La voce di Hind Rajab, cinque anni, si alza dalle macerie di Gaza per dire anche a noi quello che, in una registrazione stremata, dice agli operatori della Mezzaluna Rossa di Ramallah. «Vienimi a prendere. Diventa buio e gli zii stanno dormendo». Non dormono, sono morti e coperti di sangue gli zii e i cuginetti che erano in macchina con lei quando sono arrivati gli spari.
Nessuno di noi può risponderle: «Resisti, sto arrivando». Neppure i paramedici che sono lì, a pochi minuti di strada. Ci proveranno, ma saranno uccisi. Siamo a Gaza City e i tank israeliani sparano a qualunque cosa si muova. A una macchina piena di bambini, figurarsi a un’ambulanza. È il 29 gennaio 2024. Prima di morirle vicino, Liyan, cugina di Hind,riesce a chiamare il soccorso. La linea …
La voce di Hind Rajab, cinque anni, si alza dalle macerie di Gaza per dire anche a noi quello che, in una registrazione stremata, dice agli operatori della Mezzaluna Rossa di Ramallah. «Vienimi a prendere. Diventa buio e gli zii stanno dormendo». Non dormono, sono morti e coperti di sangue gli zii e i cuginetti che erano in macchina con lei quando sono arrivati gli spari.
Nessuno di noi può risponderle: «Resisti, sto arrivando». Neppure i paramedici che sono lì, a pochi minuti di strada. Ci proveranno, ma saranno uccisi. Siamo a Gaza City e i tank israeliani sparano a qualunque cosa si muova. A una macchina piena di bambini, figurarsi a un’ambulanza. È il 29 gennaio 2024. Prima di morirle vicino, Liyan, cugina di Hind,riesce a chiamare il soccorso. La linea va e viene, i volontari per tre ore mantengono il contatto con Hind, unica superstite.È come una respirazione artificiale. Le parlano, pregano con lei. Hind non piange, la sua voce ci arriva dalla calma lunare del freezing traumatico a cui deve fare appello per resistere. A piangere, a urlare, persino a litigare sono gli operatori, nella tempesta emotiva del trauma secondario di chi è testimone dell’impensabile. Organizzare il soccorso è impossibile. Se prevale il cuore e, senza protocolli, si dà via libera all’ambulanza, anche questa, è certo, verrà colpita. Se prevale la ragione passa troppo tempo,e comunque i permessi non arrivano. Questo racconta il film della regista tunisina Kaouther Ben Hania, che usa le registrazioni autentiche di quella telefonata.
La sala della centrale operativa è ricostruita, l’inferno di Gaza non lo vediamo, non c’è una scena di violenza. Vediamo solo la linea azzurra degli impulsi registrati della voce di Hind, come in un tracciato cardiaco sempre sul punto di spegnersi. Finché il cuore si ferma. Quello di Hind e del mondo.
Sul Venerdì del 26 settembre 2025