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“Fisco lunare e pace fiscale”

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Per pagare le tasse ci scontriamo con meccanismi kafkiani. Ma niente paura: il buon Salvini ci condonerà
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Caro Giannini, «le tasse sono una cosa bellissima» diceva Padoa-Schioppa. Per una tardiva registrazione di un contratto di locazione, devo pagare la sanzione amministrativa, attraverso il cosiddetto “ravvedimento operoso”…

Decido di fare da solo, e scopro quanto segue. Per calcolare l’importo della sanzione devo partire dall’imposta di registro ipotetica, dalla quale però io sono esentato a seguito del regime fiscale che ho scelto… A questo importo devo applicare la percentuale minima, che dopo svariate ricerche, individuo al 15 per cento. All’importo così ottenuto, devo applicare un’ulteriore percentuale, in base ai giorni di ritardo: devo sceglierla tra 6 (sei!) diverse aliquote… A questo punto calcolo l’importo della sanzione con la semplice formula: canone x 2 per cento x15 per cento x 3,75 per cento. Mi toccano anche gli interessi legali: lo 0,2 per cento annuo, calcolato rapportando su base annua il numero di giorni di ritardo, cioè imposta (comunque non dovuta) x 0,002 x 175/36…

Caro Giannini, «le tasse sono una cosa bellissima» diceva Padoa-Schioppa. Per una tardiva registrazione di un contratto di locazione, devo pagare la sanzione amministrativa, attraverso il cosiddetto “ravvedimento operoso”…

Decido di fare da solo, e scopro quanto segue. Per calcolare l’importo della sanzione devo partire dall’imposta di registro ipotetica, dalla quale però io sono esentato a seguito del regime fiscale che ho scelto… A questo importo devo applicare la percentuale minima, che dopo svariate ricerche, individuo al 15 per cento. All’importo così ottenuto, devo applicare un’ulteriore percentuale, in base ai giorni di ritardo: devo sceglierla tra 6 (sei!) diverse aliquote… A questo punto calcolo l’importo della sanzione con la semplice formula: canone x 2 per cento x15 per cento x 3,75 per cento. Mi toccano anche gli interessi legali: lo 0,2 per cento annuo, calcolato rapportando su base annua il numero di giorni di ritardo, cioè imposta (comunque non dovuta) x 0,002 x 175/365.

Per procedere al pagamento, scopro che devo utilizzare un particolare tipo di F24 in cui dovrò inserire, oltre ai miei dati anagrafici: un misterioso codice “tipo” che i siti di commercialisti mi assicurano debba essere la lettera F; l’elemento identificativo del contratto, codice di 16 (sedici!) caratteri che devo ricostruire io, assemblando altri 5 (cinque!) codici relativi al contratto;gli importi da pagare, distinti tra sanzione e interessi, corredati dai rispettivi codici tributo.

Finalmente procedo al pagamento, stanco ma felice: ho saldato il mio debito con l’erario di 5,20 euro. Ora attendo serenamente le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate. Le tasse sono una cosa giusta, ma sul “bellissime” avrei qualche dubbio.

Roberto Rognoni

Caro Rognoni, dopo l’Odissea che ha descritto, e che ho voluto lasciare quasi testuale, non posso che darle la mia solidarietà. Nel lontano 1992, di fronte al caos scatenato dal nuovo modello 740 lanciato dal ministro delle Finanze Goria, l’allora presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro coniò la formula del “fisco lunare”, che da allora ha riscosso sempre grande successo. Purtroppo anche le cose “belle” come le tasse - per tornare a Tomaso Padoa-Schioppa - hanno un lato oscuro. Lei ci è andato a sbattere, come Kafka nel Castello. Ma si consoli: con la prossima legge di bilancio Salvini ha già promesso un’altra, fantasmagorica “pace fiscale”. Fossi in lei, pre allerterei il commercialista.

Perché quelli del Pacco da giù non restano giù a studiare?

Caro Giannini, qualche riflessione sull’articolo Non solo tarallucci e vino apparso sul Venerdì del 18 luglio, quello sul Pacco da giù. Ho provato tenerezza e tristezza per quei ragazzi e quelle ragazze catapultati a Torino a studiare, ma con una forte nostalgia delle loro famiglie e della loro terra. Rabbia per un Sud che non riesce a progredire. Molti dei ragazzi citati dall’articolo sono pugliesi: mi chiedo, in Puglia non c’è l’università? Ho googlato e ho scoperto che l’Ateneo di Bari ha 13 facoltà… Perché non iscriversi lì, risparmiando l’affitto (e i pacchi)? Sono forse università poco qualificate? Mi si dirà: i ragazzi vogliono la loro indipendenza.

Certo, ma con “sovvenzione famigliare” pagata da famiglie che possono permettersi un affitto mensile a Torino per tre-cinque anni. Anch’io a 18 anni volevo andare in un’altra città per studiare lingue: mia madre mi ha risposto che potevo farlo presso l’università della mia città, e così è stato. Tutto ciò non vale, ovviamente, per la questione della mancanza di lavoro, spinosissimo e annoso problema del Mezzogiorno. Però, intanto: io resto qui, a studiare nella mia terra, con meno soldi d’affitto e meno nostalgia, ma più voglia di cambiare le cose nella mia regione, che ha tanto bisogno di giovani intelligenti.

Angela Fontanini

Cara Angela, prendo il suo come un accorato grido di dolore, da un Mezzogiorno che non si rassegna al declino e alla fuga dei cervelli. La transumanza dei giovani da Sud a Nord è sempre più massiccia. Il dramma è che ormai tanti ragazzi se ne vanno proprio dall’Italia. Lo hanno fatto in più di centomila negli ultimi nove anni: è un capitale umano che abbiamo perso per sempre, perché questi giovani non torneranno più.

Lei ha ragione quando dice che anche a Sud ci sono buone università. Ma al di là del prestigio dei singoli atenei, a Nord il circuito studio-lavoro funziona molto meglio. Dopodiché è verissimo che certe opportunità sono permesse solo a chi ha un solido welfare familiare, mentre per i figli dei ceti sociali più deboli l’ascensore sociale è fermo.

È questa deriva che condanna certe aree meridionali alla desertificazione. Ci sono eccellenze che crescono e avanzano, tra Puglia e Campania. Ma senza la buona politica ogni sforzo è vano. Come ho sentito dire una volta allo stadio, in Italia la “questione arbitrale” conta più della Questione Meridionale.

Washington, Tel Aviv, Mosca: che begli amici ha Roma

Gentile Massimo Giannini, sono ogni giorno più sconfortato. La più grande democrazia liberale capitanata da un gruppo di affaristi incolti e prepotenti, con un presidente avido, arido e tecnicamente “delinquente”, eppure con grande consenso elettorale. L’unica democrazia mediorientale, governata da un freddo cinico sterminatore e affamatore del popolo palestinese. L’Ucraina aggredita manu militari da un Paese il cui presidente,eletto ma non troppo, si è formato nel Kgb. E il nostro Paese, oggi, di alcuni di costoro non sembra essere proprio un nemico giurato.

Agostino Luè (Pavia)

Gentile Agostino, non si perda d’animo. L’ora è buia, ma l’ottimismo della volontà non ci deve abbandonare. L’Internazionale degli Autocrati gode del suo momento più felice, purtroppo. Ma ci sono anticorpi, e anche “corpi” che resistono.Lo ripeto ancora una volta: in Italia, il presidente Sergio Mattarella è uno di questi, e il fatto che proprio l’Impero del tiranno di Mosca abbia indicato il nostro Capo dello Stato come un “russofobo” mi lascia pensare che non tuttoè perduto. Proviamo a sorridere, nonostante tutto, ricordando con un po’ di sana ironia il grande Ennio Flaiano che diceva “coraggio, il meglio è passato”.

Sul Venerdì del 22 agosto

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