Caro Massimo, sono felice di sapere che il gelato in questa calda estate costa molto poco, anzi pochissimo. Molti giornali riportano una notizia da fonte Ansa: una elaborazione da parte del Centro Formazione e Ricerca dei dati pubblicati dal ministero delle Imprese e del Made in Italy fa emergere che il prezzo medio del gelato è cresciuto notevolmente dal 2021, attestandosi quest’anno a 5,87 euro al chilogrammo. Punta massima a Firenze, con 8,05 euro al chilogrammo. Sfido Ansa, ministero delle Imprese e Centro Formazione e Ricerca a trovare gelato in Italia a meno di 22/25 euro al chilo. Nemmeno il peggiore gelato industriale ha costi così bassi. L’ansia di far percepire un Paese che non c’è fa brutti scherzi.
Gabriele Panza
Caro Gabriele, il gelato non è solo goduria. Il gelato è storia, anzitutto. Ce n’è traccia ovunque. Nella Bibbia: Isacco offre a suo padre Abramo latte di capra mescolato a neve. In Cina: 2000 anni prima di Cristo, cuocevano insieme riso, latte e spezie e poi solid…
Caro Massimo, sono felice di sapere che il gelato in questa calda estate costa molto poco, anzi pochissimo. Molti giornali riportano una notizia da fonte Ansa: una elaborazione da parte del Centro Formazione e Ricerca dei dati pubblicati dal ministero delle Imprese e del Made in Italy fa emergere che il prezzo medio del gelato è cresciuto notevolmente dal 2021, attestandosi quest’anno a 5,87 euro al chilogrammo. Punta massima a Firenze, con 8,05 euro al chilogrammo. Sfido Ansa, ministero delle Imprese e Centro Formazione e Ricerca a trovare gelato in Italia a meno di 22/25 euro al chilo. Nemmeno il peggiore gelato industriale ha costi così bassi. L’ansia di far percepire un Paese che non c’è fa brutti scherzi.
Gabriele Panza
Caro Gabriele, il gelato non è solo goduria. Il gelato è storia, anzitutto. Ce n’è traccia ovunque. Nella Bibbia: Isacco offre a suo padre Abramo latte di capra mescolato a neve. In Cina: 2000 anni prima di Cristo, cuocevano insieme riso, latte e spezie e poi solidificavano l’impasto coprendolo di neve. In Italia: nel 1686 a inventare il gelato moderno è il cuoco siculo Francesco Procopio dei Coltelli. Ma il gelato è anche allegoria: Un gelato al limon, capolavoro di Paolo Conte del 1979, suggerisce l’idea di un piacere fuggevole, ma sublime, languido e sensuale. Non so se sia fondato, il suo sospetto sul prezzo al chilo sottostimato, per raccontare agli italiani in vacanza il Paese che non c’è. Ma l’idea è suggestiva. E mi accende un ricordo: quando andai per la prima volta a Cuba, nel 2006, l’intera isola viveva nell’angoscia per la vita di Fidel, scomparso per il malore che poi l’avrebbe ucciso dieci anni dopo. Quel popolo meraviglioso e orgoglioso, stremato da decenni di penuria e dittatura castrista, stava perdendo anche l’ultima speranza. L’unica cosa che il regime propagandava, a quella gente comunque innamorata della vita e della musica, era il gelato di “Coppelia”, al Vedado. Il surrogato di un benessere perduto, o mai conosciuto.
La sinistra dei privilegiati
non rappresenta i nuovi poveri
Gentile Giannini, una domanda: un professionista che emette fattura per consulenze da centinaia di migliaia di euro su progetti “discutibili” e che racimola in banca gruzzoletti fino a 2 milioni di euro, può considerarsi di sinistra? E giornalisti con le stesse parcelle? Come può questa gente super benestante proporsi elettoralmente ai milioni di disgraziati “accompagnati e poi abbandonati” alle nuove povertà, chiedendo consenso elettorale finalizzato, di fatto, alla difesa del proprio status di privilegiato?
Enzo Bisceglie
Caro Enzo, mi rendo conto del suo sconcerto. Io cerco sempre di non cadere nella trappola della destra, che descrive i Democratici solo come una casta privilegiata di “radical chic” blindati nel “Pd-Ztl”, che dei poveri se ne frega. È una narrazione che trovo consunta e corriva. Ma è vero che questo è stato un difetto della sinistra, per troppi anni e non solo a Milano. Antonio Gramsci invitava i politici a “sentire i bisogni” degli uomini, a “rappresentarsi le loro sofferenze, i loro dolori, le tristezze della vita che sono costretti a vivere”. Se “non si possiede questa forza, non si possono intuire i provvedimenti generali e particolari che armonizzino le necessità della vita con le disponibilità dello Stato”. Questa verità è universale: vale per la sinistra, ma anche per la destra.
Il fastidioso vittimismo
di taluni intervistati
Caro Giannini, ho letto l’intervista a Luciano Spalletti su il Venerdì del 25 luglio, e quella di leggere una serie di copia incolla tutti uguali è ormai una sensazione surreale. L’ex allenatore della Nazionale dice: «Il calcio mi ha rovinato la vita». Sono così scontati, questi personaggi… Se sono donne, sicuramente hanno subìto qualche forma di violenza da bambina e attraverso una elaborazione-monstre sono diventate la donna di oggi. Se sono uomini, sono vittime dei propri errori, ma con una passione più forte di tutto. Cambino registro, per non cadere nel grottesco.
Daniele Mosconi (Fondi)
Caro Mosconi, anch’io provo un certo fastidio per i troppi cliché che alcuni “famosi” ci propinano sui social, sui giornali o in tv. Ma respingo la sua critica. Sulle donne che denunciano di aver subito violenza: qui non è consentita irritazione, ma solo condivisione. Su Spalletti: suona strano un mister che dice “il calcio mi ha rovinato”, parlando dalla sua tenuta di Montaione, tra laghi di cigni, sculture di cappelli, alpaca e vacche highlander. Da tifoso giallorosso, l’ho amato e poi detestato per come ha gestito il viale del tramonto di Totti. Ma non si lamenti, il buon Luciano: di gavetta ne ha fatta, quel che ha se lo è meritato. E l’intervista di Maurizio Crosetti era strepitosa.
Per difendere i palestinesi
usiamo parole come pietre
Caro Giannini, ho apprezzato il suo editoriale su Gaza (Repubblica, 25 luglio). Pare che si cominci ad abbandonare il timore di irritarele comunità ebraiche. Pare che si possano usare parole dure e senza scampo per lo sterminio programmato di un popolo. Io lo chiamo genocidio, anche se non sono un magistrato. Certe sottigliezze ora non contano. Bisogna usare le parole come pietre, per rompere il muro dell’indifferenza.
Tiziana de Novellis
Cara de Novellis, la sua indignazione è la mia. Ma le parole contano, eccome se contano. Criminale è Netanyahu, non il suo popolo. Assassini sono i coloni e i generali che gli obbediscono, non “gli ebrei”. Quello che è successo all’autogrill di Lainate ricorda la notte dei cristalli. Mai più.
Se Meloni temporeggia
Netanyahu non perde tempo
Caro Giannini, ha ragione la Meloni: non si può riconoscere lo Stato di Palestina. È troppo presto, ci sono ancora troppi palestinesi vivi, che potrebbero reclamarne la sovranità. Donne e bambini, giovani e vecchi: prima di riconoscere lo Stato palestinese, Netanyahu deve finire il suo lavoro e sterminarli tutti… Francesco Pulinas
Caro Pulinas, mentre la premier fa finta di niente, io mi riconosco nel presidente della Repubblica, che di fronte ai massacri israeliani a Gaza dice «è difficile non ravvisarvi l’ostinazione a uccidere indiscriminatamente». Ancora una volta, il coraggio di Mattarella supplisce al panico di Meloni.