A casa tutti bene di Annalisa Cuzzocrea: adozione e fine vita
di Annalisa CuzzocreaScriveva Philip Roth in Pastorale americana: “Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo Paese, non sei tenuto a venerare il posto in cui vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro”. Ho trovato questa citazione in esergo a La strada di casa. Figli in cerca delle origini, di Melania Petriello, casa editrice Round Robin. E ho scoperto una cosa che non sapevo: ancora oggi, non c’è una legge in Italia che consenta a chi è stato adottato di sapere da dove viene, chi è sua madre, quali siano le sue origini. Come per molte cose, c’è una sentenza della Cassazione che dice che sì, è giusto che un figlio possa chiedere al genitore che lo ha messo al mondo di sciogliere il suo segreto. Se vuole. Se è in grado. Se ne ha il coraggio. Ma come sempre quando ci sono sentenze, e non leggi, è tutto molto complicato. Dipende dal tribunale, dal giudice, dalla tua ostinazione, dalla forza che hai o che ti manca. Il libro di Petriello è un insieme di…
Scriveva Philip Roth in Pastorale americana: “Non sei tenuto a venerare la tua famiglia, non sei tenuto a venerare il tuo Paese, non sei tenuto a venerare il posto in cui vivi, ma devi sapere che li hai, devi sapere che sei parte di loro”. Ho trovato questa citazione in esergo a La strada di casa. Figli in cerca delle origini, di Melania Petriello, casa editrice Round Robin. E ho scoperto una cosa che non sapevo: ancora oggi, non c’è una legge in Italia che consenta a chi è stato adottato di sapere da dove viene, chi è sua madre, quali siano le sue origini. Come per molte cose, c’è una sentenza della Cassazione che dice che sì, è giusto che un figlio possa chiedere al genitore che lo ha messo al mondo di sciogliere il suo segreto. Se vuole. Se è in grado. Se ne ha il coraggio. Ma come sempre quando ci sono sentenze, e non leggi, è tutto molto complicato. Dipende dal tribunale, dal giudice, dalla tua ostinazione, dalla forza che hai o che ti manca. Il libro di Petriello è un insieme di storie ed è al tempo stesso un’inchiesta su un pezzo di legislazione che manca. Come sul suicidio assistito, i tribunali arrivano dove il Parlamento non è in grado di arrivare perché non riesce a sciogliere nodi che sono profondi. Tenendo insieme e bilanciando più diritti: quello al segreto, se sei una donna che non vuole o non può tenere suo figlio. Quello a sapere chi sei, per i bambini abbandonati la cui storia affonda in un altrove che non possono ricostruire. Dovrebbero servire a questo, i Parlamenti democratici. A bilanciare interessi e diritti diversi. A non ledere la libertà di nessuno. Qualche settimana fa in Veneto ho parlato con il presidente Luca Zaia della sua battaglia sul fine vita, persa per volontà della sua stessa maggioranza. Gli ho chiesto: Sapeva che è un tema difficile per il centrodestra, perché ha deciso di farsene carico? Mi ha raccontato di quanto lo avesse segnato la vicenda di Eluana Englaro, mentre era in Parlamento e faceva parte di un governo che lottava contro il diritto del padre a lasciarla andare via. E di una cosa che va oltre il dolore delle persone malate, oltre il loro diritto a non soffrire: la dignità. Ho pensato alla dignità di Laura Santi, che ha lottato per poter decidere quando dire basta a una vita in cui il suo corpo non rispondeva più a lei, ma era in mano ad altri. E le procurava dolori terribili. Ha avuto accesso al suicidio assistito nella sua casa di Perugia, mentre Martina Oppelli, qualche settimana dopo, è dovuta andare in Svizzera. Quando non si ha il coraggio di fare una legge per rispondere a bisogni che attraversano le vite di tutti noi, finiamo per lasciare al caso, alle coincidenze, ai regolamenti regionali, ai tribunali meno sordi, quelli che dovrebbero essere diritti. Non può funzionare così. Ben vengano i libri che ce lo ricordano.
Sul Venerdì del 29 agosto 2025