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Uno spray e passa la paura?

L’istruttore Alessandro Santamaria simula un’aggressione nei confronti di una partecipante al corso “armata” di spray. AGF/Nicola Marfisi 

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Questo è quanto sperano gli istruttori e i partecipanti del corso di autodifesa a cui abbiamo assistito. Tra informazioni legali, posturali, comportamentali. E una regola aurea: mai controvento...
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E una tranquilla domenica mattina di ordinario deserto festivo a Sesto San Giovanni. Sono un manipolo i bar aperti, sono chiuse da una vita fabbriche e officine come quelle che anche nella defilata ombra di via Mazzini popolavano un anonimo stabile industriale. Qui, nel cortile, una coppia di ventenni in scintillante abito da sera fuori orario parcheggia alle 10 una Bmw Z4 decappottabile e si dirige al secondo piano per la messa musicale degli Ambasciatori del Regno, confessione evangelica. Un piano più su non si canta ma si urla e in una palestra da seicento metri quadri c’è invece un uomo alto uno e novanta protetto da imbottiture e casco. Finge con eccellente mestiere di minacciare gli allievi che a turno, difendendosi, gli sbraitano addosso. Stai indietro!, stai indietro!, stai indietro!, si sgolano recitando il mantra da manuale. Poi gli spruzzano una miscela, per l’occasione inerte, sulla visiera, e si esercitano a scappare nella direzione giusta. «A 45 gradi in direzione dell’a…

E una tranquilla domenica mattina di ordinario deserto festivo a Sesto San Giovanni. Sono un manipolo i bar aperti, sono chiuse da una vita fabbriche e officine come quelle che anche nella defilata ombra di via Mazzini popolavano un anonimo stabile industriale. Qui, nel cortile, una coppia di ventenni in scintillante abito da sera fuori orario parcheggia alle 10 una Bmw Z4 decappottabile e si dirige al secondo piano per la messa musicale degli Ambasciatori del Regno, confessione evangelica. Un piano più su non si canta ma si urla e in una palestra da seicento metri quadri c’è invece un uomo alto uno e novanta protetto da imbottiture e casco. Finge con eccellente mestiere di minacciare gli allievi che a turno, difendendosi, gli sbraitano addosso. Stai indietro!, stai indietro!, stai indietro!, si sgolano recitando il mantra da manuale. Poi gli spruzzano una miscela, per l’occasione inerte, sulla visiera, e si esercitano a scappare nella direzione giusta. «A 45 gradi in direzione dell’aggressore, mi raccomando, mai lasciargli le spalle» raccomandano ogni volta gli istruttori.

Armi proprie e improprie

Nell’ex Stalingrado d’Italia, comune che nel nord est vive in continuità di Milano, somigliando di fatto a un quartiere, più del caso cemento selvaggio continua a preoccupare la sicurezza. E così la Bono Academy, scuola di arti marziali tappezzata di santini di Bruce Lee, coppe e variopinte foto di campioni del dojo, organizza un corso di autodifesa dedicato allo spray al peperoncino. Euro 55 e (forse) passa la paura. «Ce ne sono decine di tipi di spray, alcuni tollerati dal codice, altri considerati armi improprie, pertanto illegali» spiegano anzitutto al nutrito gruppo di partecipanti i due conduttori della master class urticante che di fronte, su di un tavolo, ripiegano un’impressionante gamma di bombolette, pistole gel, cartucciere portatili di ogni provenienza e genere. Il pepper spray, continuano, era nato in Germania ed era stato dato in dotazione ai postini per contrastare certi temibili cani da guardia che a volte sbucavano dai giardinetti mentre effettuavano le consegne. Diffusosi per uso civile, in Italia è entrato nel 2011 nel novero degli equipaggiamenti previsti dal codice per la legittima difesa senza la necessità del porto d’armi. Il principio attivo è banalmente un estratto dal pepe di Cayenna, e solo quello deve esserci. In Italia uno spray è legale solo se il prodotto non supera i 20 ml, non contiene ulteriori additivi tossici o infiammabili, se la sostanza urticante ha un gradiente non oltre il 2,5 per cento, se il getto del prodotto ha una gittata massima di tre metri. Il grado ideale di piccantezza si valuta consultando la scala di Scoville che dal 1912 misura la concentrazione di capsaicina (la molecola che pizzica) ed oscilla tra 1 milione e 500 mila e i 3 milioni (il Carolina Reaper, peperoncino più piccante mai escogitato, tocca i 2 milioni e 200 mila). «È perciò pericoloso acquistare spray all’estero, ad esempio in Francia, dove spesso i parametri vengono ecceduti: il rischio diventa possedere un’arma impropria».

A misura di portachiavi

Ci sono spray classici, spray a misura di porta chiavi («il posto migliore, in caso di aggressione non si deve stare a pensare dove lo si è messo»), pistole a ricarica con spruzzo orientabile gel. «Fate attenzione alla data di scadenza. Altro pericolo è il trasporto in aereo, gli sbalzi di pressione possono azzerare la pressione delle bombolette». Viene mostrato un video, ripercorre una delle tappe più dolorose del percorso di abilitazione degli istruttori che per diventare tali hanno dovuto subire pure loro, da parte di un sadico esperto ex Swat temprato dalle giungle d’asfalto Usa, una spruzzata. Li si vede in ginocchio, con le mucose incendiate per venti minuti. «Per provare a pulirsi in caso di contatto mai strofinare ma tamponare». Alessandro Santamaria da Sesto, l’altro prof, diciassette anni nella polizia locale trascorsi a insegnare anche ai colleghi i segreti del pepper, indossa le famose imbottiture e dà inizio alla pratica. La mano che non regge la bomboletta va tesa verso di lui in avanti a protezione dello spray, con il palmo aperto, lo spray va nascosto dietro la schiena. Si deve essere chiari urlando. Appunto: Stai indietro!, stai indietro!, stai indietro!. Se l’aggressore non accetta l’invito, spruzzare. E poi scappare a 45 gradi verso di lui, il più velocemente possibile. Nel corso si impara anche a usare la bomboletta esausta come arma contundente, nel caso utile a colpire un eventuale complice che provi a presentarsi alle spalle. Poi si va all’aperto, si spruzza vero spray urlando contro dei manichini. Meglio se sopravvento, come si impara al volo. «Appena a casa lavatevi e cambiate i vestiti». «Insegniamo a salvarsi la vita, nulla di più» sostiene Deborah Carravieri, titolare del corso fondato sul metodo Difesa donna presso la scuola di Sesto fondata dal maestro Roberto Bonomelli, eminenza italiana delle discipline marziali. Le aggressioni durano in media dagli uno ai sette secondi, il primo modo di evitarle è il sospetto.

«Non importa se questo mina i contatti sociali, meglio cambiare marciapiede se non ci piace qualcuno per qualsiasi ragione. Le violenze domestiche sono un altro discorso, lì lo spray non serve ma credo siano stati fatti passi avanti, sappiamo tutte che si deve chiamare l’1522». Si deve imparare a entrare nei luoghi pubblici con un altro occhio. «Io in un locale sono abituata a guardare sempre dove si trovano le uscite di sicurezza. Si devono interiorizzare certi meccanismi perché altrimenti nel momento del bisogno si va in panico». Indurirsi per evitare sorprese. Nel dubbio, partire col mantra – stai indietro!, estrarre e spruzzare. I dati del Viminale dicono che Milano è l’area metropolitana, davanti di poco a Roma, per denunce (7 mila e 93 ogni 100 mila abitanti) tornate a livelli pre Covid nel 2024. Milano e Roma accumulano da sole il 13 per cento della criminalità, e però valgono il 13 per cento della popolazione. Il problema è che la paura, che sia percepita o giustificata, non è quantificabile, e quando si prova è comunque vera. È meglio affrontarla con lo spray secondo Cristina Pinciotta, 54 anni, che una volta dal collega di supermercato era stata importunata e che vede sempre più coltelli all’ordine del giorno. O Lucilla Mazzoleni, 51 anni, che nel parco sotto casa ha visto arrestare per un aggressione un nordafricano, cosa impensabile vent’anni fa. O Francesca, 46, in servizio sui binari Trenord, che sui vagoni non può difendersi e che tornando a casa ha sempre il presentimento possa succederle qualcosa. È ora di pranzo, Sesto è deserta la domenica, i pochi che si incontrano cambiano marciapiede.

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