Qualche settimana fa stavo cercando storie o poesie che parlassero di quel momento dell’anno in cui l’estate sta finendo ma l’autunno non è ancora cominciato, quando il gran caldo rimane solo come un ricordo negli ultimi frutti, dolci e maturi. Insomma, quelle cose lì. Ho effettivamente trovato una poesia, di un autore classico italiano, che descrive esattamente questo. Per esempio: “È venuto un momento che tutto si ferma / e matura. Le piante lontano stan chete: / sono fatte più scure. Nascondono frutti / che a una scossa cadrebbero. Le nuvole sparse / hanno polpe mature. Lontano, sui corsi, / ogni casa matura al tepore del cielo.” E fin qui tutto bene. Perché poi procedo nella lettura della strofa successiva, che recita così: “Non si vede a quest’ora che donne. Le donne non fumano / e non bevono, sanno soltanto fermarsi nel sole e riceverlo tiepido addosso, come fossero frutta. / L’aria, cruda di nebbia, si beve a sorsate / come grappa, ogni cosa vi esala un sapore.” Questa storia c…
Qualche settimana fa stavo cercando storie o poesie che parlassero di quel momento dell’anno in cui l’estate sta finendo ma l’autunno non è ancora cominciato, quando il gran caldo rimane solo come un ricordo negli ultimi frutti, dolci e maturi. Insomma, quelle cose lì. Ho effettivamente trovato una poesia, di un autore classico italiano, che descrive esattamente questo. Per esempio: “È venuto un momento che tutto si ferma / e matura. Le piante lontano stan chete: / sono fatte più scure. Nascondono frutti / che a una scossa cadrebbero. Le nuvole sparse / hanno polpe mature. Lontano, sui corsi, / ogni casa matura al tepore del cielo.” E fin qui tutto bene. Perché poi procedo nella lettura della strofa successiva, che recita così: “Non si vede a quest’ora che donne. Le donne non fumano / e non bevono, sanno soltanto fermarsi nel sole e riceverlo tiepido addosso, come fossero frutta. / L’aria, cruda di nebbia, si beve a sorsate / come grappa, ogni cosa vi esala un sapore.” Questa storia che le donne che non fumano e non bevono ma invece “ricevono” il sole tiepido addosso “come fossero frutta” mi ha francamente turbato, per il ruolo e la funzione che il genere femminile tutto insieme occupa in modo a quanto pare naturalissimo in questi versi. Soprattutto perché, ho accuratamente evitato di dirlo finora, questa poesia, intitolata Grappa a settembre, non è stata scritta da un oscuro autore reazionario e nostalgico del patriarcato, ma da Cesare Pavese, nel 1936, nella sua raccolta più famosa, Lavorare stanca. Non ho una risposta al mio turbamento. Ho solo una domanda, e una torta. Con frutti maturi, e un po’ di grappa.
Che cosa serve
Per 8 persone, come dolce o merenda; 300 g di farina; 150 di burro; 1 uovo intero; 100 g di zucchero; 1 bicchierino di grappa; 300 g di prugne denocciolate
Come procedere
Preriscaldate il forno a 180°. Mescolate con le mani o con la planetaria tutti gli ingredienti tranne le prugne. Spostate l’impasto in una teglia antiaderente e distendetelo con le mani. Lasciate cadere sopra tutte le prugne denocciolate e tagliate a metà, quindi infornate per 30 minuti.