✕

La Costiera si è ristretta

Salerno e il porto (Alamy/Ipa) 

Ascolta l'audio

L’ampliamento del porto di Salerno rischia di far sparire la spiaggia di Vietri (e i turisti), riempiendo il mare di navi container e onde anomale. Ma per il ministero dell’Ambiente va tutto bene. Reportage
3 minuti di lettura

Questa è una piccola storia italiana di grandi opere. Dal 2016 è stato approvato un piano da 40 milioni di euro per l’ampliamento del porto di Salerno. Per dire: l’allungamento di 220 metri e più del Molo Manfredi, la creazione di una darsena e altri interventi più o meno rilevanti. I lavori, finanziati dal Pnrr, sono cominciati da un bel po’, le navi hanno già cambiato le manovre di ingresso al porto, ma, visto che l’Autorità del sistema portuale del Tirreno centrale – che vede e provvede per Napoli, Salerno e Castellammare – è un ente supremo con poteri e autonomie soprannaturali, non lo sapeva nessuno. O quasi. Per esempio, non lo sapevano al Municipio di Vietri, comune confinante con Salerno che rischia di vedersi scippata una spiaggia, inquinate le acque, modificate le correnti, sfiorati i Due Fratelli, scogli simbolo che campeggiano nel gonfalone di città.

Questa è una piccola storia italiana di grandi opere. Dal 2016 è stato approvato un piano da 40 milioni di euro per l’ampliamento del porto di Salerno. Per dire: l’allungamento di 220 metri e più del Molo Manfredi, la creazione di una darsena e altri interventi più o meno rilevanti. I lavori, finanziati dal Pnrr, sono cominciati da un bel po’, le navi hanno già cambiato le manovre di ingresso al porto, ma, visto che l’Autorità del sistema portuale del Tirreno centrale – che vede e provvede per Napoli, Salerno e Castellammare – è un ente supremo con poteri e autonomie soprannaturali, non lo sapeva nessuno. O quasi. Per esempio, non lo sapevano al Municipio di Vietri, comune confinante con Salerno che rischia di vedersi scippata una spiaggia, inquinate le acque, modificate le correnti, sfiorati i Due Fratelli, scogli simbolo che campeggiano nel gonfalone di città.

«Una situazione kafkiana che rischia di distruggere il turismo», la definisce il sindaco Pd Giovanni De Simone: in piena estate ha convocato una conferenza per divulgare la notizia «di cui erano all’oscuro anche Provincia e Regione, almeno così mi si dice».Non lo sapeva nemmeno l’Unesco che, nella sua lista dei siti Patrimonio Mondiale, include dal 1997 la Costiera Amalfitana, estesa, appunto, da Vietri a Positano. L’ambasciatore Liborio Stellino, rappresentante permanente d’Italia presso l’organizzazione, non ha ricevuto segnalazioni in materia anche se – come scrive – «L’intenzione di procedere a interventi infrastrutturali che si assumono come suscettibili di poter incidere negativamente sull’Eccezionale Valore Universale di un sito iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale va veicolata all’Unesco tramite questa Rappresentanza, su richiesta del ministero della Cultura, che a sua volta deve essere informato dalle competenti Amministrazioni locali. Ciò non esclude che l’Unesco possa altresì attivarsi direttamente al riguardo – sensibilizzando questa Rappresentanza permanente – su impulso di terzi, ad esempio associazioni o altre istanze della società civile, che segnalano eventuali criticità».

Fuor da linguaggio burocratico: non si è fatto vivo nessuno.Eppure, nel 1999, il monito dell’Unesco sull’eventualità di depennare la Costiera dal Patrimonio Mondiale per l’incompatibile presenza del Mostro di Fuenti, hotel abusivo costruito sempre a Vietri nel 1971, aveva influito sulla demolizione dell’ecomostro. Ma erano altri tempi, sul Mostro c’era stata una battaglia di popolo e consiglieri comunali. Cose oggi impensabili. Infatti il sindaco De Simone ha chiesto l’appoggio della popolazione di tutta la Costiera «contro questa follia, questo sgarbo istituzionale, questa devastazione non solo del paesaggio, ma anche dell’economia legata al turismo»: così è stato definito il masterplan.In realtà qualcuno della vecchia guardia si era preso la briga, inascoltato, di lanciare l’allarme: per esempio il novantenne e vitalissimo Felice Bottiglieri, a lungo ingegnere capo del Comune di Salerno ed ex presidente della sezione locale di Italia Nostra.

Ad aprile, venuto a conoscenza di un documento «prodotto da una fonte vicina all’Autorità del sistema portuale del Tirreno centrale» particolarmente criptico e forse per questo ritirato dalla circolazione, l’ingegnere ha prodotto un altro documento che, oltre a una serie di rilievi strettamente tecnici, configura questo scenario: l’ampliamento del porto, oltre a mangiarsi buona parte della spiaggia libera di Baia, che per metà ricade su Vietri, modificherà le rotte delle navi in entrata e uscita dal porto. Provocando inquinamento, moti ondosi insostenibili con la balneabilità e lo sviluppo naturalistico fino a Capo d’Orso, Quindi, la questione non è prettamente locale. Dice Bottiglieri che il porto muove fino a 20 milioni di tonnellate l’anno e lo spettacolo delle pile di container non è il miglior biglietto d’ingresso della Costiera: «Non si può incrementare all’infinito il traffico marino, producendo ulteriore circolazione di Tir che devastano la vivibilità della zona».

Il sindaco latita

Al povero Alfonso Gatto, valente poeta salernitano, è stata dedicata la via omonima, una soprelevata che sembra uscita dal gabinetto del dottor Caligari o da un’ossessione geometrica di Escher e dovrebbe convogliare il traffico dal porto alla città al resto del mondo. Mimmo Florio, del gruppo di controinformazione cittadina “Figli delle Chiancarelle”, mi porta a fare un giro sulla sua Vespa d’antan fra questo e altri contigui accrocchi stradali, rigorosamente a due corsie, per mostrarmi una verità così palese che non avrebbe neanche bisogno di essere svelata, perché è davanti agli occhi di tutti: fra il porto e la montagna non c’è spazio, quindi anche i faraonici lavori della Porta d’Ovest, progettata per collegare il porto con gli svincoli autostradali, sono in ritardo, ridimensionati, vagamente surreali come una rotonda nella quale un autoarticolato si mangerebbe la coda, in un’involontaria citazione dell’uroboro, il serpente che simboleggia la ciclicità della vita.Emilia Senatore, consigliera di minoranza del Comune di Vietri, rilancia la vecchia proposta di trasferire lo scalo merci e crocieristico a Ponte Cagnano, oggi fornita anche di aeroporto, trasformando Salerno in porto turistico , una sorta di Montecarlo della Campania. Idea riconsiderata con favore anche dai sindaci della Costiera.

Di questo e altro avrei dovuto parlare con Vincenzo Napoli, sindaco di Salerno che più di una persona mi descrive come latitante: non in termini giuridici, per carità, ma caratteriali – tenderebbe a sfuggire le seccature. Come le interviste telefoniche: alla prima domanda risponde che è in riunione, che richiamerà o farà richiamare da qualcuno del suo staff, poi silenzio. «Se fossimo stati invitati avremmo potuto confrontarci» ha dichiarato invece a mezzo stampa Andrea Annunziata, a lungo presidente e poi commissario dell’Autorità di Porto, non riconfermato da Salvini in favore di Eliseo Cuccaro, già ad dell’Alilauro, nomina al momento contestata anche nel centro destra, per un eventuale conflitto di interessi. Annunziata sostiene che non ci sarà alcun impatto ambientale, anzi: la spiaggia di Baia dovrebbe guadagnarci in superficie.

Anche il ministero dell’Ambiente, in un documento del marzo 2024, smentisce ogni ricaduta paesaggistica o sulle aree protette. Oddio: un bel tratto di Costiera e i monti Lattari con il loro Parco Regionale rientrano «nel raggio di cinque chilometri dell’area in esame, ma non risultano interessati dall’intervento». Il mare, allora? E quando mai: «Non sono presenti ambienti e biocenosi marini di rilevante qualità ecologica», quindi la potenziale interferenza del progetto è «trascurabile». Per la cronaca: il termine biocenosi indica un complesso di popolazioni animali e vegetali che vivono e interagiscono nello stesso ambiente. Ecco, al momento, la biocenosi è in cattive acque.

Leggi i commenti