✕

Massimo Giannini: due parole su Armani e Sinner

Ascolta l'audio

Un grande italiano (ovvio, non è Gramsci) e uno che potrebbe esserlo (se solo pagasse le tasse qui)
3 minuti di lettura

Caro Giannini, cosa ne pensa degli epitaffi a Giorgio Armani? Se il mondo dagli Anni 80 celebra non la sostanza, ma solo il denaro, il potere, l’apparenza (chiamata bellezza, ma da grecista per me la bellezza è kalokagathìa), questo è il risultato di chi non ha avuto alcuna remora morale nel cavalcare questa presunta libertà, liberazione, liberismo, liberalismo, ovvero superamento delle barriere morali che governano la vita comune, la giustizia sociale, l’equità. A guidare questa reazione ai movimenti egualitari… c’erano Reagan, Thatcher e Craxi, ma a diffonderla con una propaganda luccicante erano la Milano da bere e gli stilisti, trasformati in maître à penser… Armani è stato l’archimandrita di questa religione dell’apparire che ha portato gli Italiani a adorare miti di cartapesta… realizzati nel potere di Berlusconi e delle sue subrettine. In fondo Trump con queste mogli ex modelle, bionde e silenziose, secondo lo stile dettato da Armani, non è l’erede prediletto di questa scuola? …

Caro Giannini, cosa ne pensa degli epitaffi a Giorgio Armani? Se il mondo dagli Anni 80 celebra non la sostanza, ma solo il denaro, il potere, l’apparenza (chiamata bellezza, ma da grecista per me la bellezza è kalokagathìa), questo è il risultato di chi non ha avuto alcuna remora morale nel cavalcare questa presunta libertà, liberazione, liberismo, liberalismo, ovvero superamento delle barriere morali che governano la vita comune, la giustizia sociale, l’equità. A guidare questa reazione ai movimenti egualitari… c’erano Reagan, Thatcher e Craxi, ma a diffonderla con una propaganda luccicante erano la Milano da bere e gli stilisti, trasformati in maître à penser… Armani è stato l’archimandrita di questa religione dell’apparire che ha portato gli Italiani a adorare miti di cartapesta… realizzati nel potere di Berlusconi e delle sue subrettine. In fondo Trump con queste mogli ex modelle, bionde e silenziose, secondo lo stile dettato da Armani, non è l’erede prediletto di questa scuola? Almeno a sinistra, perché dobbiamo osannare l’uomo che ha incarnato l’esatto contrario dei nostri valori? Riposi, ma in pace!

Giorgio Sandrolini (Bologna)

Caro Giorgio, “l’edonismo reaganiano” non è mai stata la mia tazza di tè. È vero che in quel tempo, sul piano del costume, la consacrazione dell’alta moda rifletteva l’affermazione di una dottrina politica, che ci ha portato fino a Berlusconi e poi a Trump. Ma la moda non è sempre e solo “apparenza” al servizio del potere. In certi momenti è stato anche un veicolo di trasformazione sociale, proprio nel senso egualitario di cui lei parla: pensi solo a cosa ha significato per le donne la minigonna di Mary Quant negli Anni 60. E comunque, in quel bel mondo tagliato a misura di miliardari e modelle, Armani ex vetrinista della Rinascente ha almeno “democratizzato” lo stile. Visto che lei è grecista: non mi sognerei mai di accostare un tailleur greige al Partenone, o una giacca destrutturata al Discobolo di Mirone. Ma far bene le cose, e far belle le cose, è una lezione che vale in tutti i campi della vita. Armani lo ha fatto nel suo. E con la sua Fondazione ha sempre dato in beneficenza centinaia di milioni di euro. Non è poco, nell’élite così eterea e distante di cui faceva parte. È stato un grande italiano, ma non lo accosterei a Gramsci.

Jannik sarà pure campione ma con la casa a Montecarlo

Caro Massimo, gli italiani adorano Sinner perché è un vincente, un vero campione. Come persona, niente da dire. Ma Sinner è italiano? È domiciliato in Italia? Paga le tasse in Italia? In un sondaggio di una trasmissione radiofonica la maggioranza degli ascoltatori condivideva questa tesi: fa bene, lui che può, a non pagare le tasse, è un grande campione e si può permettere di tutto. Mi infastidisce il sottile desiderio che sta dietro a questi ragionamenti: chi può sfuggire al fisco lo faccia, beato lui. Per me chi non risiede in Italia non è italiano. Pecco Bagnaia lo è, perché le tasse le paga in Italia, senza sotterfugi. Sinner no, perché non paga le tasse qui. Quindi è italiano solo nel senso che è un opportunista.

Gianni Facca (Venezia)

Caro Gianni, da tifoso ti rispondo “Sinner non si discute, si ama”. Ma da cittadino ti do ragione. Jannik è una gioiosa e spaventosa macchina da tennis. Non baciata dalla metafisica di Federer, ma armata da quella che Forster Wallace definiva “cinestetica”. È arci-italiano per geografia, anti-italiano per antropologia. Educato e riservato, freddo e introverso, non sfoggia veline, parla pochissimo e in quattro lingue diverse. Senza arrivare alle vette di Roger, ha doti che apprezzo: sportività, sobrietà, signorilità. Ma qui mi fermo. Trasferirsi a Montecarlo, col pretesto che lì “ci si allena meglio”, è una furbizia troppo piccola per un tennista così grande. Questi campioni dovrebbero sentire di più il senso della responsabilità sociale. Milioni di persone li venerano come idoli e li seguono come modelli: un po’ di pedagogia non guasterebbe. Finora Jannik ha guadagnato 50 milioni di dollari: se restituisse al Paese in cui è nato un po’ di quel che il Paese gli ha consentito di essere, farebbe il suo colpo più bello. Game, set, match.

Diamo nome e cognome a chi muore sul lavoro

Caro Giannini, perché non scrivere nome e cognome dei morti sul lavoro? Perché limitarsi a scrivere “In un solo giorno morti 4 operai” e non piuttosto, a caratteri cubitali, “Muore Yosif Gamal”, “È deceduto all’età di 53 anni Salvatore Sorbello”? Forse ci si fermerebbe a pensare di più, se si scrivesse di persone e non di numeri, in un’anonima strage infinita che sembra non interessare nessuno.

Paola Pesante (Trieste)

Cara Paola, condivido: la “Spoon River” dei morti ammazzati dal lavoro esige che li si ricordi ogni giorno, uno per uno, per nome e cognome. Non basta a smuovere le istituzioni, ma lo dobbiamo alle vittime e alle loro famiglie.

Maestri e professori vanno pagati di più

Caro Giannini, auspichiamo tutti che vi siano sempre bravi insegnanti, però non sarebbe male se a tutti coloro che operano per forgiare la “mente” dei giovani venisse riservato un trattamento economico meno distante da chi opera sul “corpo” dei medesimi. I danni apportati da pessimi maestri e professori possono essere anche più rilevanti di quelli arrecati da medici e chirurghi.

Mauro Maiali (Rieti)

Caro Mauro, un insegnante di ruolo in Italia prende 1.300 euro al mese appena assunto, e arriva a 1.900 euro a fine carriera. Un medico specializzando guadagna 1.700 euro, un primario ospedaliero se ne va in pensione con 4.200 euro. Comunque la giri, è una vergogna nazionale.

Chi protegge Giorgia Meloni se non prende l’aereo di Stato?

Gentile Giannini, Giorgia Meloni è stata a New York e ha voluto specificare di aver utilizzato un volo di linea, essendo in visita privata… Ma un capo di governo può utilizzare voli di linea? In questi tempi difficili non è obbligatoria la tutela massima per figure istituzionali apicali?

Anna Anastasia

Cara Anna, Meloni è sempre al sicuro. Il protocollo prevede che sia protetta dalla Polizia e dall’Aise anche quando viaggia “per ragioni private” con aerei di linea. Sui voli di Stato è precipitata troppa “casta”: lei è troppo avveduta per cascarci a sua volta.

Sul Venerdì del 19 settembre 2025

Leggi i commenti