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Annalisa Cuzzocrea: Segreti e bugie

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Nell’epoca degli incontri online le ragazze non si sentono sicure. Solo che le app non bastano
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Un mese fa l’app per i telefonini più scaricata negli Stati Uniti si chiamava Tea, era riservata alle donne e serviva a questo: capire se del ragazzo con cui stai per uscire ti puoi fidare. Dopo il successo esplosivo è stata hackerata, sono stati sottratti dati sensibili alle iscritte e ora è entrata in una crisi forse irreversibile, ma il punto è un altro. Il punto è: come ci si conosce oggi? Attraverso quali canali, con quali meccanismi?Le tv via cavo sono piene di film sugli amori nati su Internet già da vent’anni, quindi so che questa riflessione potrebbe apparire vecchia in partenza, ma – restando alle citazioni cinematografiche – qualcosa è cambiato. Per corteggiarsi i ragazzi si cercano su Instagram, o su TikTok, o si scrivono su Tinder, oppure su Reddit. Anche i più piccoli, anche alle medie, niente bigliettini sotto il banco, niente poste fuori dal bagno. Tutto avviene attraverso il telefonino, anche quando ci si incontra di persona.

Fin qui tutto bene, a non voler essere pas…

Un mese fa l’app per i telefonini più scaricata negli Stati Uniti si chiamava Tea, era riservata alle donne e serviva a questo: capire se del ragazzo con cui stai per uscire ti puoi fidare. Dopo il successo esplosivo è stata hackerata, sono stati sottratti dati sensibili alle iscritte e ora è entrata in una crisi forse irreversibile, ma il punto è un altro. Il punto è: come ci si conosce oggi? Attraverso quali canali, con quali meccanismi?Le tv via cavo sono piene di film sugli amori nati su Internet già da vent’anni, quindi so che questa riflessione potrebbe apparire vecchia in partenza, ma – restando alle citazioni cinematografiche – qualcosa è cambiato. Per corteggiarsi i ragazzi si cercano su Instagram, o su TikTok, o si scrivono su Tinder, oppure su Reddit. Anche i più piccoli, anche alle medie, niente bigliettini sotto il banco, niente poste fuori dal bagno. Tutto avviene attraverso il telefonino, anche quando ci si incontra di persona.

Fin qui tutto bene, a non voler essere passatisti. Solo che, soprattutto nei Paesi anglosassoni dove quest’uso è arrivato ben prima che in Italia,le ragazze cominciano a sentirsi in pericolo. Mi è capitato un paio di anni fa di entrare in un pub di Brighton, in Gran Bretagna, e di trovare nel bagno delle donne questo messaggio scritto sullo specchio: “Se il tuo appuntamento Tinder – una delle principali app di incontri – ti mette a disagio, avvicinati al bancone e chiedi di Patty. Ti aiuteremo a uscirne”. Da un certo punto di vista, l’avevo trovato geniale: sapere di avere un’amica anche dove in realtà non ne avresti nessuna. Poi, mi sono venuti i brividi: siamo davvero così esposte? La scoperta di un’app come Tea, nata proprio con l’intenzione di far sentire le donne più al sicuro, tra mille comprensibili problemi legati alla privacy, mi ha dato la conferma: lo siamo. Lo sono soprattutto le più giovani, o chi è in cerca di una relazione, chi vive molto dentro casa ed è meno consapevole dei pericoli: su quella app le utenti scambiano informazioni sui ragazzi conosciuti online, fanno controlli incrociati dei profili, riescono a capire se e quante bugie ci sono di mezzo. Conoscersi attraverso una rete reale di amici o familiari non è come conoscersi online.

Siamo tutte affezionate a Nora Ephron, a Meg Ryan e a C’è posta per te, ma non ci sono solo le favole. So che pensare di poter tornare indietro, a quando ci si conosceva sul lavoro, a casa di amici o anche semplicemente parlandosi ore dentro lo scompartimento di un treno, è impossibile. Perché il lavoro è sempre più a distanza, gli amici sono stanchi di organizzare cene e i treni italiani sono posti invivibili in cui tutti fanno telefonate col vivavoce. Ma non saranno un’app controversa o un messaggio in bagno a far sentire le ragazze più sicure. Renderle più consapevoli dei rischi, nel frattempo, è l’unica strada.

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