticabili e incisive, non inutili, illusorie e perdenti. Langer sapeva inventare azioni pratiche, pungolare con parole giuste, cercare vie per agire positivamente e con efficacia. Non resse il peso del suo dolore, ma …

Gentile Giannini, ho un ricordo di Alex Langer. Partimmo in due da Piacenza nel 1992 con una sgangherata 500 per raggiungere Verona, dove alla Casa della Pace si teneva una riunione sulla guerra in Bosnia. Riferimmo delle nostre piccole iniziative per scuotere l’indifferenza e preparare la cittadinanza ad accogliere profughi. Alla fine scoprimmo che la persona che ci stava ascoltando con grande interesse era Alex Langer, allora eurodeputato dei Verdi. Ci sembrava di sognare quando ci propose di mangiare una pizza insieme. I tempi sono cambiati, ora è più difficile essere ascoltati dal basso, là fuori c’è un mondo pronto a schiacciare tutto nella melma orrenda dei social, fra troll e odiatori di professione. Intellettuali, giornalisti, politici chiamino ad azioni sagge, praticabili e incisive, non inutili, illusorie e perdenti. Langer sapeva inventare azioni pratiche, pungolare con parole giuste, cercare vie per agire positivamente e con efficacia. Non resse il peso del suo dolore, ma finché ha vissuto ha dato un esempio intramontabile. Giulio Soranzo

Gentile Soranzo, scomparso Goffredo Fofi, ho ripreso in mano un piccolo, inestimabile tesoro: Il viaggiatore leggero, la raccolta degli scritti di Alex Langer pubblicata da Sellerio dieci anni fa esatti. È pura, abbagliante bellezza, a partire da quel “Caro San Cristoforo” che riassume la vita di un’anima inquieta e immortale. La guerra e l’ecologia, la religione e la politica. La Bosnia e il Kosovo, il suo Sudtirolo e Bruxelles, l’Amazzonia e il Messico. Non c’è limite alla vastità e alla profondità dei pensieri di Alex, viaggiatore delle terre di nessuno che voleva andare nel mondo intero senza smettere di avere una casa, come ricorda in appendice Adriano Sofri. Oggi non esiste un altro Langer, capace di scrivere a 15 anni, sul giornalino della scuola, “vorremmo esistere per tutti, essere di aiuto ed entrare in contatto con tutti… Venite a noi, vi aiuteremo con tutte le nostre forze”.

Per gridare di Gaza chiedo aiuto a Primo Levi

Caro Massimo, sono affranta e disperata per la tragedia di Gaza. Come possiamo umanamente tollerare tutto ciò? Perché il silenzio indifferente di molti, anche intellettuali? Perché le ipocrisie e i blandi rimproveri ai governanti israeliani da parte del governo italiano? Provo sensi di colpa immensi quando vado a far la spesa pensando ai bambini di Gaza denutriti. Le democrazie occidentali sussurrano quando dovrebbero gridare all’orrore. Chiedo aiuto a Primo Levi: “Voi che vivete sicuri nelle vostre tiepide case/ Voi che trovate tornando a sera cibo caldo e visi amici/ Considerate se questo è un uomo/ Che muore per un tozzo di pane/ Che non conosce pace/ Sfollato mille volte/ Considerate se questa è una donna/ Che vede morire tutti i suoi figli/ Considerate se questo è un bimbo/ Amputato senza anestesia/ Che desidera solo di morire/ Meditate che questo è… ora”. Daniela Dentici

Cara Daniela, la foto straziante di Razan, bimba palestinese di 4 anni morta di fame, è un punto di non ritorno. Dovrebbe spingere la comunità internazionale a fermare a ogni costo i crimini di Netanyahu, come accadde con la foto di Alan, bimbo curdo morto sul bagnasciuga di Bodrum, tragica allegoria del fallimento delle politiche migratorie europee. Invece nulla succede. Nella Striscia si muore senza pane, latte, farina. I capi di Stato occidentali balbettano. Ricordano la regina Maria Antonietta a fine ‘700: hanno fame? Che mangino sabbia. Assassini. Anche loro.

Altro che nuovo Papa, ridateci Francesco

Caro Massimo, sinceramente sono sconcertato, Israele ha colpito una chiesa, e di striscio un parroco, e Pizzaballa dice: è tempo di non stare zitti. Se ne accorgono solo adesso? Solo adesso deve intervenire il Papa, telefonando a Netanyahu? Quindi delle decine di migliaia di vittime tra cui tantissimi bambini, degli spari sulla folla che chiede cibo e acqua, di un popolo preso per fame e per sete, non se ne erano accorti in questi due anni? Altro che nuovo Papa: ridateci Francesco. Alberto Arena

Caro Alberto, lo dico a malincuore: la parola di Bergoglio, potente come il tuono, aveva un’altra forza. È servita una bomba su una chiesa, per sentire quella di Prevost. Il cardinal Lojodice, suo amico, in un’intervista ha detto: «C’è chi si è stracciato le vesti leggendo la parola genocidio usata da Francesco in un libro, ma a Gaza siamo oltre la follia, è all’opera il male più sfrenato, l’uccisione di bambini in fila per un pugno di riso grida giustizia a Dio». Meglio tardi che mai? Certo, ma ogni ritardo costa la vita di migliaia di creature innocenti.

Le cifre sbagliate sui Brics e i Tg fanno finta di nulla

Caro Massimo, un Tg serale di qualche giorno fa ha riportato una affermazione di Putin: “I Paesi Brics producono quasi il 60 per cento del Pil mondiale”. E nessuno ha corretto questa falsità. I Brics a 5 producono il 22,9 per cento del Pil mondiale, pari a 23,2 trilioni di dollari, i Brics a 11 arrivano al 25,2 per cento, pari a 25,5 trilioni di dollari. I Paesi del G7 producono il 46,3 per cento, pari a 46,8 trilioni di dollari. Auspico che l’Europa sia capace di non essere vassalla di “Taco” e impaurita da Vlady. Michele Salatini (Brescia)

Caro Michele, i tg Rai vanno sempre dove li porta il cuore, e oggi il cuore batte a destra. Più vicino ai nuovi autocrati che alla vecchia Europa.

E l’ospite di sinistra finì nella trappola dei talk

Caro Giannini, l’estate televisiva mi offre un caso nuovo: l’ospite di sinistra in talk meloniani doc. Lui ci va pieno dei suoi dubbi, certo solo della sua onestà intellettuale: si ritiene un eroe disarmato, un’anima bella. Il conduttore/conduttrice è il classico lupo con la cuffietta della nonna: dà ragione, arzigogola un po’, ci gira intorno per far parlare l’anima bella e dimostrare che è equanime, aperto, non settario. Ma intanto la tela si tesse, l’anima bella si scopre e il conduttore/conduttrice guida la discussione in soft power e con falsa simpatia guascona: tecniche classiche di imbonimento tv. Silvana Cabrini

Cara Cabrini, bingo! Lei svela le trappole introdotte da Berlusconi e perfezionate da Meloni. Quei talk-show sono il “killing me softly” con cui l’informazione di regime maneggia il dissenso. Se li conosci, li eviti.

Sul Venerdì del 1° agosto 2025

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