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Come in un romanzo famigliare

Federico Cesari (qui con Liliana Bottone e Benedetta Porcaroli) è Giovanni Pascoli nel film di Giuseppe Piccioni 

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Sono passati cinquant’anni e le so ancora a memoria. Merito della prof che ho avuto alle medie, Maria Pia Di Mattei, che ci faceva scrivere, imparare a memoria e persino illustrare le poesie. Soprattutto quelle di Giovanni Pascoli, magnifico maestro. “C’è una voce nella mia vita che avverto nel punto che muore, voce stanca voce smarrita col tremito del batticuore […] voce d’una accorsa anelante, che ai poveri labbri si tocca per dir tante cose e poi tante; ma piena di terra ha la bocca: la tua bocca! con i tuoi baci, già tanto accorati a quei dì! a quei dì beati e fugaci che aveva i tuoi baci... Zvanì”. Diminutivo romagnolo di Giovanni, Zvanì è il nuovo film di Giuseppe Piccioni, dedicato al romanzo familiare del poeta nato nel 1855 a San Mauro di Romagna, oggi San Mauro Pascoli. Come Cesare Garboli in Trenta poesie famigliari, Piccioni racconta il romanzo familiare pascoliano leggendone la poetica in chiave autobiografica. Non solo le ombre morbose del non detto, ma l’intera costruzi…

Sono passati cinquant’anni e le so ancora a memoria. Merito della prof che ho avuto alle medie, Maria Pia Di Mattei, che ci faceva scrivere, imparare a memoria e persino illustrare le poesie. Soprattutto quelle di Giovanni Pascoli, magnifico maestro. “C’è una voce nella mia vita che avverto nel punto che muore, voce stanca voce smarrita col tremito del batticuore […] voce d’una accorsa anelante, che ai poveri labbri si tocca per dir tante cose e poi tante; ma piena di terra ha la bocca: la tua bocca! con i tuoi baci, già tanto accorati a quei dì! a quei dì beati e fugaci che aveva i tuoi baci... Zvanì”. Diminutivo romagnolo di Giovanni, Zvanì è il nuovo film di Giuseppe Piccioni, dedicato al romanzo familiare del poeta nato nel 1855 a San Mauro di Romagna, oggi San Mauro Pascoli. Come Cesare Garboli in Trenta poesie famigliari, Piccioni racconta il romanzo familiare pascoliano leggendone la poetica in chiave autobiografica. Non solo le ombre morbose del non detto, ma l’intera costruzione postraumatica del “nido” – il lutto per la morte del padre assassinato, l’attaccamento endogamico alle sorelle Mariù e Ida. Conoscere la voce pascoliana significa riconoscere il timbro onirico e inquieto, potremmo dire spiritico, del suo dialogo con i morti. «Non ci riesco, non ci riesco a vendicare il babbo»: dallo schermo si rivolge a noi, ma immagina di parlare con la madre. È la sua fragile, eppur gioviale, «fraterna umanità», amatissima da Pasolini che sul poeta romagnolo scrive la tesi di laurea. Bene ha fatto Piccioni a chiamarci a questo incontro lirico e reale, pieno di interferenze domestiche con l’aldilà: per molti sarà una scoperta. Bene abbiamo fatto noi di “Poetry and the City”a dedicare a Pascoli e a tutti i pascoliani, la nostra annuale apparizione poetica e domenicale al prossimo Bookcity Milano.Il 16 novembre.

Sul Venerdì del 10 ottobre 2025

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