Egregio Giannini, l’espressione “due pesi e due misure” si addice alle due insensate guerre in Medio Oriente e nell’Est Europeo: per la Palestina decine di cortei e anche una flottiglia navale, mentre nessun corteo per la “martoriata Ucraina”, come la definiva Papa Francesco. Che le vite degli uni valgano meno di quelle degli altri?
Walter Merzagora (Milano)
Egregio Walter, soffro anch’io per questo doppio standard, che ormai vale purtroppo su tutto. Vogliamo parlare di Francesca Albanese – giurista Onu che pure stimo e ammiro – capace di rimbrottare il sindaco di Reggio Emilia solo perché ha osato citare anche il rilascio degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas tra le condizioni per una pace giusta? Ma tornando ai cortei per la Palestina e alla Flotilla – che dovremo solo ringraziare – e poi alla “martoriata” e in parte dimenticata Ucraina, una spiegazione la vedo. Nell’Est Europa Putin ha commesso orribili crimini di guerra, uccidendo civili inermi come dimostrano le stragi di Buc…
Egregio Giannini, l’espressione “due pesi e due misure” si addice alle due insensate guerre in Medio Oriente e nell’Est Europeo: per la Palestina decine di cortei e anche una flottiglia navale, mentre nessun corteo per la “martoriata Ucraina”, come la definiva Papa Francesco. Che le vite degli uni valgano meno di quelle degli altri?
Walter Merzagora (Milano)
Egregio Walter, soffro anch’io per questo doppio standard, che ormai vale purtroppo su tutto. Vogliamo parlare di Francesca Albanese – giurista Onu che pure stimo e ammiro – capace di rimbrottare il sindaco di Reggio Emilia solo perché ha osato citare anche il rilascio degli ostaggi israeliani in mano ad Hamas tra le condizioni per una pace giusta? Ma tornando ai cortei per la Palestina e alla Flotilla – che dovremo solo ringraziare – e poi alla “martoriata” e in parte dimenticata Ucraina, una spiegazione la vedo. Nell’Est Europa Putin ha commesso orribili crimini di guerra, uccidendo civili inermi come dimostrano le stragi di Bucha e Mariupol: ma al fronte combattono due eserciti armati, e l’Occidente ha aiutato ed aiuta Zelensky. In Medio Oriente, al contrario, con il sostegno dell’America e il disimpegno dell’Europa, un solo esercito sta massacrando non altri soldati, ma uomini, donne e bambini innocenti, in fuga dalle bombe o in fila per il pane. Le vite umane sono tutte uguali, e penso che anche per l’Ucraina ci dovremmo mobilitare tutti. Ma la crudeltà di Netanyahu si è forse rivelata un po’ meno uguale delle altre. n
Giusto criticare la Venezi,
ma che vergogna De Luca jr
Caro Massimo, Beatrice Venezi, per quelli del mestiere, non è adeguata al ruolo di direttore della Fenice di Venezia. Ecco, paro paro, come si dice, al posto di Venezi metterei De Luca. Il rampollo che è stato messo nel ruolo di segretario regionale del Pd per fare un piacereal ras della Campania. Per la prima volta ho avuto vergogna di appartenere a quel partito.
Marco Marotti
Caro Marco, non ho competenze musicali per giudicare Beatrice Venezi. Certo mi colpisce che - a parte il suo sponsor Mollicone, responsabile cultura di FdI - “quelli del mestiere” la considerino unfit. Detto questo, è ugualmente unfit il De Luca junior, incoronato dal Pd campano per estorcere a De Luca senior il sì al pentastellato Fico candidato alla Regione. Il patto dei cacicchi non è quello che il popolo delle primarie si aspetta da Elly Schlein. n
Per aiutare i lavoratori
non bastano nove euro
Caro Giannini, nella legge sugli standard retributivi non ci sono i nove euro orari che molti auspicavano, ma per la prima volta lo Stato potrà intervenire quando i contratti collettivi mancano o restano fermi. È un passo avanti, anche se non risolutivo. Mi lascia invece perplesso l’idea di legare parte delle retribuzioni alla produttività aziendale, senza trasparenza e controlli. La Costituzione parla di un salario “proporzionato e sufficiente a garantire un’esistenza dignitosa”. È da lì che bisogna ripartire, fissando un vero minimo sotto cui nessuno può scendere. Solo così il lavoro tornerà ad essere sinonimo di dignità e non di fatica mal pagata.
Francesco Vitale (Catania)
Caro Francesco, la legge sugli standard retributivi, storpiata dalla maggioranza, è un piccolo passo avanti, ma non serve. Il salario minimo sarebbe un grande passo avanti, ma non basta. La questione retributiva in Italia è complessa. C’è un nodo salariale: nel 2025 gli stipendi reali sono diminuiti di un altro 7,5 per cento, il calo più eclatante tra i Paesi Ocse. C’è un nodo fiscale: il 27,4 per cento dei contribuenti che dichiarano fino a 55 mila euro paga il 76,8 per cento del gettito totale Irpef. Questa macelleria sociale devasta il ceto medio. E purtroppo non si risolve con la soglia dei nove euro orari. n
Fini loda Meloni
ma si contraddice
Carissimo Giannini, a Otto e Mezzo ho visto Gianfranco Fini, politico atteggiato a grande statista, borioso e maleducato, il cui merito è essersi dissociato dal fascismo ma non dalla supponenza. Ha affermato di essere di destra e, pur non condividendo tutto l’operato del governo, ne giustifica le scelte e apprezza Meloni, definendola premier efficientissima, che ha votato e che rivoterà. Fini si è contraddetto più volte. Alla sua domanda sul perché non faccia più politica, forse un suo nervo scoperto, con aria disturbata ha risposto: perché la politica non è più politica, è scesa troppo in basso.
Silvana Costanza (Cosenza)
Carissima Silvana, negli anni del berlusconismo da combattimento Fini ha incarnato la speranza di costruire una destra “normale”. Tra la svolta di Fiuggi e la rottura al centro con il Cavaliere, ci era quasi riuscito. Poi è rimasto prigioniero della casa di Montecarlo, e i volonterosi carnefici di Silvio hanno fatto il resto (vedi Chiocci, premiato con il Tg1). Fini si porta dietro il fardello di queste sue molte vite. Su Meloni è assai più critico di quel che sembra, di Fratelli d’Italia pensa tutto il peggio possibile. Se non lo dice in pubblico, è solo perché considera Giorgia una sua creatura. Ma deve stare più attento a non diventarne “l’utile idiota”. n
Lo smemorato La Russa
si ricordi gli assassini neri
Caro Giannini, «la fiamma è un simbolo di amore e libertà». Lo ha detto Ignazio Benito La Russa, alla festa di Gioventù nazionale. Si riferisce alla fiamma che arde sul loculo di Mussolini e che campeggia sul simbolo di FdI. La Russa ha aggiunto che negli anni di piombo «non c’è mai stato un agguato sotto casa da parte di ragazzi di destra». La Russa dimentica l’assassinio del giudice Occorsio da parte del fascista Concutelli, i Nar di Mambro e Fioravanti responsabili di 33 omicidi, le stragi di Piazza Fontana e della stazione di Bologna coperte e depistate da apparati dello Stato amici loro. Ancora una volta discorsi divisivi, che seminano odio che alimenta gli odiatori. Dovrebbe vergognarsi: lui, il disonorevole La Russa, non mi rappresenta.
Leonardo Matera (Andria)
Caro Leonardo, pretendere che La Russa si vergogni è come chiedere a Meloni di celebrare il 25 Aprile o a Salvini di rispettare i migranti, alla Rai di rinunciare a Insegno o a Mediaset di chiudere il Grande fratello, ai calciatori di non sputare o alla Ferrari di vincere un Gran Premio. Non ce la possono fare.