Un teschio sorridente con un cappello di paglia. La Jolly Roger di One Piece sventola nelle piazze di mezzo mondo: appesa ai cancelli del parlamento del Nepal prima che bruciasse, dipinta sui muri di Giacarta, issata dai giovani a Manila, in Madagascar e Marocco, agitata nei cortei europei per la Palestina e nelle manifestazioni italiane che hanno accompagnato la Global Sumud Flotilla. Non è la bandiera dei pirati, ma l’ultimo simbolo di una generazione che rifiuta di restare a guardare. Quella dei nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in mano, ma tutt’altro che “sdraiati”. Ragazzi che hanno trovato in un manga, poi diventato serie anime dal successo globale, un vocabolario comune.
Il pirata Monkey D. Rufy che lotta insieme alla sua ciurma in un mare di adulti folli, corrotti, violenti e oppressivi, è come loro: un ribelle determinato a cambiare il mondo.
Secondo il Global Youth Participation Index 2025, più di 141 Paesi mostrano un coinvolgimento crescente dei ragazzi in attiv…
Un teschio sorridente con un cappello di paglia. La Jolly Roger di One Piece sventola nelle piazze di mezzo mondo: appesa ai cancelli del parlamento del Nepal prima che bruciasse, dipinta sui muri di Giacarta, issata dai giovani a Manila, in Madagascar e Marocco, agitata nei cortei europei per la Palestina e nelle manifestazioni italiane che hanno accompagnato la Global Sumud Flotilla. Non è la bandiera dei pirati, ma l’ultimo simbolo di una generazione che rifiuta di restare a guardare. Quella dei nativi digitali, cresciuti con lo smartphone in mano, ma tutt’altro che “sdraiati”. Ragazzi che hanno trovato in un manga, poi diventato serie anime dal successo globale, un vocabolario comune.
Il pirata Monkey D. Rufy che lotta insieme alla sua ciurma in un mare di adulti folli, corrotti, violenti e oppressivi, è come loro: un ribelle determinato a cambiare il mondo.
Secondo il Global Youth Participation Index 2025, più di 141 Paesi mostrano un coinvolgimento crescente dei ragazzi in attività civiche e politiche. Bambini e adolescenti che sentono la Storia passargli accanto e decidono di non girarsi dall’altra parte. Agiscono.
In principio, certo, fu Malala: aveva solo quindici anni quando gli estremisti islamici in Pakistan le spararono alla testa perché osava fare campagna per l’educazione delle bambine. Non l’hanno fermata. Anzi, la loro violenza l’ha resa una voce universale contro l’oscurantismo. Un epic fail, per dirla nel linguaggio dei social.
Poi è arrivata Greta Thunberg, che a quindici anni si sedette davanti al Parlamento svedese con un cartello: “Sciopero scolastico per il clima”. Da quel gesto solitario è nata la più grande mobilitazione ecologista mai vista. È stata derisa, sottovalutata, criticata, ma non ha mai fatto un passo indietro. Anzi, la sua determinazione l’ha portata a sfiorare Gaza, dove il governo di Israele ha cercato ancora di umiliarla. Ottenendo un altro epic fail.
Ma Malala e Greta non sono le sole. Altri giovanissimi attivisti sono scesi in piazza, organizzato campagne e sfidato governi. Anche da soli.
La ragazza con la Costituzione
Olga Misik lo ha fatto a Mosca, nell’estate del 2019. La polizia in assetto antisommossa la circondava. Lei, appena diciassettenne, aprì la Costituzione russa e lesse ad alta voce gli articoli che garantiscono libertà di espressione e di manifestazione pacifica. I media la ribattezzarono “la ragazza con la Costituzione”. Divenne il simbolo del movimento per una Russia democratica. Dopo l’invasione dell’Ucraina ha scelto l’esilio per sfuggire alla repressione. Non ha più il suo Paese, ma le resta la sua voce.
Un leader in prigione
Joshua Wong, a Hong Kong, anche lui ha scelto di alzarsi in piedi. Aveva quattordici anni quando guidò il suo primo corteo, diciassette quando divenne il volto della “rivoluzione degli ombrelli”. Magro, con grandi occhiali: un leader improbabile eppure efficacissimo. Lo hanno arrestato più volte, resterà in carcere fino al 2027, forse oltre. Ma dalla prigionia ha fatto sapere: «Sono ancora in piedi».
In silenzio contro le armi
Emma González, invece, scelse il silenzio. Dopo la strage nella sua scuola a Parkland, Florida, nel 2018, organizzò con altri studenti la manifestazione March for Our Lives, portando a Washington ottocentomila persone. Afferrò il microfono, elencò i nomi delle 17 vittime e poi rimase in silenzio. Un timer scandiva il tempo: sei minuti e venti secondi, quanto la sparatoria. Oggi è un’attivista per la giustizia sociale, contro le armi facili e i diritti della comunità Lgbtq+.
Water defender
Per Autumn Peltier, invece, la scelta di lottare per i diritti è stata un richiamo antico. Canadese, nativa delle First Nation, a otto anni partecipò alla sua prima cerimonia dell’acqua in un villaggio che non aveva più accesso a fonti pulite. Era nella zona dei Great Lake, eppure non poteva aprire i rubinetti: l’acqua era stata contaminata dalle operazioni di estrazione del petrolio. A tredici anni si presentò all’Onu in abito tradizionale per gridare ai leader mondiali: “L’acqua è sacra, e voi la state avvelenando”. Oggi è una water defender e un’attivista per i diritti delle comunità indigene.
Una lettera per Obama
L’ambiente è stato il motore di molti attivisti-bambini. Mari Copeny, Little Miss Flint, aveva solo otto anni quando scrisse una lettera al presidente degli Stati Uniti Barack Obama, per denunciare che l’acqua della sua città, in Michigan, era contaminata dal piombo. Scoppiò un caso nazionale. Oggi Mari è un’attivista ambientale e raccoglie fondi per l’infanzia svantaggiata.
Due sorelle contro la plastica
In Indonesia Melati e Isabel Wijsen hanno dichiarato guerra alla plastica a 12 e 10 anni. Era il 2013 e le due sorelle si erano convinte che Bali stesse per affondare nella plastica: «Era tutta intorno a noi: quando andavamo in spiaggia, nuotavamo in mare, camminavamo nei campi, facevamo la strada per andare a scuola». Iniziarono raccogliendo sacchetti sulla spiaggia, fondarono Bye Bye Plastic Bags, uno dei più grandi movimenti giovanili al mondo contro i rifiuti: dopo sei anni di campagne Bali ha vietato i sacchetti monouso, e nel mondo oltre cinquanta team fanno campagne di raccolta e sensibilizzazione.
La voce delle favelas
Prendersi cura delle comunità in cui si vive può fare la differenza. Lo dimostra Rene Silva che a soli undici anni, a Rio de Janeiro, ha fondato Voz das Comunidades per cambiare la narrazione delle favelas: non solo narcotraffico e criminalità, ma persone con bisogni e aspirazioni.
Il bimbo che ha dato la luce al suo villaggio
O Kelvin Doe, che all’età di undici anni si alzava spesso di notte, di nascosto dalla mamma, per assemblare pezzi di recupero con cui realizzava batterie elettriche – composte di soda, acido e metallo – in grado di illuminare la sua casa, in un villaggio della Sierra Leone. Poi costruì un piccolo generatore per dare energia a tutto il villaggio e una stazione radio che durante l’epidemia di Ebola del 2014-2015, quando tutte le scuole erano chiuse, faceva anche didattica a distanza. Chiamato dai giornali “il bambino che ha dato la luce al suo villaggio”, oggi Kelvin Doe è un ingegnere che lavora su progetti di energia sostenibile e dirige una fondazione che aiuta le comunità africane a trasformarsi.
Contro la povertà mestruale
Ambiente, istruzione, diritti, libertà, giustizia sociale, democrazia e persino il più vecchio tabù del mondo: il ciclo mestruale. Amika George lesse che molte ragazze ogni mese saltavano una settimana di scuola perché non potevano permettersi gli assorbenti. Non solo nel Sud del mondo, ma nella sua Gran Bretagna. Diciassettenne, fondò il movimento Free Periods per combattere la «povertà mestruale», e dopo tre anni ottenne dal governo britannico prodotti sanitari gratuiti in tutte le scuole. La campagna si è allargata, oggi è un movimento globale.
Anche lei, come gli altri attivisti della Generazione Z, dimostra che cambiare il mondo non è un’impresa da grandi. A volte basta un gesto, un passo avanti. Come quello che hanno fatto Malala, Greta e tanti altri. Altre volte, una bandiera comune. Magari la Jolly Roger, come simbolo di liberazione e di giustizia.
Sul Venerdì del 17 ottobre 2025