Il Venerdì

Re Trump contro i mulini a vento

Re Trump contro i mulini a vento
(reuters)

VIAGGI DA FERMO L’amministrazione Usa blocca un grande parco eolico. E qualsiasi altra forma di energia rinnovabile. C’entra anche la passione di Donald per il golf

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È significativo che nell'intervista a Riccardo Staglianò che il Venerdì pubblica questa settimana in copertina, il guru della destra tecnofascista trumpiana Curtis Yarvin non nomini nemmeno di sfuggita il riscaldamento globale tra i problemi che affliggono il suo Paese e il mondo (cita l'auto elettrica, ma solo per lodare il suo quasi-amico Elon Musk). Quanto al presidente/forse dittatore/magari pure re, il suo negazionismo è da sempre esplicito, e la sua guerra a tutte le forme di energia rinnovabile si fa di giorno in giorno più aggressiva (del resto il suo grido di battaglia, già all'inaugurazione, fu Drill, baby, drill!, che potremmo tradurre come "Trivella come se non ci fosse un domani" - e infatti).

Quelle che proprio Trump non sopporta sono le pale eoliche: solo dieci giorni fa, il suo Bureau of Ocean Energy Management ha bloccato la costruzione di Revolution Wind, un grande parco eolico offshore da 1,5 miliardi di dollari al largo delle coste del Rhode Island (sopra la mappa, ma dal satellite l’impianto non si vede). La ditta danese Ørsted, che l'aveva già completato all'80 per cento, promette azioni legali, ma intanto è crollata alla Borsa di Copenaghen. Come motivazione per lo stop, l'amministrazione cita generiche "preoccupazioni per la sicurezza nazionale", ma Trump non perde occasione per ribadire il suo viscerale odio per quelli che chiama windmills, mulini a vento: "distruggono il nostro paesaggio, le nostre valli, le nostre pianure", spiegò in una lunga tirata piena come al solito di bugie e vaneggiamenti durante il suo incontro con Ursula von der Leyen in Scozia il mese scorso.

Proprio in Scozia, ricostruisce un articolo del New Yorker, è nata l'avversione di Donald per le pale, che feriscono lo sguardo degli avventori del suo golf club (qui sopra). E pensare che ancora nel 2009 il tycoon aveva firmato un appello pubblico al presidente Obama perché addirittura rendesse ancora più restrittiva la legislazione ambientale. Oggi naturalmente i produttori di combustibili fossili sono i maggiori alleati e finanziatori di Trump, che guarda caso nell'accordo sui dazi ha imposto agli europei di comprare 750 miliardi di gas e petrolio americani; e pazienza se le rinnovabili costano sempre meno, pazienza se la Cina produce e vende sempre più energia pulita a tutto il mondo, pazienza se il pianeta va in malora. Vuoi mettere quant'è bello l'odore di benzina bruciata al mattino sui campi di golf della Scozia?

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