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Nelle mani di Floria

L'ultimo turno. Leon Benesch è la protagonista del film di Petra Volpe 

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Il film “L’ultimo turno” ci parla del mestiere più importante del mondo e di cui troppo spesso ci dimentichiamo: l’infermiera
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I corpi, finalmente. Abituati a vederli scomparire – tecnologici, plastificati, decorativi – negli ospedali siamo sicuri di ritrovarli. Difficile ignorarli quando il cuore si ferma, il respiro si affanna, la vescica si blocca. Possono guarire, possono morire.

L’ultimo turno di Petra Volpe è un film (appassionante e politico) sull’importanza della professione infermieristica e la sua crisi. Floria lavora nel reparto di chirurgia di un ospedale svizzero. Sa dare l’umanità del suo tempo ai pazienti senza sottrarlo alle mansioni tecniche. Per 92 minuti la macchina da presa la accompagna. La gentilezza con cui si muove, la serietà con cui decide, la determinazione fragile con cui affronta situazioni difficili.

Di lei sappiamo niente, ma basta vederla in azione un minuto e le siamo amici, genitori, sorelle, fratelli. Una madre terminale, un uomo mite che attende da giorni la diagnosi, un ragazzo che si sente solo, un degente in regime di solvenza che perde le staffe. La notte si avvicina, i…

I corpi, finalmente. Abituati a vederli scomparire – tecnologici, plastificati, decorativi – negli ospedali siamo sicuri di ritrovarli. Difficile ignorarli quando il cuore si ferma, il respiro si affanna, la vescica si blocca. Possono guarire, possono morire.

L’ultimo turno di Petra Volpe è un film (appassionante e politico) sull’importanza della professione infermieristica e la sua crisi. Floria lavora nel reparto di chirurgia di un ospedale svizzero. Sa dare l’umanità del suo tempo ai pazienti senza sottrarlo alle mansioni tecniche. Per 92 minuti la macchina da presa la accompagna. La gentilezza con cui si muove, la serietà con cui decide, la determinazione fragile con cui affronta situazioni difficili.

Di lei sappiamo niente, ma basta vederla in azione un minuto e le siamo amici, genitori, sorelle, fratelli. Una madre terminale, un uomo mite che attende da giorni la diagnosi, un ragazzo che si sente solo, un degente in regime di solvenza che perde le staffe. La notte si avvicina, il tempo si restringe, pochi medici all’orizzonte. Richieste continue e situazioni imprevedibili in un reparto a corto di personale.

Il film ci agita, perché le emergenze sono tante, il film ci calma perché siamo nelle mani di Floria. «Come si sente oggi?», «Ora le misuro la pressione», «Da uno a dieci, quanto le fa male?». Una professione in difficoltà: sempre meno infermieri, sempre più pazienti.

Lo State of the World’s Nursing 2025 dell’OMS stima che per rispondere al bisogno attuale della popolazione globale mancano circa sei milioni di infermieri. I paesi ad alto reddito li attraggono da quelli a basso reddito, ma anche questo è un problema. In Italia, la densità d’infermieri è tra le più basse d’Europa. L’attrattiva del loro lavoro è in calo. Non mi stupisco: aumentano i problemi e le richieste, non altrettanto gli investimenti e gli stipendi.

Sul Venerdì del 22 agosto

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