Gentilissima Natalia, abbiamo già avuto modo di incontrarci su questa sua pagina, e con reciproca stima. Leggo ora un suo pensiero dell’11 luglio: “gli israeliani tutti contenti per ogni morto innocente del giorno, un palestinese”. Lei sa bene il peso delle parole. Come lei, considero la situazione disperata e senza uscita, e tuttavia le notizie sono credibili solo se diffuse dai terroristi di Hamas, che amici di sinistra considerano patrioti resistenti. Non penso a Netanyahu e al suo governo. Penso agli israeliani cui la carneficina del 7 ottobre ha tolto ogni capacità di parola e di resistenza. Gente che vive disperata in apnea, sbigottita di fronte all’incredibile e a un futuro senza prospettive. Nulla che sminuisca la tragedia del popolo palestinese. Ma all’una ci pensano tutti, giustamente, all’altra nessuno. Non credo a “israeliani contenti per ogni morto innocente”. Credo, invece, in fanatici di colori opposti che determinano la devastazione dei loro rispettivi popoli. E mi pre…
Gentilissima Natalia, abbiamo già avuto modo di incontrarci su questa sua pagina, e con reciproca stima. Leggo ora un suo pensiero dell’11 luglio: “gli israeliani tutti contenti per ogni morto innocente del giorno, un palestinese”. Lei sa bene il peso delle parole. Come lei, considero la situazione disperata e senza uscita, e tuttavia le notizie sono credibili solo se diffuse dai terroristi di Hamas, che amici di sinistra considerano patrioti resistenti. Non penso a Netanyahu e al suo governo. Penso agli israeliani cui la carneficina del 7 ottobre ha tolto ogni capacità di parola e di resistenza. Gente che vive disperata in apnea, sbigottita di fronte all’incredibile e a un futuro senza prospettive. Nulla che sminuisca la tragedia del popolo palestinese. Ma all’una ci pensano tutti, giustamente, all’altra nessuno. Non credo a “israeliani contenti per ogni morto innocente”. Credo, invece, in fanatici di colori opposti che determinano la devastazione dei loro rispettivi popoli. E mi preoccupa l’antisemitismo che, anche attraverso commenti emotivi e irriflessi, riemerge e si diffonde nel mondo, per rimanervi finalmente stabile, anche oltre le possibili tregue e paci fittizie. Il mostro è ritornato e lei lo sa bene. Le parole pesano. E non vorrei perdere anche lei, fra le poche menti pensanti e senzienti. Con stima immutata,
Dario Calimani
Gentile professore, la stupida frase detta da me quando tutti capivano il senso del ridicolo, ora non più, offende e basta. Io credo di aver amato tantissimo il cinema e soprattutto quello che si lega all’Olocausto. Il film più recente che io ho molto amato è stato La zona d’interesse di Jonathan Glazer. È stato proprio questo amore e i tanti articoli su quei film a farmi stare zitta, a non essere presente alle manifestazioni per sostenere Gaza. Per mesi e mesi non ho mai visto tra i maschi palestinesi una donna, una che aiutasse gli uomini tra le rovine. Niente donne per i palestinesi, che poi abbiamo visto disperate con il loro abito stretto e il capo sempre coperto, accanto ai morti: solo lì, esposte nel loro dolore. Pensavo stupidamente, proprio stupidamente, “queste poi se vincono mi obbligheranno a seguire l’islam”. Per mesi donne non ne ho viste, a Gaza era come non ci fossero, vagavano solo maschi palestinesi, portando i corpi della loro gente nel bianco lenzuolo del morti. Io non so quanti palestinesi muoiono quotidianamente a Gaza e non so più chi ne è il colpevole. Lei tiene fuori da questo angolo di morte Netanyahu, neppure quando parla con Trump. Ma ritornando alla morte senza fine di Gaza, anche io non so chi siano questi palestinesi, forse le decine che scompaiono ogni giorno. La faccia del grande capo è soddisfatta e sorridente, uno di meno. Io non sarò mai antisemita, mai. Non sarò mai pro Hamas, per fare contenta certa sinistra che chiacchiera e basta.
Quali sono le differenze tra giornalisti e giornaliste?
Mi chiamo Alissia Mastio, ho 24 anni e sono una laureanda della magistrale di Editoria e Scrittura alla Sapienza, oltre che un’ aspirante giornalista. Sto attualmente scrivendo una tesi sulle differenze concrete tra giornalisti e giornaliste con il professore, scrittore e giornalista Paolo Di Paolo. Vorrei mettere in evidenza come i due sessi osservino la realtà che ci circonda in maniera differente. Le domande che mi sono posta sono le seguenti: quanto sono diversi? La loro diversità influenza il modo di raccontare una notizia? Nel primo capitolo, ho ricostruito la storia delle più grandi scrittrici italiane e chiaramente, ho inserito anche lei. Ho passato ore a guardare le sue interviste, cercando di cogliere il suo pensiero. Nel capitolo centrale invece, il cuore della tesi, metto a confronto interviste, articoli e reportage scritti da donne e da uomini. Alla fine della tesi, vorrei inserire le interviste di alcuni giornalisti, a cui sottoporrei una serie di questioni, riguardanti soprattutto la loro esperienza personale nel mondo del giornalismo. Le sto scrivendo proprio per chiederle se abbia voglia di partecipare. Per me significherebbe tantissimo, la rispetto e la ammiro. Mi affascina la sua carriera e credo che lei sia un grande esempio per le giovani donne come me. Come molti studenti, ho grandi sogni nel cassetto, tanta voglia di imparare e mettersi in gioco. Spero davvero che lei possa leggere questa email. Grazie mille per l’attenzione,
Alissia Mastio
Gentile Alissia, mi fa molto piacere che una donna giovane frequenti la Sapienza con tanti pensieri in testa, e una bella idea da cui trovare lo scopo e la ragione. Io sono, come avrà visto leggendomi, molto in là con gli anni, ma la sua idea mi sembra bella e mi ha fatto pensare. Io vorrei partecipare, però tenendo conto che faccio fatica. Veda lei.
Quelle docce sulla spiaggia come se non ci fosse un domani
Gentile Signora Aspesi, in questa estate caldissima a chi non è capitato di imbattersi, negli stabilimenti balneari o nelle spiagge libere attrezzate, in file di bagnanti davanti a docce occupate lungamente da chi non è mai stato sfiorato dall’idea che l’acqua è un bene prezioso che non va sprecato? Come se non ci fosse un domani, e neppure astanti che aspettano pazientemente il loro turno, c’è chi sosta sotto un getto abbondante d’acqua perdendo la percezione del tempo, dimenticando le buone maniere e soprattutto la civile consapevolezza sull’uso responsabile dell’acqua, risorsa non illimitata e non disponibile a tutti. Se poi sotto la doccia troviamo un bambino abbandonato a se stesso e alla sua voglia spensierata di giocare, guai a riprenderlo e dirgli che l’acqua non va sprecata e che i bambini di Gaza stanno morendo uccisi nella calca per lesinare cibo e un goccio d’acqua da bere. Potrebbe saltarti addosso una madre inviperita o un padre energumeno super tatuato pronti a sbraitarti contro che anche lui ha diritto. Al bambino magari provvederà la scuola a recuperarlo e ad educarlo al rispetto dell’acqua, ma ai genitori chi ci penserà? Non certo il Grande Fratello.
Adriano Sicari
Ci saranno certamente i genitori che vorrebbero il loro fanciullo felice mentre fa la doccia in spiaggia. Non è detto che siano però sempre villani: ci sono persino dei genitori educati che non molleranno il ragazzo proprio per non fargli sprecare acqua. Soprattutto io eviterei di parlargli di Gaza, perché lui o non sa cosa sia oppure può mettersi a parlare di chi muore a Gaza sapendone moltissimo. Una madre, e chiedo perdono, può esserci, per carità, ma un padre “energumeno” e “supertatuato” può sbraitare che anche il loro piccino ha diritto a quintali di doccia. E se per caso lei si trovasse in uno dei resort per ricchi dove ci sarebbe un addetto alle docce per figli ricchi? Forse lì troverebbe un padre energumeno e supertatuato e super ricco che potrebbe anche urlare per difendere il suo ragazzo viziato.
Sul Venerdì dell’1 agosto