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Annalisa Cuzzocrea: No, non è “normale”

Gisèle Pelicot: drogata dal marito e fatta stuprare da 50 uomini che si ritenevano “normali”. Il coniuge è stato condannato a 20 anni, gli altri a varie pene minori (Agf) 

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Esibire o spiare le donne nelle chat. Non siamo trofei, e questo il maschio ancora lo ignora
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La cosa che fa più paura, della scoperta della pagina Facebook Mia moglie, con oltre 32 mila iscritti che postavano foto delle proprie compagne e altri che commentavano in modo indegno, è la differenza di percezione. Negli ultimi giorni ho parlato con donne di tutte le età sconvolte alla sola idea che il proprio marito possa fare una cosa del genere: usare le loro immagini per eccitare altri uomini, senza pensare che per una cosa del genere serva – quanto meno – il consenso della persona che sostengono di amare.Ho poi parlato con uomini che sì, annuivano, ma meno convinti. E con alcuni che pretendevano di spiegarmi che i meccanismi del desiderio funzionano così: non si tratta di mascolinità tossica, tutto questo non ha nulla a che fare con il caso di Gisèle Pelicot, la donna francese che il marito ha narcotizzato e fatto violentareda decine di uomini mentre era completamente incosciente. “Come morta”, dicono loro stessi nelle testimonianze – agghiaccianti – riportate nel libro indagin…

La cosa che fa più paura, della scoperta della pagina Facebook Mia moglie, con oltre 32 mila iscritti che postavano foto delle proprie compagne e altri che commentavano in modo indegno, è la differenza di percezione. Negli ultimi giorni ho parlato con donne di tutte le età sconvolte alla sola idea che il proprio marito possa fare una cosa del genere: usare le loro immagini per eccitare altri uomini, senza pensare che per una cosa del genere serva – quanto meno – il consenso della persona che sostengono di amare.Ho poi parlato con uomini che sì, annuivano, ma meno convinti. E con alcuni che pretendevano di spiegarmi che i meccanismi del desiderio funzionano così: non si tratta di mascolinità tossica, tutto questo non ha nulla a che fare con il caso di Gisèle Pelicot, la donna francese che il marito ha narcotizzato e fatto violentareda decine di uomini mentre era completamente incosciente. “Come morta”, dicono loro stessi nelle testimonianze – agghiaccianti – riportate nel libro indagine di Manon Garcia Vivere con gli uomini. Che cosa ci insegna il caso Pelicot, pubblicato da Einaudi Stile libero. È chiaro che ci sono dei gradi, che la violenza usata contro una donna inerme da oltre 50 uomini, nessuno dei quali è uscito da quella casa e ha denunciato cosa accadeva, è qualcosa di inimmaginabile. Ma il voyeurismo, le frasi oscene, il sessismo, sono il brodo di coltura che tende a giustificare la violenza maschile. A rimuoverla dall’elenco delle cose serie di cui occuparsi. A considerarla in qualche modo endemica, connessa alla natura maschile.Del libro di Garcia mi ha colpito il concetto di normalità. Possiamo dire che quei 50 uomini, reclutati per caso dal signor Pelicot, non fossero “normali”? Possiamo dire che nonlo sono 32 mila uomini che scrivono oscenità su donne ignare di essere finite su una pagina Facebook? Cos’è normale, nell’universo maschile, oggi? Andrew Tate e le sue teorie violente contro le donne, la cosiddetta manosfera, possono essere considerati devianza? O vengono accettati come norma? Tanto da far rifugiare Tate e il fratello Tristan negli Stati Uniti – sono accusati di traffico sessuale di esseri umani in Romania – non appena ha vinto Donald Trump?Tempo fa ho scoperto che sulla chat del calcetto di un mio amico giravano video di revenge porn vergognosi. Lui me lo aveva raccontato senza farci caso, come fosse una cosa normale. Come fosse accettabile. E quindi sì, è questo che mi spaventa: la discrepanza tra lo sguardo femminile e quello maschile quando si tratta di relazioni e di consenso. L’incapacità di capire, per molti degli uomini che ostentavano i corpi delle loro mogli, come tutto questo abbia potuto farle sentire violate. Usate. Sono state raccolte testimonianze di mariti che sostengono che non è nulla di che, perché farla tanto lunga, preferiresti che non ti amassi così tanto. Forse sì, preferiremmo non ci amaste così tanto da scambiarci per trofei.

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