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Massimo Giannini: sui balneari io sto con Alessandro Gassmann

PER POSTA. L’attore ha detto una cosa semplice:abbassate i prezzi e la gente tornerà in spiaggia
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Caro Massimo, apprendiamo che spiaggisti e ristoratori, forse anche albergatori, si lamentano dell’andamento della stagione. Possibile che non si siano resi conto che hanno raschiato il barile? Come farebbero dipendenti e pensionati che hanno redditi bloccati da anni a pagare i maggiori costi, in alcuni casi molto esagerati, dei prezzi degli ombrelloni, dei lettini, di una pasta a vongole o di una grigliata, che spesso raggiungono cifre da capogiro? Se tra non molto lavoratori e pensionati dovranno rivolgersi alla Caritas (molti già lo fanno), come possono affollare i loro esercizi? Ormai è una guerra interna tra gli “autonomi”. Sono loro che hanno i soldi. La ricchezza è nelle loro mani. Gli altri sono ridotti alla fame: figuriamoci se possono pensare alle vacanze, all’ombrellone e al lettino. È già un traguardo difficile poter riempire il carrello della spesa.
Walter Scarpino

Caro Walter, forse lei esagera un po’, quando descrive un Paese spaccato in due tra pochi “autonomi” ricchi e…

Caro Massimo, apprendiamo che spiaggisti e ristoratori, forse anche albergatori, si lamentano dell’andamento della stagione. Possibile che non si siano resi conto che hanno raschiato il barile? Come farebbero dipendenti e pensionati che hanno redditi bloccati da anni a pagare i maggiori costi, in alcuni casi molto esagerati, dei prezzi degli ombrelloni, dei lettini, di una pasta a vongole o di una grigliata, che spesso raggiungono cifre da capogiro? Se tra non molto lavoratori e pensionati dovranno rivolgersi alla Caritas (molti già lo fanno), come possono affollare i loro esercizi? Ormai è una guerra interna tra gli “autonomi”. Sono loro che hanno i soldi. La ricchezza è nelle loro mani. Gli altri sono ridotti alla fame: figuriamoci se possono pensare alle vacanze, all’ombrellone e al lettino. È già un traguardo difficile poter riempire il carrello della spesa.
Walter Scarpino

Caro Walter, forse lei esagera un po’, quando descrive un Paese spaccato in due tra pochi “autonomi” ricchi e tutti gli altri italiani ridotti alla fame. Le disuguaglianze aumentano, ma un po’ di ceto medio esiste e resiste ancora. Gli arenili rimasti vuoti e gli ombrelloni venduti a peso d’oro sono stati il grande tema socio-politico dell’estate. La sinistra l’ha usato per dire che l’Italia meloniana è in bancarotta, la destra l’ha negato per confermare che la nave va. Come sempre, la verità sta in mezzo. La statistica ufficiale dice che le presenze turistiche sono aumentate del 9,3 per cento, ma in molte zone rinomate come il Salento e la Riviera Romagnola c’è stato un calo oggettivo. E lo dico per esperienza personale: a Cervia, per un evento pubblico di fine luglio, ho visto molti “bagni” sguarniti. Io sto col grande Alessandro Gassmann, che ha affondato la lama nella sabbia: cari balneari, forse avete esagerato con i prezzi, se li abbassate un po’ le cose andranno meglio. Ma il tempo stringe: da giugno 2027 le concessioni verranno messe a gara, e a far diminuire prezzi e tariffe ci penserà la Bolkenstein.

Il Bosco Verticale non è vita, è plastica

Caro Massimo, non mi piace il Bosco Verticale, opera dell’architetto Stefano Boeri. Non ne faccio una questione di permessi o di speculazioni o illegalità varie, semplicemente lo considero contro natura. Un bosco è qualcosa ricco di vita, di varietà, di vegetazione che si rinnova, di creature che lo abitano, di sottobosco ricco di specie vegetali e animali. La luce del sole ci gioca dentro, la pioggia o le tempeste lo modellano, la neve ne fa un incanto fiabesco, il vento crea musica e incontri con animali piccoli e grandi sono sempre sorpresa. In un bosco si cammina, si esplora, si medita, ci si sperde, si vive. Insomma, un bosco è VITA in tutta la sua complessità, non un totem con effetto plastica come il cosiddetto Bosco Verticale, cemento nel cemento e vuota illusione per pochi.
Katia Bortoletto

Cara Katia, la capisco. L’opera della natura non è mai riproducibile: il bosco cileno sotto la pioggia raccontato da Neruda, o la foresta americana più selvaggia descritta da Thoreau. Ma io trovo quei “totem” di Boeri assai belli a vedersi. Che poi siano anche “cemento nel cemento e vuota illusione per pochi”, come lei scrive, è questione che attiene forse più alla politica che all’estetica. Che la Milano dei grattacieli sia scintillante per i ricchi ma respingente per tutti gli altri è chiarissimo. E che il governo mandi la celere a sgombrare il Leoncavallo, mentre la procura indaga i fasti delle grandi speculazioni immobiliari, mi pare proprio il segno dei tempi.

Ma lei procurerebbe la morte da medico a un suo paziente?

Caro Giannini, ha pensato che per dare il fine vita qualche dottore o infermiere deve procurare la morte ai pazienti? Lei lo farebbe? E poi dormirebbe sonni tranquilli nel vedere gli occhi delle sue vittime che lo fissano? Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, mio caro sprovveduto.
Eliana Migliore

Cara Eliana, io sarò uno sprovveduto, ma lei è male informata. Purtroppo la sua lettera riflette lo stato del dibattito su questo tema, dove cinici politicanti dell’ignavia speculano sull’ignoranza della gente. Non bisogna confondere il fine vita con l’eutanasia e l’omicidio del consenziente. Chi chiede una normativa chiara non vuole legalizzare il suicidio, né obbligare alcuno a uccidere qualcun altro. I pazienti non sono “vittime”, ma persone capaci di intendere e di volere, che di fronte a immani sofferenze e malattie incurabili esigono una morte dignitosa. Questa è la condizione essenziale che la Consulta ha fissato, per inserire il fine vita nel nostro ordinamento. Abbiamo il dovere di farcene carico.

Il regalo di lusso alla mamma, specchio della famiglia italiana

Caro Giannini, ho letto la sua rubrica su D, a proposito della borsa da 30 mila euro regalata da Lazza alla sua mamma durante il concerto. Sarà d’accordo che ci troviamo nel dominio più vasto della famiglia naturale, di sangue, tradizionale, nelle sue più recenti e sconce evoluzioni. Nel trionfo dell’ipocrisia e dell’apparenza conformista a TikTok (o roba del genere). L’educazione alla stupidità di molti genitori – anche senza Rolex, macchinette o Smart – costa ma non dà ricavi. E può creare disgraziati.
Roberto Tatarelli

Caro Tatarelli, de L’anniversario del premio Strega Andrea Bajani ho condiviso soprattutto una frase: “Credo ci sia qualcosa di cattolico e italiano che andrebbe approfondito, nel nostro ridurre a famiglia ogni atto sociale e ogni spinta identitaria, dal mutuo aiuto al capitalismo familiare alla vendetta, dall’articolazione della rete criminale all’incapacità di esprimere una forma di governo duraturo, una forma cioè di potere riconosciuto come superiore al vincolo dei geni o della parentela”. Teniamo famiglia, ma spesso ne facciamo un pessimo uso.

I caduti sul lavoro non sono disgrazie ma omicidi

Caro Giannini, i morti sul lavoro sono un problema gravissimo che non viene affrontato da nessuno. Anche solo 1 morto all’anno sarebbe troppo, ma i morti sono due o tre al giorno. I morti non sono disgrazie, ma sono omicidi.
Franco Bagni

Caro Bagni, si chiama Operaicidio, lo scrivono in un libro Bruno Giordano e Marco Patucchi. E lei dice il vero: è una tragedia, ma non interessa a nessuno.

Su Venerdì del 29 agosto 2025

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