Leggendo la sua risposta al sig. Nerio Zucchini (La questione palestinese tra Andreotti e Segre, sul Venerdì del 15 agosto), non ho potuto fare a meno di scriverle! Sono, infatti, rimasto esterrefatto da quanto lei ha esposto, visto che è (o sarebbe, mi scusi) una giornalista; lei afferma di non sapere “nulla dell’Onu e di altre decisioni”: bene, se permette, le rendo noto, non da storico e/o studioso, ma da semplice cittadino che cerca di informarsi, che alcune risoluzioni di questo Organismo (n. 181 del 1947, n.242 del 1967, n. 478 del 1980 e n. 2334 del 2016), hanno stabilito che dovessero esistere, in Palestina, due Stati, che Israele avrebbe dovuto ritirarsi dai territori occupati, che l’annessione di Gerusalemme Est era illegale e venivano condannati gli insediamenti dei coloni nei territori, pensi un po’, palestinesi...Una giornalista, dovrebbe sapere cosa sono stati l’Irgun, la banda Stern, l’Haganah ed altre organizzazioni paramilitari israeliane, che hanno compiuto atti terroristici sia contro gli inglesi (e, fin qui, si potrebbe anche pensare che fossero una sorta di resistenza contro la presenza britannica, ritenuta una sorta di invasore) ma, soprattutto, contro gli abitanti palestinesi che hanno scacciato dai villaggi e dai territori loro, per, poi, insediare i coloni israeliani; e, badi bene, non li hanno invitati gentilmente ad andarsene, ma li hanno assaliti, uccisi, martoriati e, a volte, bruciati vivi nelle loro case. Una giornalista dovrebbe sapere che molti esponenti politici israeliani di spicco, facevano parte di queste bande: Begin, Sharon e Shamir , tutti ex primi ministri dello Stato di Israele. Il finale della sua risposta, è agghiacciante: lei ha usato un termine (trionfato) che denota la mancanza di qualsiasi rispetto nei confronti dei palestinesi massacrati dagli israeliani, derubati delle loro terre e messi nelle condizioni di dover abbandonare quelle che hanno, per far posto a chi, forte di un sedicente diritto divino, ritiene di appropriarsi di un territorio che, di fatto, non è mai stato suo. ?A scanso di equivoci, ci tengo a sottolineare che, chi le scrive, distingue tra Ebrei ed israeliani e che, avendo tre figli, li ha portati ad Auschwitz ed a Mauthausen, al fine di far loro conoscere gli orrori subiti dal popolo ebraico, spiegando loro che, non per questo, sia concepibile ciò che è accaduto, ed accade, nell’inferno palestinese. Forse sarebbe il caso che tornasse ad occuparsi di fatti del cuore, e lo dico senza astio o livore, ma proprio in conseguenza di quanto da lei detto circa la non conoscenza di fatti fondamentali, come da lei ammesso. Buona vita a lei e a tutti i lettori.
Beppi Da Re
Senta, cerchi di capire. Se lei non me lo spiega, non saprò mai cosa sia l’Irgun, e non sa quanto mi spiaccia. C’è un gentile signore che mi scrive un paio di volte al mese per chiedermi: “Perché non si ritira?”: questo dal 1983, quando ero già vecchia per piacere ai ragazzi (adesso di anni ne ho davvero troppi, sono una che ha superato qualsiasi limite, almeno per poter essere sveglia e non scrivere cavolate). Pensi lei, per dire come si facevano i giornali: chiamarono me, che mi stavo occupando di Brigate Rosse, e mi dissero “vai in Vietnam”. Io ci andai senza saperne nulla. E lì incontrai la Fallaci che mi fece subito una scenata per la mia totale ignoranza. Ci restai fino alla vittoria del Vietnam comunista (era ormai alla fine, nell’aprile 1975), poi tornammo con l’ultimo aereo (io ero al Giorno) contentissima perché a Milano mi aspettava un grande amore. Poi nacque Repubblica e io corsi là: e là ci sono ancora, sbaraccando più volte al dì – come ho fatto con la mia miserabile lettera: non si indigni, oltre alla sua mi sono arrivati pacchi di lettere arrabbiate con me. Avevate ragione e che altro posso dire?
Solo pochi sanno ammettere di avere sbagliato. Chapeau!
Gentile sig.ra Aspesi,? le confesso il mio sollievo dopo aver letto, sul Venerdì del 22 agosto, la sua risposta alla lettrice Fabiola Bertolai (La lotta all’antisemitismo non giustifica il genocidio) che le ha espresso la propria delusione in merito alle sue precedenti parole sulla situazione a Gaza. Anche io, sua affezionata lettrice, avevo provato disappunto la settimana scorsa. Le riconosco ancora una volta fine intelligenza e smisurata sensibilità. Poche persone avrebbero avuto il coraggio di fare un passo indietro e chiedere scusa. Chapeau! Un caro saluto
Marina Compagnino
In tante lettere che mi sono arrivate proprio il giorno in cui usciva il mio pentimento, più di una persona si è rallegrata con me per aver capito che avevo sbagliato. L’ho detto, sinceramente, ma altre lettere arrabbiate erano già state spedite. Prima di leggere le mie scuse. Oppure senza neppure leggerle. Grazie davvero per la “smisurata sensibilità” che mi attribuisce.
Lollobrigida parla di tutto tranne che dei morti sul lavoro
Ministro Lollobrigida, si dimetta! Presidente Meloni: è terribile constatare che il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida non spenda una sola parola su una strage di lavoratori che rientra pienamente nelle sue competenze. Gli ho scritto più volte, chiedendo almeno una campagna informativa nazionale sulla pericolosità del mezzo agricolo,ma non è mai stato fatto nulla.Il ministro interviene su ogni tema, ma non su quello che riguarda direttamente la sua responsabilità. Davvero gli italiani meritano un ministro così? Uno dei due morti causati dal trattore negli ultimi giorni era un ragazzino di 15 anni. La informo che le vittime schiacciate dal trattore hanno già superato quota 100 dall’inizio del 2025, mentre nel 2024 furono 143 in totale. Ma le opposizioni non incalzano neppure su questa strage: del resto anche chi ha preceduto il ministro Lollobrigida ha avuto lo stesso atteggiamento.
Carlo Soricelli, curatore dell’Osservatorio Indipendente di Bologna Morti sul Lavoro
Io non so come possa funzionare un trattore che “schiaccia”, quest’anno cento morti, e l’anno non è ancora finito, compreso un ragazzino di 15 anni, bello e sorridente, coi capelli gonfi di giovinezza: morto “schiacciato” da un moderno trattore. Io mi chiedo: cosa ha questo pericoloso trattore che ogni anno semina morte tra chi lavora la terra? Perché nessuno dice qualcosa, soprattutto il Lollobrigida, un ministro inutile come altri che mai, dico mai, si interessano di quel che li riguarda, per esempio i troppi morti sul lavoro, come del resto hanno fatto i ministri di prima? Mi chiedo: negli altri Paesi c’è una maggiore attenzione su questi morti o anche lì pare del tutto normale che chi va a lavorare è destinato a morire? Possibile che nessuno spieghi cosa non bisogna ASSOLUTAMENTE fare per non rischiare la vita? O che non ci sia un intervento dei magistrati perché la strage non si ripeta?