Nemmeno Cetto La Qualunque
di Massimo GianniniGentile Giannini, leggo sul Venerdì la lettera di Anna Grazia, che pone il problema di politici che non rispettano il mandato, a cui lei risponde che fa benissimo a non votarli. Credo che si faccia riferimento a Matteo Ricci, candidato Pd nelle Marche. Bene, pur essendo d’accordo sul principio, essendo io marchigiana, ed avendo sperimentato 5 anni di FdI, le chiedo: meglio altri cinque anni di destra o cambiare? La realtà non è sempre bianca o nera, ci sono in mezzo tante sfumature e lei dovrebbe astenersi da certi consigli salomonici.
Paola Tombolesi
Gentile Paola, Matteo Ricci è stato un ottimo sindaco, ma non è sfuggito alla prassi tricolore delle sliding doors. Dopodomani nella sua Regione si vota e si vede se quelle “porte” girano un’altra volta. La politica è l’arte del possibile,…
Gentile Giannini, leggo sul Venerdì la lettera di Anna Grazia, che pone il problema di politici che non rispettano il mandato, a cui lei risponde che fa benissimo a non votarli. Credo che si faccia riferimento a Matteo Ricci, candidato Pd nelle Marche. Bene, pur essendo d’accordo sul principio, essendo io marchigiana, ed avendo sperimentato 5 anni di FdI, le chiedo: meglio altri cinque anni di destra o cambiare? La realtà non è sempre bianca o nera, ci sono in mezzo tante sfumature e lei dovrebbe astenersi da certi consigli salomonici.
Paola Tombolesi
Gentile Paola, Matteo Ricci è stato un ottimo sindaco, ma non è sfuggito alla prassi tricolore delle sliding doors. Dopodomani nella sua Regione si vota e si vede se quelle “porte” girano un’altra volta. La politica è l’arte del possibile, imperfetta e incoerente, e dopo cinque anni di Fratelli d’Italia lei è andreottianamente pronta a turarsi il naso e a votare chiunque, pur di voltare pagina: questo è il suo stato d’animo, e io lo condivido. C’è un limite a tutto. Giusto dieci giorni fa, il governo Meloni ha regalato una mancia da 60 milioni alle Marche, per l’ospedale sud di Ancona e la strada Macerata-Villa Potenza. Si chiama “voto di scambio”. E così sporco e sfacciato non lo farebbe nemmeno Cetto La Qualunque.
Quella frase di Robert Redford contro l’anestesia della guerra
Caro Massimo, tra i tanti film di Robert Redford ricordo Leoni per agnelli. Si svolgeva su tre livelli: un professore di storia (Redford) pungola un allievo dotato che ha scelto il disimpegno, un senatore arrivista (Tom Cruise) illustra la politica muscolare Usa in Afghanistan a una giornalista (Meryl Streep), due ex studenti si arruolano nei Marines e partecipano alla missione afgana. Ripenso al monologo di Redford: “A che serve una macchina da 90.000 dollari se non solo manca la benzina, ma le strade sono disastrate come quelle del Terzo Mondo? Se le cose vanno male con migliaia di soldati morti, dimmi tu come fai a goderti la vita? Roma brucia ragazzo. E il problema non è chi ci ha portati a questo, il problema siamo noi che non facciamo niente, che manovriamo per restare ai margini delle fiamme”.
Quanto può fare la Cultura (cinema, musica, letteratura, pittura) per svegliarci dall’anestesia della guerra.
Daniele Piccinini
Caro Daniele, Redford è uno degli ultimi miti dell’America che abbiamo amato da giovani. L’America “giusta”: capace di ogni nefandezza ma ancora più capace di scoprirla e denunciarla. Pronta ad abusare del potere ma ancora più pronta a emendarsi e riscattarsi. Per me Tutti gli uomini del presidente e I tre giorni del condor restano un monumento alla democrazia costituzionale, come la Statua della libertà. E quell’anti eroe biondo rimane il simbolo migliore di una resilienza sobria ma irriducibile al trumpismo dilagante. Ce ne fossero, e non solo a Hollywood.
Che avrebbe detto Pertini dell’assassinio di Kirk?
Gentile Giannini, in una celebre intervista il presidente della Repubblica Sandro Pertini disse: «Sono pronto a difendere con la vita chi non la pensa come me, ma il fascismo lo combatto perché è l’antitesi delle vere fedi politiche e perché opprime tutti quelli che la pensano diversamente». Sono passati anni e il contesto è cambiato, ma le chiedo cosa avrebbe risposto Pertini sulle idee di Charlie Kirk, dando per scontato che avrebbe condannato il suo assassinio?
Roberto Marino
Tollerare gli intolleranti: fino a che punto? È il paradosso affrontato da Karl Popper con La società aperta. Ed è il grande rovello delle democrazie liberali: affrontare i nemici, senza snaturare se stesse. Il vero discrimine è sempre la violenza. Quella fisica, è ovvio. Ma anche quella verbale, virus del tempo che viviamo dove le parole diventano pietre e poi magari pallottole. Il fascismo è violenza, da combattere col codice penale (a volte) e col lavoro intellettuale (sempre). E solo chi sguazza nella cloaca social può pensare che Kirk se la sia andata a cercare o che meritasse di morire. Follie nauseanti da poveri deficienti. Ma lasciateci il diritto di dire che le sue tesi erano aberranti e pericolose. Sono sicuro che il Pertini di ieri condividerebbe il Mattarella di oggi: basta con l’odio che genera altro odio.
Quanti sanno a chi è intitolata la Coppa Volpi?
Giannini, si è conclusa la Mostra del cinema di Venezia con l’assegnazione delle Coppe Volpi. Mi chiedo se qualcuno sa chi era il conte Volpi di Misurata. Membro del Gran Consiglio del Fascismo, senatore e ministro delle Finanze del governo Mussolini, fondatore della Sade che costruì la diga del Vajont e di Porto Marghera, presidente di Confindustria, della Compagnia Grandi Alberghi, della Biennale di Venezia... A Berlusconi Malpensa e al Conte Volpi le Coppe del Cinema.
Emanuela Bettiol
Cara Emanuela, se è per questo ora abbiamo anche il francobollo per Giovanni Gentile: sommo filosofo italiano (non lo nego), vilmente assassinato dai gappisti (lo voglio ricordare). Ma pur sempre ministro dell’Istruzione di Mussolini, estensore del Manifesto degli intellettuali fascisti, promotore dell’obbligo di giuramento di fedeltà al regime, ammiratore di Hitler “Condottiero della Grande Germania”, sostenitore della Repubblica di Salò. È la cancel culture al contrario dei patrioti al comando.
Fate silenzio, per favore, in campo c’è il cambio palla
Ciao Massimo, ho visto gli ultimi eventi sportivi: Eurobasket, Us Open, volley femminile... Ho notato con grande rammarico che il silenzio è ormai finito. Musica a tutto volume, ovunque. Nel volley, nei cambi palla e perfino nei time out. Nel basket e nel tennis, tra un game e l’altro. Eppure sono momenti in cui servirebbe ritrovare concentrazione e programmare le tattiche successive. Ormai è tutto un urlare ballare impegnare la mente con l’altrove. Forse perché il “qui” è impegnativo.
Alberto Arena (Catania)
Ciao Alberto, il Grande Frastuono è utile alla causa del Cretino Collettivo: veicola caos e commerci, disattiva neuroni e pensieri. La disabitudine al silenzio accompagna le invasioni barbariche di cui siamo partecipi. Qualche anno fa uscì da Sellerio un prezioso libretto settecentesco: L’arte di tacere, dell’abbate Dinouart. Lo farei leggere nelle scuole. In silenzio, ovviamente.
Sul Venerdì del 26 settembre 2025