La musica che accompagna i titoli di coda di uno dei migliori film della stagione è l’oratorio di Händel Il trionfo del tempo e del disinganno (è lì l’aria sublime Lascia la spina, cogli la rosa). Meglio di qualunque pressbook, la scelta musicale individua il tema del film, infatti i personaggi dell’oratorio händeliano si chiamano Bellezza, Piacere, Disinganno, Tempo. Il film parla dunque del tempo che ghermisce l’adolescenza – le sue urgenze, le sue attese. Al cinema da ieri, Enzo è l’ultimo progetto che Laurent Cantet, scomparso nel 2024, ha condiviso col fedele Robin Campillo, che qui è il regista: due tra i più brillanti narratori del cinema francese di oggi. Cugino postmoderno dell’Ernesto sabiano, Enzo ha sedici anni e abita in una villa sul mare nel Sud della Francia: da quella terrazza, il suo destino borghese sembra già scritto. I genitori lo amano, ma di quell’amore che non chiede chi sei, ma cosa sarai. Con una forza inconsapevole, quasi inerziale, Enzo sente il rischio di …
La musica che accompagna i titoli di coda di uno dei migliori film della stagione è l’oratorio di Händel Il trionfo del tempo e del disinganno (è lì l’aria sublime Lascia la spina, cogli la rosa). Meglio di qualunque pressbook, la scelta musicale individua il tema del film, infatti i personaggi dell’oratorio händeliano si chiamano Bellezza, Piacere, Disinganno, Tempo. Il film parla dunque del tempo che ghermisce l’adolescenza – le sue urgenze, le sue attese. Al cinema da ieri, Enzo è l’ultimo progetto che Laurent Cantet, scomparso nel 2024, ha condiviso col fedele Robin Campillo, che qui è il regista: due tra i più brillanti narratori del cinema francese di oggi. Cugino postmoderno dell’Ernesto sabiano, Enzo ha sedici anni e abita in una villa sul mare nel Sud della Francia: da quella terrazza, il suo destino borghese sembra già scritto. I genitori lo amano, ma di quell’amore che non chiede chi sei, ma cosa sarai. Con una forza inconsapevole, quasi inerziale, Enzo sente il rischio di un futuro inautentico e, mentre l’adolescenza cresce nel suo corpo, compie un gesto al tempo stesso simbolico e concreto: lascia la scuola e inizia un apprendistato come muratore in un cantiere poco lontano da casa. Non per ribellarsi, ma per cercare un ambiente che lo faccia sentire reale. Tra le impalcature e il cemento, nel contatto quotidiano con operai sconosciuti, Enzo ascolta e forse impara una lingua diversa da quella che parlano i suoi: meno grammaticale, più viscerale. Lo zenit della sua esperienza è Vlad, un muratore ucraino più grande di lui, esiliato, fragile e virile, con l’incertezza della guerra addosso. Non è un idillio proletario e non è un coming out gay. È la vita pensata con le mani, l’invenzione di un romanticismo che cerca la verità del desiderio. Ti rapisce, ti delude, poi, sicuramente e per sempre, ti salva la vita.
Sul Venerdì del 29 agosto 2025