✕

Dr. John, lo stregone voodoo che evoca una pioggia di note

La copertina dell’album City Lights (1978) di Dr. John, pseudonimo di Malcolm John Rebennack Jr. (1941-2019) 

Ascolta l'audio

SENTI QUESTA La canzone della settimana è “Rain”
1 minuti di lettura

Questo è un compositore e uno stregone, un mago e un cantastorie, l’illusionista di un medicine show ancora in giro attraverso l’America profonda e il pianista/percussionista grand maître di una segreta setta voodoo. A raccontare la vita di Dr. John (Mac Rebennack, 1941-2019: tre mogli, «molti più figli di quelli ufficiali», disse al New York Times; una dipendenza dall’eroina di cui si liberò solo alla fine degli anni Ottanta) ci vorrebbe la fantasia sfrenata di un regista tipo Guillermo del Toro.

A ricordare il suo versatile, immenso talento di musicista e performer bastano l’abbondante discografia, le collaborazioni eccellenti (una valanga, tra gli altri: Frank Zappa, Rolling Stones, Aretha Franklin, Van Morrison, Rickie Lee Jones), i sei Grammy Awards e l’iscrizione nella Rock and Roll Hall of Fame.

Per “il dottore”, la musica non aveva colori né confini, ma era capace di magie e incantesimi; incarnava perfettamente lo spirito della nativa New Orleans, come prima di lui Jelly…

Questo è un compositore e uno stregone, un mago e un cantastorie, l’illusionista di un medicine show ancora in giro attraverso l’America profonda e il pianista/percussionista grand maître di una segreta setta voodoo. A raccontare la vita di Dr. John (Mac Rebennack, 1941-2019: tre mogli, «molti più figli di quelli ufficiali», disse al New York Times; una dipendenza dall’eroina di cui si liberò solo alla fine degli anni Ottanta) ci vorrebbe la fantasia sfrenata di un regista tipo Guillermo del Toro.

A ricordare il suo versatile, immenso talento di musicista e performer bastano l’abbondante discografia, le collaborazioni eccellenti (una valanga, tra gli altri: Frank Zappa, Rolling Stones, Aretha Franklin, Van Morrison, Rickie Lee Jones), i sei Grammy Awards e l’iscrizione nella Rock and Roll Hall of Fame.

Per “il dottore”, la musica non aveva colori né confini, ma era capace di magie e incantesimi; incarnava perfettamente lo spirito della nativa New Orleans, come prima di lui Jelly Roll Morton, King Oliver e Louis Armstrong – con in più l’energia e l’entusiasmo del rock. Quando nel 1978 pubblicò City Lights – da quell’album vi esorto ad ascoltare la magnifica Rain, sontuosamente orchestrata e carica di malinconie e raffinatezze jazzy – Dr. John era in pista da vent’anni, prima come pianista di studio poi (nel 1968) con un album d’esordio dal titolo programmatico, Gris-Gris (l’amuleto vudù che protegge dalla sfortuna e dal malocchio, uno dei tanti con cui l’artista si agghindava).

Che in quella data e in quelle session Dr. John fosse considerato un eroe dissacrante e romantico – o, se preferite, una sorta di santone – lo testimoniano le eccellenze coinvolte nel progetto: Doc Pomus, Tolly LiPuma, Claus Ogerman, John Tropea, Steve Gadd, Richard Tee, David Sanborn, solo per citarne pochi.

PS: L’anno successivo, Rain fu ripresa da Bette Midler nell’album Thighs and Whispers. Ad accompagnarla, un team di musicisti e produttori che a nominarli tutti non basterebbe questa colonna.

Leggi i commenti