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Diario allucinato di un critico televisivo

(Moor Studio / Getty Images ) 

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Tutti sappiamo quanto le piattaforme hanno cambiato le nostre abitudini. Ma come se la cava chi film, serie tv, Pacchi, Ruote e Balli deve vederseli per professione?
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ll momento più difficile è la telefonata dell’amico o collega: «Come sarebbe a dire che questa nuova serie è fantastica? Ma che piattaforma è??? Ho già tre abbonamenti, quanti ne devo fare?». Lo capisci benissimo, sei solidale, ma non puoi farci niente – ci devono pensare le piattaforme, un giorno si sveglieranno e accorperanno, a prezzi ragionevoli, l’offerta. Possibilmente tutta l’offerta.

Invece il cambio di paradigma totale dell’addetto ai lavori è avvenuto quando ci si è accorti di essere saliti senza scampo sulla giostra impazzita delle visioni multiple di serie tv. Ne passano decine al mese (per intero solo quelle che meritano, ovvio). La visione a due persone, tipo marito e moglie, si è trasformata in qualcosa di ingestibile. Un solo piccolo esempio: gli attori specializzati in serie tv, caratteristi americani e inglesi soprattutto, quelli che saltano da una serie all’altra. Ne guardi una nuova e appare un volto. E subito: «Ehi, ma questo dove l’abbiamo appena visto? Che ruolo…

ll momento più difficile è la telefonata dell’amico o collega: «Come sarebbe a dire che questa nuova serie è fantastica? Ma che piattaforma è??? Ho già tre abbonamenti, quanti ne devo fare?». Lo capisci benissimo, sei solidale, ma non puoi farci niente – ci devono pensare le piattaforme, un giorno si sveglieranno e accorperanno, a prezzi ragionevoli, l’offerta. Possibilmente tutta l’offerta.

Invece il cambio di paradigma totale dell’addetto ai lavori è avvenuto quando ci si è accorti di essere saliti senza scampo sulla giostra impazzita delle visioni multiple di serie tv. Ne passano decine al mese (per intero solo quelle che meritano, ovvio). La visione a due persone, tipo marito e moglie, si è trasformata in qualcosa di ingestibile. Un solo piccolo esempio: gli attori specializzati in serie tv, caratteristi americani e inglesi soprattutto, quelli che saltano da una serie all’altra. Ne guardi una nuova e appare un volto. E subito: «Ehi, ma questo dove l’abbiamo appena visto? Che ruolo aveva? In quale serie?». Lì, scatta la gara. La memoria tiene fino a un certo punto, finché devi cedere: la puntata continua sullo schermo grande, ma tu prendi lo smartphone e cerchi su quello piccolo. Imdb è la app, apri la sezione “cast”, cerchi di individuare il volto giusto nella fotina, clicchi sul nome, ti sposti su “filmografia” e finalmente, nelle ultime righe, compare la serie dove l’hai visto in precedenza. Intanto nella trama è successo di tutto e hai perso ogni filo, ma che importa? È intrattenimento, no? E ci si è intrattenuti parecchio ugualmente.

E queste sono le parti divertenti, per chi si occupa di tv per lavoro.

Da Netflix in poi è cambiato il mondo: e allora sembrava il migliore dei mondi possibili, anche perché la vera pacchia era arrivata con la pay-tv quando – tra grande sport in diretta e grandissime e selezionate serie anglosassoni – la festa era tale. Se Netflix ha diciott’anni, per dire, Lost ne ha venti, e con Lost si era arrivati davvero all’Isola del tesoro.

Che Netflix avrebbe scardinato l’esistente è apparso chiaro soprattutto quando sono arrivate le concorrenti. Perché Netflix non c’era e l’hanno creata, ma quelle che arrivarono dopo invece si chiamavano Apple, Amazon, Disney. Soprattutto la prima faceva impressione: con gli spiccioli – spiccioli per loro – puntavano alla qualità e ai calibri enormi, azzeccandoci spesso. Se solo ti vantavi un po’ di essere uno spettatore, e un addetto ai lavori, che badava alla qualità, si apriva il mondo, o meglio si frantumava in decine di rivoli che non si potevano più controllare. I divi veri, i registi big del cinema: anni e anni solo a dimostrare chi aveva più potenza di fuoco.

Da allora, l’offerta si è accresciuta vieppiù e tutti noi abbiamo smesso di cercare di controllarla e avere lo sguardo d’insieme. Mentre il pubblico, giustamente, restava nelle zone note – Netflix, appunto, oppure Prime Video in quanto sei già abbonato ai pacchi Amazon – o scopriva la pratica del binge watching. Oppure ancora si faceva condurre per mano dall’algoritmo (orrore. Ma un senso esiste), dai suggerimenti, nonché dai voti che devi dare tu affinché l’algoritmo capisca chi sei e come la pensi (orrore-bis). Insomma, un controllo un minimo specialistico su cosa vedere e consigliare è diventato una chimera.

E sempre con l’implacabile problema di cui sopra (dialogo autentico: «La serie migliore che hai visto quest’anno?». Shogun. «E dov’è?». Disney. «No, non posso, mia moglie mi ammazza». Una moglie che non ci tenga granché a uscire è elemento fondamentale per sopravvivere).

Va da sé, l’addetto ai lavori ha un piccolo problema tutto suo: ovvero la vecchia tv, la generalista, della quale bisogna sapere parecchio, guardare molto, scrivere il giusto. Facile essere specializzati solo in serie tv: provateci invece dovendo intanto controllare cosa succede a Ballando con le stelle.

Negli ultimi tempi, però, ci si consola scoprendo un tipo di fruizione usato dalla popolazione più smart in circolazione. Si dice: in tv non esistono più le seconde serate. Vero, forse anche giusto. Ci sono i Tg alle 20, ci sono i Pacchi o le Ruote dopo, prima delle 21.30 non parte nulla: tra una cosa e l’altra si fanno le 22 – se poi hai anche i pupi da mettere a letto, pure di più. A quel punto c’è il televisore che ti guarda, hai più o meno un’ora prima di crollare e quindi che fai? C’è un bell’episodio di serie tv su Netflix, no? Timing perfetto, e dopo ci si ritira. A Netflix lo sanno, a Netflix la sanno lunghissima – controllare per credere, nell’intervista che ci precede, il repertorio di battute da grande entertainer americano del big Ted Sarandos.

Infine ci sarebbe il vecchio sogno. L’addetto ai lavori che un giorno si ritira a vita privata. A quel punto, continuando a ripetere agli altri che esiste un solo modo per salvarsi dalla tv, ovvero scegliere, scegliere, scegliere ancora, e guai alla vecchia formula “Fammi vedere cosa danno stasera”, guai all’algoritmo eccetera, mettere a frutto l’esperienza – un giorno. Con un colpo d’occhio sapere sempre dove andare e dove difficilmente prendi la fregatura, non avere obblighi d’altro tipo – ovvero una cosa ampiamente alla portata dei non-addetti, purché un minimo attenti. E lì, tra partite di calcio, serie tv clamorosamente accattivanti e qualche rarissima incursione nelle cose di una volta, proclamare per la prima volta al mondo: «Guardo la tv, ed è una cosa meravigliosa».

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