Il Venerdì

Non prendeteci per matti: una radio contro il disagio psichico

Non prendeteci per matti: una radio contro il disagio psichico

Nata a Piacenza 20 anni fa, Radio Shock deve la sua popolarità ai redattori-pazienti. E alle loro interviste irriverenti

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«Ti appassiona di più la politica o una bella bionda?». Quando sento la prima domanda, capisco subito che quella a cui sto assistendo non è un’intervista come tante altre. Del resto ero stato avvertito: qui l’irriverenza la fa da padrona. L’intervistato, Mario Magnelli, già preside del liceo ginnasio cittadino e con una pluridecennale esperienza politico-amministrativa all’attivo a livello locale, accenna un sorriso senza scomporsi. Ha la risposta pronta: «Preferisco le more».

Siparietti di questo tipo sono all’ordine del giorno nella redazione di Radio Shock, progetto terapeutico e di sensibilizzazione nel campo dei disturbi psichici attivo dal 2007 presso il dipartimento di Salute mentale dell’Ausl di Piacenza. «La nostra redazione intervista abitualmente politici, intellettuali, giornalisti, sportivi e personaggi dello spettacolo che grazie alla loro notorietà, locale o nazionale, contribuiscono a veicolare messaggi positivi e una corretta informazione sulla salute mentale, e a contrastare lo stigma che ancora resiste verso i disturbi psichici e coloro che ne soffrono», spiega Piero Verani, psicologo clinico e psicoterapeuta, dal 2022 referente del progetto. «E il valore aggiunto è che assistiti e operatori collaborano alla pari: le domande da fare agli ospiti si discutono e si decidono sempre insieme». Domande poco diplomatiche, graffianti se non al limite dell’impertinenza, anche se mai irrispettose. «Alle persone che hanno una visibilità pubblica e sono più abituate alle interviste, si chiedono sempre le stesse cose» racconta una redattrice-paziente, Valentina. «Chi accetta di farsi intervistare da noi ha la certezza che almeno non si annoierà. E soprattutto si sente più libero di mettersi a nudo, di condividere fragilità e debolezze che in altri contesti manterrebbe private».

Andiamo in video

Quando nasce, quasi vent’anni fa, Radio Shock segue le orme di Rete 180, l’emittente radiofonica ai cui microfoni si alternano ancora oggi pazienti con disagi psichici dell’ospedale di Mantova. «A dispetto del nome non siamo più una radio da tanto tempo» racconta Maria Luisa, la veterana del gruppo, che ad oggi conta una dozzina di redattori. «All’inizio trasmettevamo sulle frequenze delle radio locali ma presto siamo passati alle interviste scritte, mentre oggi le registriamo in video. Quando lo scorso settembre abbiamo intervistato Lella Costa era quasi senza voce, reduce da uno spettacolo: è stato buffo doverle spiegare che non doveva preoccuparsi perché non eravamo più una radio».

«L’intervista video è una novità che ho proposto quando ho iniziato a seguire il progetto» rivendica Verani. «Sicuramente mi ha influenzato la mia passione per il cinema, ma è stato anche un passaggio importante per gli assistiti: le interviste radiofoniche o su carta non coinvolgono la componente visiva, mentre in video sono tutti più invogliati a prendersi cura del proprio aspetto».

Nomi illustri

Già prima di raggiungere il picco di popolarità grazie a Daria Bignardi, che nel 2015 ospita la redazione per buona parte della stagione delle sue Invasioni barbariche, Radio Shock ha collezionato decine e decine di interviste eccellenti: da Alessandro Del Piero a Emma Bonino, da Massimo Cacciari a Sabina Guzzanti, da Carlo Verdone a Stefania Sandrelli, da Stefano Rodotà a Checco Zalone e molti altri. Ma i benefici del progetto vanno ben oltre l’incontro ravvicinato con personaggi pubblici.

«Per molti Radio Shock ha significato uno stimolo ad uscire da una condizione di isolamento, apatia e bassa autostima» spiega ancora Verani. «Far parte di un progetto condiviso come questo aiuta a tenere allenate capacità relazionali e costanza nel mantenere un impegno, a cominciare dal nostro gruppo di lavoro settimanale». Si inserisce Michela, voce vivace all’interno della redazione, che conferma prontamente: «Vero! Se non era per Radio Shock, col cavolo che mi alzavo alle sette stamattina e uscivo di casa. L’intervista che mi ha divertita di più è quella che abbiamo fatto a Claudio Bisio, ho mandato decine di mail al suo ufficio stampa per convincerlo a farsi una chiacchierata con noi. E ho strappato la promessa di un’intervista anche a Buffon, quando verrà a Piacenza».

Il dibattito, sì

L’intervista con l’ex preside è finita, il lavoro della redazione no. Bisogna studiare, conoscere le notizie, le giravolte della politica e non solo. Come, per esempio, è accaduto lo scorso maggio quando Piacenza ha ospitato il Pride, la sfilata arcobaleno in difesa dei diritti LGBTQ+. In città era arrivato anche Alessandro Zan, l’eurodeputato dem relatore nel 2020 di un disegno di legge contro l’omofobia (approvato dalla Camera ma affossato in Senato). Quelli di Radio Shock erano riusciti a guadagnarsi un’intervista durante la parata. I tempi? Strettissimi. Il dibattito andò così: Michela: «Chiediamogli della sentenza della Consulta che stabilisce che, all’interno di famiglie omogenitoriali, entrambe le madri possono riconoscere il figlio alla nascita. Così siamo sul pezzo». Mauro: «Scrivo Consulta o Corte costituzionale?». Maria Luisa: «Va bene la domanda sulle famiglie arcobaleno, ma chiediamogli anche cose più leggere». Riecco Michela: «Ma cosa avete contro le domande serie? Bisogna bilanciare l’ironia con una componente più informativa. Altrimenti ci prendono per matti…».

Sul Venerdì dell’8 agosto 2025

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