Gentile Giannini, per la prima volta mi trovo in disaccordo con Michele Serra. Dire che il servizio sanitario italiano sia un gioiello – come ha scritto in un’Amaca pre-vacanze – è davvero troppo generoso. D’accordo che operazioni urgenti e importanti sono gratuite… Non è poco, ma questo è un Paese con un gran numero di anziani, parecchi con pensioni indecenti, il cui bisogno spazia dall’ortopedico al dermatologo, dall’oculista all’otorino, dal cardiologo al radiologo al dentista. Poi analisi del sangue e risonanze magnetiche: chi può, paga. Si potrebbero non pagare, ma la risposta allo sportello prenotazioni è: non tra un mese o un anno, niente! Ogni ambulatorio privato, tra i mille spuntati come funghi in anonimi appartamenti, dove pletore di medici – che fuggono dagli ospedali “perché lavoro meno e guadagno di più” e poi “posso tornarci a gettone quando voglio e se voglio” – eseguono a pagamento visite, radiografie e analisi nel giroal più di qualche giorno… Anche il Pronto soccors…
Gentile Giannini, per la prima volta mi trovo in disaccordo con Michele Serra. Dire che il servizio sanitario italiano sia un gioiello – come ha scritto in un’Amaca pre-vacanze – è davvero troppo generoso. D’accordo che operazioni urgenti e importanti sono gratuite… Non è poco, ma questo è un Paese con un gran numero di anziani, parecchi con pensioni indecenti, il cui bisogno spazia dall’ortopedico al dermatologo, dall’oculista all’otorino, dal cardiologo al radiologo al dentista. Poi analisi del sangue e risonanze magnetiche: chi può, paga. Si potrebbero non pagare, ma la risposta allo sportello prenotazioni è: non tra un mese o un anno, niente! Ogni ambulatorio privato, tra i mille spuntati come funghi in anonimi appartamenti, dove pletore di medici – che fuggono dagli ospedali “perché lavoro meno e guadagno di più” e poi “posso tornarci a gettone quando voglio e se voglio” – eseguono a pagamento visite, radiografie e analisi nel giroal più di qualche giorno… Anche il Pronto soccorso, bisogna provarlo: aspettare ore e ore perché ti dicano se il parente è vivo o morto, ricoverabile o no. Troppo spesso con aria di sufficienza, vagano intoccabili camici, col naso in su, zoccoli trascinati fino al bar. Non tutti, ma molti, troppi. Se poi qualcuno difende il servizio sanitario perché è stato curato bene e trattato con cortesia, beh! ci mancherebbe pure il contrario… Che, peraltro, capita.
Lisetta Giacomelli
Gentile Lisetta, una volta tanto, può capitare persino di dissentire da Michele, sulla cui Amaca mi sdraio felicissimo da anni. Anche io, come Serra, considero “un gioiello” il nostro sistema sanitario, che cura il ricco e il povero, il bianco e il nero, il residente o il migrante, senza chiedere la carta di credito come avviene in America. Abbiamo eccellenze che salvano vite di migliaia di pazienti. Ne sono stato testimone, nel mio mese in terapia intensiva durante la pandemia: ho visto davvero gli “eroi” in corsia, di cui ci siamo dimenticati troppo presto. Ma questo è “un gioiello” nelle condizioni date, che vedono una spesa per la salute ridotta per decenni, fino al Covid, e poi incrementata solo sulla carta, cioè in valori assoluti e non rispetto al Pil. Con poche risorse a disposizione, scarsità di personale medico e infermieristico, bassi stipendi, il Servizio Sanitario Nazionale fa miracoli. Ma nel giorno per giorno, il caos che lei descrive è purtroppo oggettivo, e lo pagano soprattutto gli anziani e i più deboli. Rosy Bindi, ex ministra della Sanità che stimo molto, nel suo libro appena uscito (Una sanità uguale per tutti: perché la salute è un diritto, Solferino), scrive che stiamo vivendo la crisi più acuta da mezzo secolo a questa parte. Quel che è peggio è che “il governo pensa di affiancare alla sanità pubblica una seconda gamba privata, poggiata su fondi e assicurazioni, chiamando in soccorso forme di assistenza in antitesi al sistema sanitario nazionale”. Così “si distrugge il principio di equità e universalità delle cure”. Al di là delle esperienze personali, belle o brutte che siano, questa è la posta in gioco.
Con le ferie spezzettate
i ragazzi perdono le “comitive”
Gentile Giannini, la stagione estiva è finita, ma a proposito dei rincari, ho notato che se i lidi non sono più affollati come prima, la ragione sta anche nel fatto che le ferie ormai non si trascorrono più “come una volta”, ma si preferisce suddividerle… D’estate si va al mare, al massimo una settimana, poi si fa un viaggio in Italia o all’estero. D’inverno ci si concede una settimana bianca. Io e la mia famiglia, fermi per tre settimane nella stessa località di mare, abbiamo notato che quasi ogni giorno cambiavano i vicini di ombrellone. La conseguenza è che i ragazzi non formano più le famose “comitive”! Era meglio ieri o è meglio oggi?
Renata Andolvi
Gentile Renata, la penso come lei. Il caro-ombrellone incide, mai consumi e i costumi degli italiani cambiano anche per motivi socio-culturali. Si viaggia di più e per periodi più brevi. La “villeggiatura” di una volta, lunga e stanziale, è il lontano ricordo di noi boomer. La mia la passavo in un tipico, scalcinatissimo paesone della costa laziale: senza internet, senza social, la “comitiva” si divertiva tra sfide a pallone o a pallavolo in spiaggia la mattina, tornei di tressette e briscola il pomeriggio, languidi giochi della bottiglia la sera. Evito sempre il “si stava meglio quando si stava peggio”. Ma non nascondo una certa nostalgia. Sono i brutti scherzi della giovinezza perduta.
Ma perché sulle strade
le frecce sono un optional?
Caro Massimo, le risulta che oggigiorno vendano automobili munite di regolari segnalatori di direzione, chiamati “frecce”? A me sembra che siano ben poche le autovetture che ne sono munite. Alle rotonde, i corridori – li chiamo così perché la velocità è diventata un rito – si presentano anche appaiati, e non segnalano mai la direzione che intendono prendere. Che le frecce siano diventate un optional?
Gianfranco Casati
Caro Gianfranco, da vespista incallito e impaurito, mi risulta eccome. La barbarie avanza, la strada fa da palestra. Non parlo del criminale che falcia il pedone sulle strisce o la famigliola in bicicletta e poi si dilegua. Parlo dell’automobilista medio, che fa inversione a U all’improvviso, sterza a destra senza freccia o parcheggia in doppia fila. Se provi a farglielo notare, ti sbrana. Comincio a pensare sia una perversione della modernità: come nell’inquietante e visionario Crash di James Ballard, ci deve essere gente che gode nel vederne altra maciullata sull’asfalto, tra le lamiere contorte.
Quegli esponenti di governo
che si coprono la bocca
Caro Giannini, soprattutto guardando i notiziari tv scorrono spesso immagini di appartenenti al governo che parlano fra loro coprendosi la bocca con una mano. Una abitudine che, nascondendo il labiale, mette in grande evidenza non solo maleducazione, ma anche paure e insicurezze. Dobbiamo solo sopportare?
Erwin Fusato
Caro Erwin, la cattiva coscienza esige di essere nascosta, e ormai impera persino sui campi di calcio, dove si coprono la bocca anche i giocatori e gli allenatori. Resistere, resistere, resistere.