Cara nonna Natalia – le mie non le ho mai conosciute e forse per questo ti leggo ogni settimana, con calore, da anni… ma mi manca molto Michele Serra. Ti scrivo in riferimento alla lettera di Carmelo Morabito di Tivoli (sul Venerdì del 19 settembre) il quale si auto-dichiara informato, critica chi ti ha criticato per scarsa conoscenza, infine associa il terrorismo palestinese agli attentati di Monaco, Achille Lauro, Bataclan, Fiumicino, Madrid. Peccato che il Bataclan e Madrid avessero matrice jihadista, che nulla ha a che vedere con le milizie palestinesi. Come è grande il fatto che nella guerra di Palestina del 1948 gli israeliani cacciarono dalle loro terre con le armi circa 700 mila palestinesi. Non contenti, avvelenarono i pozzi dei loro villaggi con il batterio del tifo. Tutto ciò si trova su Wikipedia, non occorre chissà quale esegesi. Gli attentati terroristici sono tutti orribili, come lo è ogni forma di violenza, dallo schiaffo al missile. Ma bisogna fare uno sforzo, ogni vo…
Cara nonna Natalia – le mie non le ho mai conosciute e forse per questo ti leggo ogni settimana, con calore, da anni… ma mi manca molto Michele Serra. Ti scrivo in riferimento alla lettera di Carmelo Morabito di Tivoli (sul Venerdì del 19 settembre) il quale si auto-dichiara informato, critica chi ti ha criticato per scarsa conoscenza, infine associa il terrorismo palestinese agli attentati di Monaco, Achille Lauro, Bataclan, Fiumicino, Madrid. Peccato che il Bataclan e Madrid avessero matrice jihadista, che nulla ha a che vedere con le milizie palestinesi. Come è grande il fatto che nella guerra di Palestina del 1948 gli israeliani cacciarono dalle loro terre con le armi circa 700 mila palestinesi. Non contenti, avvelenarono i pozzi dei loro villaggi con il batterio del tifo. Tutto ciò si trova su Wikipedia, non occorre chissà quale esegesi. Gli attentati terroristici sono tutti orribili, come lo è ogni forma di violenza, dallo schiaffo al missile. Ma bisogna fare uno sforzo, ogni volta che ne accade uno, per capire cosa lo abbia generato: di solito è l’esasperazione, i soprusi militari, economici, la prepotenza. In quanto omosessuale, non ho alcuna simpatia per quelle “culture” e religioni che mi vorrebbero morto solo perché esisto. Proprio per questo ho imparato che serve uno sforzo enorme per comprendere un briciolo di realtà di questa bellissima e insieme orribile umanità. Scusiamoci tutti, a vicenda, per il fastidio che ci diamo vivendo, ché dalle scuse nascono i fiori.
Filippo Migoni, Bologna
È la prima volta che mi sento chiamare nonna, e quasi mi sono spaventata. Credevo che i nonni, in quanto tali, non esistessero più, essendo anche le signore che dovrebbero essere nonne o bisnonne impegnate a fare, mettiamo, le senatrici o le direttrici di banca. Quanto a Michele Serra, che giustamente è il suo beniamino, lei lo può ritrovare tutti i giorni tranne il lunedì su Repubblica, il quotidiano su cui anche io tento ogni tanto di scrivere. Poi, sa cosa le dico? Che gli omosessuali, con o senza marito, sono i soli a volermi bene, perché gli altri uomini, anche vecchissimi, non hanno tempo per me, non perdono del tempo con una vecchia. Ma non me ne importa. Mi importa invece, e mi piace, che lei cerchi di sapere, e di certo sa molto più lei dei tanti sciocchini che invece mi hanno criticato, stupidamente intendo. A questo proposito, devo dire che tutti quelli che me ne hanno dette di ogni colore sembrano quasi scomparsi. Quindi forse avevo ragione: quei critici arrabbiati erano fasulli, gente che mai aveva letto la mia rubrica, e ubbidiva a un qualche simpatico o antipatico guastafeste.
Quando inizieremo a dimenticare la Palestina
Cara Aspesi, mi dispiace doverla importunare per far sentire la mia voce, ma sembra che la sua email sia l’unica disposta a sentirmi. Le pongo una domanda. Non so se oggi (ma anche ieri) ha guardato i tg che parlano delle manifestazioni italiane per la Palestina, e che poi si sono dimenticati della stessa, presi come sono a ricordarci i loro amati/odiati politici e le loro botte e risposte. Forse domani ci faranno ancora vedere cosa accade a Gaza, ma ci scommetto che anche quando la sedicente flottiglia si avvicinerà alla meta, i palestinesi saranno di nuovo dimenticati. E poi? Quando ci sarà la catastrofe annunciata di un milione di persone stipate in nuovi campi di concentramento? E quando gli stati e i loro eserciti europei andranno finalmente a Gaza, magari a prendersi qualche pallottola israeliana o americana per non passare alla storia futura come “stati vigliacchi” arresi alla canaglia Netanyahu? Grazie,
L.L.
Lei ha una visione molto pessimista di quello che ci aspetta e quindi io sinceramente mi auguro che possa sbagliarsi, che non si smetterà di fare marce pro Palestina, almeno è quello che mi auguro. Poi guardi, può darsi che anche la “canaglia” Netanyahu provi per una volta a seguire, e questo lo dico io, l’orribile Trump. Io però non ci credo, perché poi se i palestinesi volessero entrare negli Stati Uniti, a Trump non basterebbero le catene.
L’amore è “inutile”ma muove il mondo
Cara signora Aspesi, lei che scrive e legge d’amore da tanti anni si sarà certamente convinta che proprio quell’amore di cui tutti parlano è il più inutile dei sentimenti. Il più irrazionale, il più problematico, il più puerile. Eppure non viviamo senza amore, anzi, senza “amori” se, pluralizzando il sostantivo, vogliamo allargare il discorso a qualsiasi forma di tensione interiore che ci porti ad andare incontro all’altro: il bene, la stima, l’ammirazione e così via. Oggi – di fronte alle tragedie della guerra e di un mondo fascistizzato – sembra che un atto d’amore, come quello di mettersi su una barca per recare aiuti a chi muore di fame nel mezzo di una catastrofe umanitaria, alias un genocidio, sia solo derubricabile all’umoralità di pochi visionari. Senza lo slancio di una passione, che ci spinge a dire: «Non sopporto più questo schifo, adesso basta! Voglio fare qualcosa!». Se per millenni non avessimo seguito questo principio saremmo restati al buio, nelle caverne, impauriti da un cielo stellato o dalla palla infuocata che è il sole. E invece siamo andati in giro per l’universo, abbiamo eretto cattedrali, scritto libri, incontrato uomini. Abbiamo aiutato chi soffre, alleviato il pianto di chi era disperato, curato il cuore di chi non aveva speranza. Siamo riusciti a cambiare il mondo? Ovviamente no. Ma non ci siamo comportati da bestie. Non abbiamo rinunciato a trovare dentro di noi una ragione: un principio. Abbiamo fatto del “nulla” un’utile virtù. E va bene così. Chi ama non è in vendita. È questa certezza che mette sempre pace. Dovunque. La abbraccio.
Alessandro Basso, Salerno
Ecco una persona che mi piacerebbe incontrare, perché lei è giovane e molto suadente. Dico per dire, ovviamente, perché io invece sono molto, molto stanca, e lei dovrà essere così gentile da dimenticarsi che le piacerebbe abbracciarmi di persona! Si, ha ragione, viviamo in un mondo ormai fascistizzato e di cui aver paura, soprattutto noi che veniamo da un tempo passato che chissà come ci pareva bello, malgrado le Brigate Rosse e il terrorismo, perché, dico io, forse esagerando, il fascismo sembrava morto. A lei sembra che un atto d’amore sia quello di mettersi su una barca e andare verso chi sta vivendo un genocidio; non è bastato non sopportare più quello schifo, perché le barche sono state assalite dalle truppe israeliane, con il coro brutale e arrabbiato, verso le barche, della nostra prima ministra. Allora posso dire che noi, è vero, abbiamo creato un mondo che sarebbe meraviglioso, se, mi scusi, non ci fossimo tutti noi, umani. Quanto a leggere lettere d’amore, mi spiace dirlo, sono anni che non ne ricevo più. Sono invecchiate anche le persone che mi parlavano dei turbamenti appassionati. Credo che adesso, anche loro, abbiano forse ben altri pensieri.
Sul Venerdì del 10 ottobre 2025