Il mistero delle mante spiaggiate
di Alex SaragosaL’ultimo caso del mistero marino dell’estate 2025 è avvenuto in Sardegna a metà giugno: un esemplare di manta gigante, Mobula mobular, pesce cartilagineo parente degli squali, si è arenato di fronte alla spiaggia di Stintino. Fortunatamente i bagnanti sono riusciti a reindirizzarlo verso il mare aperto, e la manta, larga un paio di metri, ha ripreso il largo. Fosse un caso isolato sarebbe solo una curiosità, ma questo è stato uno della cinquantina di spiaggiamenti di questa specie d’alto mare, segnalati da maggio fra Spagna, Francia e Italia. Dopo il caso sardo, il 23 giugno un’altra manta è stata osservata a poca distanza da una spiaggia di Massa, in Toscana, forse la stessa filmata 15 giorni prima mentre sbatteva ripetutamente contro un molo a Vada, 80 chilometri più a Sud.
«In Italia…
L’ultimo caso del mistero marino dell’estate 2025 è avvenuto in Sardegna a metà giugno: un esemplare di manta gigante, Mobula mobular, pesce cartilagineo parente degli squali, si è arenato di fronte alla spiaggia di Stintino. Fortunatamente i bagnanti sono riusciti a reindirizzarlo verso il mare aperto, e la manta, larga un paio di metri, ha ripreso il largo. Fosse un caso isolato sarebbe solo una curiosità, ma questo è stato uno della cinquantina di spiaggiamenti di questa specie d’alto mare, segnalati da maggio fra Spagna, Francia e Italia. Dopo il caso sardo, il 23 giugno un’altra manta è stata osservata a poca distanza da una spiaggia di Massa, in Toscana, forse la stessa filmata 15 giorni prima mentre sbatteva ripetutamente contro un molo a Vada, 80 chilometri più a Sud.
«In Italia sono stati indicati finora una quindicina di casi, di cui solo uno fatale: una manta deceduta davanti a Mondragone, in Campania», spiega Massimiliano Bottaro, ricercatore della Stazione Zoologica Anton Dohrn di Napoli, che ora lavora nella sezione genovese dello stesso istituto. «Fra Spagna e Francia, invece, sono state una quarantina le mante trovate morte lungo la costa. Si tratta di un fenomeno inedito, nella letteratura scientifica non ci sono segnalazioni di spiaggiamenti di massa di questa specie. Casi simili a questi hanno riguardato gli squali volpe in California, e in quegli episodi era responsabile una meningite batterica che li faceva disorientare. Nelle mante esaminate recentemente, invece, non sono stati individuati patogeni, ma l’ipotesi di un virus resta la più accreditata».
Claudio Barría, biologo marino della International Union for Conservation of Nature (Iucn), ha indicato il riscaldamento globale come possibile causa, facendo notare che quando le mante si avvicinano alla costa per far nascere i piccoli, potrebbero essere stressate e disorientate dalle alte temperature del mare. «Mi pare difficile che il caldo sia una causa diretta, perché gli spiaggiamenti sono iniziati lontano dall’estate», sostiene invece Bottaro, «il clima potrebbe però avere un ruolo nella diffusione di un eventuale patogeno». Al fine di capire le cause del fenomeno, il ricercatore sta cercando di organizzare un pronto intervento “salva mante” che comprenda scienziati dell’Anton Dohrn, i tecnici delle Arpa, i veterinari degli istituti zooprofilattici e gli uomini della Guardia Costiera.
«Lo scopo è inviare sul posto il prima possibile un esperto dopo la segnalazione, così che non solo coordini il salvataggio, o il recupero dell’animale morto, ma che prenda anche campioni biologici e magari “tagghi” la manta con un segnalatore per cercare di ricostruire che cosa stia succedendo. Spiaggiamenti a parte, sarebbero comunque dati preziosi, visto quanto poco si sa di Mobula mobular nel Mediterraneo». Sì, perché il mistero delle mante spiaggiate è solo un sottoinsieme del più vasto “mistero delle mante giganti”. Di questo pesce, nonostante si tratti di una delle specie più spettacolari nel Mediterraneo, con la sua forma romboidale e il suo elegante nuotare “volando” nell’acqua con le pinne pettorali trasformate in ali, si sa infatti poco più del fatto che può arrivare a 4 metri di larghezza e che, come altri giganti del mare, tipo gli squali balena, nuota continuamente nelle acque superficiali filtrando il plancton, indirizzato verso la bocca da quelle “corna” che lo fanno chiamare “diavolo di mare”.
Raduni e rituali
«Secondo lo Iucn, Mobula mobular è una specie “in pericolo”, ma i dati scientifici in realtà sono limitati: non si sa infatti quante mante vivano oggi nelle nostre acque e quante ne vivessero in passato. In teoria la loro situazione dovrebbe essere addirittura migliorata, visto che sono protette in molti Paesi e sono state quasi eliminate le reti derivanti, come le spadare, che erano la causa principale delle loro catture accidentali». Le mante, però, sono ovovivipare, cioè le loro femmine portano dentro l’uovo fecondato invece di lasciarlo sul fondo, e partoriscono, ogni qualche anno, un solo piccolo che poi richiederà molto tempo per riprodursi a sua volta: nei loro 15-20 anni di vita il tasso di riproduzione è quindi molto basso e ogni perdita di esemplari adulti è preoccupante. «Sarebbe per cui importante conoscere meglio lo stato della popolazione delle mante mediterranee, studiandole, per esempio, in occasione dei loro raduni per nutrirsi e accoppiarsi. Un tempo lo facevano davanti a Gaza, ora non più e non si sa dove questi eventi avvengano».
Gli spiaggiamenti spagnoli hanno però dato indizi in tal senso: fra loro c’erano anche femmine gravide, e il fatto che davanti a quelle coste siano state avvistate mante che saltavano fuori dall’acqua, in un tipico rituale di corteggiamento, fa sospettare che quello sia uno dei loro luoghi di raduno. «Varrebbe la pena di investigare, ma il problema è che la ricerca di specie di alto mare come questa costa carissima. Farla poi nel Mediterraneo, diviso fra decine di nazioni che spesso non hanno risorse per questi studi o collaborano poco fra loro, è particolarmente difficile».
In attesa, dunque, che gli enti scientifici si coordinino e studino meglio questa specie, capendo anche le cause dei suoi spiaggiamenti, la Stazione Zoologica Anton Dohrn, che sovraintende già a due progetti europei Life sulla conservazione di squali e razze, ha redatto un vademecum su che cosa fare nel caso si avvisti una manta in difficoltà: «Si tratta di animali innocui e non aggressivi, se li trovate in acqua non correte pericoli. Se però la manta è troppo vicino alla riva, va avvertita la Guardia Costiera al 1530, e se possibile un esperto arriverà sul posto. Se l’animale è vivo e fuori dall’acqua, va ricondotto nel suo habitat, ma non tirandolo per le “ali” o le “corna”, lo ferireste: va sollevato con un telo. Se morto, non lo toccate. E, sempre, fate video e foto per darci indizi sulle condizioni dell’animale».
Sul Venerdì dell’8 agosto 2025