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Annalisa Cuzzocrea: la scienza e il pensiero magico

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A CASA TUTTI BENE Quando andiamo a votare, pensiamo anche a quante vite ha salvato la ricerca
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Qualche giorno fa ho assistito a una conferenza sul cancro al seno. L’avevano organizzata il professor Gianluca Franceschini e la professoressa Alessandra Fabi del Gemelli di Roma. Il titolo era: Dreaming to cure, sognare di curare. Nel senso anglosassone della parola cura: guarigione, salvezza. E ho scoperto lì quanti progressi abbia fatto la scienza negli ultimi anni e quanto velocemente tutto questo sia avvenuto. Soprattutto ho scoperto, grazie alle parole del professor Michelino De Laurentiis – dell’ospedale Pascale di Napoli – che non è utopia pensare che tra qualche anno il cancro al seno sarà perfettamente curabile. Ci sono tre strade per arrivarci, ora che del nostro corpo, del nostro Dna, del modo in cui è possibile tracciarlo, della trasformazione delle cellule sappiamo infinitamente più di quanto sapevamo solo venti anni fa. Se si guarda alla scala di progressione delle guarigioni, non ci sono dubbi che il sogno sia alla portata. E così, sono uscita da lì piena di speranza:…

Qualche giorno fa ho assistito a una conferenza sul cancro al seno. L’avevano organizzata il professor Gianluca Franceschini e la professoressa Alessandra Fabi del Gemelli di Roma. Il titolo era: Dreaming to cure, sognare di curare. Nel senso anglosassone della parola cura: guarigione, salvezza. E ho scoperto lì quanti progressi abbia fatto la scienza negli ultimi anni e quanto velocemente tutto questo sia avvenuto. Soprattutto ho scoperto, grazie alle parole del professor Michelino De Laurentiis – dell’ospedale Pascale di Napoli – che non è utopia pensare che tra qualche anno il cancro al seno sarà perfettamente curabile. Ci sono tre strade per arrivarci, ora che del nostro corpo, del nostro Dna, del modo in cui è possibile tracciarlo, della trasformazione delle cellule sappiamo infinitamente più di quanto sapevamo solo venti anni fa. Se si guarda alla scala di progressione delle guarigioni, non ci sono dubbi che il sogno sia alla portata. E così, sono uscita da lì piena di speranza: ho ascoltato le parole di medici e ricercatori, ho visto la dedizione con cui lavorano, l’enorme mole di studio che c’è dietro ogni singolo giorno in un reparto di oncologia, e mi sono sentita grata. Fiduciosa, perfino. Un sentimento difficile da provare quando vicino a te qualcuno si sta curando, o se hai perso qualcuno per quella stessa malattia.

Io ho portato quel poco che potevo: il bisogno di chi si ammala di sapere cosa sta accadendo al proprio corpo. Senza infingimenti, ma senza parole crude o burocratiche. La necessità di instaurare un rapporto che aiuti a superare la paura e porti a fare le scelte giuste. Non è così scontato, in tempi di stregoni e pensiero magico. Se la medicina non riesce a essere empatica, troppe persone guardano altrove. E ci arrivano troppo tardi. Uscita dal Gemelli sono tornata al lavoro: era prima che Trump dicesse che il paracetamolo in gravidanza può provocare l’autismo, l’ultima bufala propagata senza alcun fondamento scientifico. E prima che avvisasse sul vaccino anti-epatite B nei neonati, non necessario a suo dire. Altra bugia molto pericolosa. Ma sono comunque andata a vedere quanto il governo americano abbia tagliato alla ricerca scientifica contro il cancro: il segretario alla Sanità Robert Kennedy junior ha annunciato la cancellazione di 22 contratti federali per la ricerca sui vaccini mRNA applicati ai tumori, togliendo fondi per 500 milioni di dollari.

L’intenzione è di continuare su questa strada, tradendo una tradizione – quella statunitense – di assoluto successo nella ricerca scientifica. Mi chiedo se riusciamo a pensare a questo, quando andiamo a votare. Se capiamo quanto l’ondata antiscienza ci riguardi. Quanto riguardi quei bambini che al mattino vedo entrare nella sala della radioterapia, in attesa di una cura che arriverà solo se non smetteremo di crederci.

Sul Venerdì del 3 ottobre 2025

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