Questa non l’avremmo conosciuta se Caetano Veloso non avesse deciso di mettere in moto il progetto Fina Estampa (a partire dal 1994), che ha rivelato al mondo certe meraviglie musicali dell’America Latina (come, per un’altra generazione, aveva fatto – purtroppo limitatamente ai confini della Spagna – la grande María Dolores Pradera; come Ry Cooder con la musica cubana e l’entusiasmante viaggio di Buena Vista Social Club; come David Byrne con le audaci esplorazioni della sua etichetta Luaka Bop).
Veloso non solo ha riaffermato a una più vasta audience la grandezza di somme cantantesse come Chavela Vargas (Costa Rica/Messico) e Chabuca Granda (Perù), ma anche di nomi e generi confinati nel recinto del folk dei Paesi d’origine (che, come il fado portoghese e il jazz, hanno largamente influenzato, se non altro per contiguità territoriale e affinità linguistiche, molti stili e artisti brasiliani).
Questa non l’avremmo conosciuta se Caetano Veloso non avesse deciso di mettere in moto il progetto Fina Estampa (a partire dal 1994), che ha rivelato al mondo certe meraviglie musicali dell’America Latina (come, per un’altra generazione, aveva fatto – purtroppo limitatamente ai confini della Spagna – la grande María Dolores Pradera; come Ry Cooder con la musica cubana e l’entusiasmante viaggio di Buena Vista Social Club; come David Byrne con le audaci esplorazioni della sua etichetta Luaka Bop).
Veloso non solo ha riaffermato a una più vasta audience la grandezza di somme cantantesse come Chavela Vargas (Costa Rica/Messico) e Chabuca Granda (Perù), ma anche di nomi e generi confinati nel recinto del folk dei Paesi d’origine (che, come il fado portoghese e il jazz, hanno largamente influenzato, se non altro per contiguità territoriale e affinità linguistiche, molti stili e artisti brasiliani).
All’epoca di Fina Estampa, fu una sorta di illuminazione scoprire che in Venezuela era ancora in vita Simón Díaz (1928-2014), un cantautore dalla voce trasognata (parecchio in sintonia con quella del Veloso degli ultimi due decenni) specializzato in tonadas. Ora, prima di avventurarci nella spiegazione di un genere musicale che ha origini antiche nel nord della penisola iberica (Cantabria e Asturie), meglio farsi rapire dalla versione originale di quella Tonada de luna llena che è uno dei capolavori di Fina Estampa e dell’abbondante discografia di Díaz.
Come la chiameremo noi quest’aria melodiosa dall’andamento andino che, letteralmente, rapisce e strega l’ascoltatore? Una serenata? Chiamarla canzone folk o canto di lavoro (questo era in origine la tonada, che poi nelle varie diramazioni sudamericane – Perù, Argentina, Venezuela, Cile – ha assunto nuances differenti, ma certo armonicamente e liricamente più complessa di El condor pasa) è assai riduttivo, perché qui la mediazione del cantautore è essenziale e straordinaria. Grazie, Caetano.