Pantelleria, la prima isola “asinabile”
di Luca FraioliIl raglio di benvenuto sull’isola di Pantelleria d’ora in poi lo darà Ettore. Asinello di sette mesi, venuto alla luce su quel lembo di terra tra Sicilia e Tunisia, evento che non si verificava da trent’anni, è a suo modo il simbolo di una rinascita: quella dell’asino pantesco, dato per estinto e che invece presto tornerà a battere i sentieri e le campagne circondati dal Mediterraneo. L’obiettivo è fare di Pantelleria la prima “isola asinabile”, insomma a misura d’asino. Come d’altra parte è stata per secoli, quando questi animali agili e docili aiutavano gli abitanti nelle attività tipiche di una società contadina, dal trasporto della legna alla raccolta dei capperi.
Per celebrare il ritorno, l’isola e il suo Parco nazionale (che copre quasi l’80 p…
Il raglio di benvenuto sull’isola di Pantelleria d’ora in poi lo darà Ettore. Asinello di sette mesi, venuto alla luce su quel lembo di terra tra Sicilia e Tunisia, evento che non si verificava da trent’anni, è a suo modo il simbolo di una rinascita: quella dell’asino pantesco, dato per estinto e che invece presto tornerà a battere i sentieri e le campagne circondati dal Mediterraneo. L’obiettivo è fare di Pantelleria la prima “isola asinabile”, insomma a misura d’asino. Come d’altra parte è stata per secoli, quando questi animali agili e docili aiutavano gli abitanti nelle attività tipiche di una società contadina, dal trasporto della legna alla raccolta dei capperi.
Per celebrare il ritorno, l’isola e il suo Parco nazionale (che copre quasi l’80 per cento della superficie dell’isola) hanno ideato il Festival Pantelleria asinabile, una settimana di eventi che hanno il loro clou questo weekend: una festa pensata per i più piccoli tra gli isolani, quei bambini e ragazzi che l’asino a Pantelleria non l’hanno mai visto, ma dedicata anche ai più anziani, che metteranno in piazza i loro ricordi di quando con gli asini convivevano e lavoravano, in un ambiente straordinario ma anche difficile. «Non è importante solo salvare la razza ma anche il rapporto tra gli esseri umani e questi animali», spiega il direttore artistico del festival Massimo Montanari, trent’anni dedicati agli asini e ideatore del progetto “Reggio Emilia città asinabile”, approvato dal Comune e dedicato a iniziative educative e sociali con questi animali nel contesto urbano.
Carattere vivace, pelo corto
Il cammino per il ritorno a casa degli asinelli di Pantelleria è stato lungo e tortuoso. Il progetto di recupero fu avviato alla fine degli anni Ottanta dall’Istituto zooprofilattico della Sicilia e dall’Azienda regionale Foreste demaniali: furono cercati gli esemplari che avrebbero potuto fare da nuovi capostipiti. Poi incroci selettivi per avvicinarsi il più possibile agli standard della razza: carattere vivace, pelo corto, liscio e lucido, di colore morello o baio scuro, muso chiaro, come l’addome e l’interno delle cosce, coda poco folta, testa e orecchie piccole e mobili, occhi grandi, collo lungo e possente, petto largo, zampe robuste… In tempi più recenti si sono anche usate tecniche come l’embryo transfer per accelerare il ripopolamento, arrivando nei primi anni Duemila a diverse decine di esemplari. Tutti però allevati e conservati nell’azienda del Demanio forestale San Matteo di Erice (Trapani).
Obiettivo 60
Infine l’idea di riportarli sull’isola dove erano nati, da incroci tra l’asino selvatico africano e razze domestiche siciliane. «Oggi a Pantelleria ci sono cinque asini della Regione Sicilia e forse altrettanti di proprietari privati» spiega Montanari. E per il futuro? «Il festival di questi giorni vuole essere una sorta di innesco, per diffondere la cultura dell’asino sull’isola in modo da arrivare a 50-60 esemplari, un numero non elevatissimo ma compatibile con le risorse a disposizione, a cominciare dal fieno». Anche se, come ammette lo stesso Montanari, si tratta di una razza molto frugale, proprio perché si è evoluta in un’isola nel mezzo del Mediterraneo, che sopporta benissimo i climi caldi e secchi, capace di sopravvivere con poca acqua e mangiando perfino i cardi.
La collaborazione tra l’asinologo emiliano e gli abitanti di Pantelleria è iniziata già da qualche anno: «Nel 2021 fui invitato per un dibattito pubblico al quale parteciparono anche le guide del Parco: volevano capire quale uso avrebbero potuto fare degli asini, soprattutto nei trekking». Un ambito nel quale Montanari, con la sua associazione Asini di Reggio Emilia, ha appunto una esperienza pluridecennale.
«Stare in sella a un cavallo è meraviglioso, ma anche camminare accanto a un asino è bellissimo», dice entusiasta. «È l’animale dei camminatori, di chi ama andare lento, con molta calma. Ed è l’ideale per i bambini, perché insegna loro a riflettere davanti ai problemi: nell’affrontare gli ostacoli l’asino pensa ed è molto attento. Dipende dalla sua storia evolutiva: mentre il cavallo, nato nelle sconfinate praterie asiatiche poteva contare sulla velocità della fuga, l’asino, originario dei deserti rocciosi africani e non dotato di un fisico atletico ha fatto dell’agilità e dell’attenzione i suoi punti di forza».
Il passo successivo è stato un corso di formazione destinato alle guide del Parco nazionale per lavorare con gli asini e utilizzarli per accompagnare i turisti alla scoperta delle bellezze dell’isola. «Caricando le borse sugli asinelli si possono alleggerire gli escursionisti e organizzare trekking di più giorni. Naturalmente gli agriturismi e i B&B che faranno parte dell’eventuale percorso dovranno attrezzarsi con punti sosta adeguati agli animali, ma non ci vuole molto: acqua, fieno, una tettoia. E le guide dovranno studiare percorsi idonei dove condurli in sicurezza. Ma abbiamo già riscontrato l’interesse di tour operator nazionali e stranieri. È anche un modo per allungare la stagione turistica di Pantelleria: chi fa trekking nel Mediterraneo non sceglie di camminare sotto il sole cocente di luglio e agosto».
Aspettando aprile
L’auspicio è che i primi turisti interessati a camminare con gli asini possano arrivare sull’isola già il prossimo aprile. «Abbiamo creato il festival come operazione di rinascita e ci sarà certamente un seguito», conferma Italo Cucci, decano dei giornalisti sportivi e nominato commissario straordinario del Parco nazionale per la sua profonda conoscenza dell’isola: «Comprai casa qui nel 1989 e ci risiedo ormai da 12 anni». Gli asini panteschi “pubblici” vivranno a Punta Spadillo, splendido angolo del Parco, con tanto di faro e scogliera a picco sul mare. Ma sulla tempistica del loro impiego turistico Cucci è cauto: «Intorno al piccolo Ettore stiamo ricostruendo un rapporto con queste creature. A cominciare dai bambini, ormai è provato che gli asinelli sono tra gli animali che gradiscono di più».
Sul Venerdì del 10 ottobre 2025