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Pedalare a Gaza

Foto di gruppo della squadra; da sinistra: Mohammed Abu Asfour, Walid Rabah, Karim Ali e al-Dali (Jonathan Rashad) 

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I Sunbirds, tutti atleti che hanno perso una gamba in guerra, puntano ai Giochi paralimpici. Nell’attesa si allenano tra le macerie. E portano cibo agli sfollati
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Pedalare a Gaza con due gambe, poi quando te ne rimane una sola, pedalare ancora. Pedalare più forte. Organizzare una squadra di mutilati e chiamarla Gaza Sunbirds, i passeri di Gaza. Perché i passeri volano anche se fuori piovono bombe, hanno le ali per scavalcare i muri. Schivare la guerra, schifare la guerra. Eppure viverla, portare con la bicicletta gli aiuti che Israele a malapena fa entrare, allenarsi tra le macerie e puntare ai Giochi paralimpici di Los Angeles 2028 per rappresentare la Palestina.

Non si sa bene neanche come classificarla la storia di Alaa al-Dali e del suo team di ciclisti, amputati in un territorio anch’esso amputato. Sport tra le bombe, ciclismo sotto l’assedio, una storia di guerra, una storia di pace. Al-Dali ha 28 anni. Nella vita voleva fare il ciclista professionista e il suo sogno è rimasto intatto anche quando un cecchino israeliano, sette anni fa, ha mirato alla sua gamba destra e ha premuto il grilletto. «Era il 30 marzo del 2018, la prima giornata …

Pedalare a Gaza con due gambe, poi quando te ne rimane una sola, pedalare ancora. Pedalare più forte. Organizzare una squadra di mutilati e chiamarla Gaza Sunbirds, i passeri di Gaza. Perché i passeri volano anche se fuori piovono bombe, hanno le ali per scavalcare i muri. Schivare la guerra, schifare la guerra. Eppure viverla, portare con la bicicletta gli aiuti che Israele a malapena fa entrare, allenarsi tra le macerie e puntare ai Giochi paralimpici di Los Angeles 2028 per rappresentare la Palestina.

Non si sa bene neanche come classificarla la storia di Alaa al-Dali e del suo team di ciclisti, amputati in un territorio anch’esso amputato. Sport tra le bombe, ciclismo sotto l’assedio, una storia di guerra, una storia di pace. Al-Dali ha 28 anni. Nella vita voleva fare il ciclista professionista e il suo sogno è rimasto intatto anche quando un cecchino israeliano, sette anni fa, ha mirato alla sua gamba destra e ha premuto il grilletto. «Era il 30 marzo del 2018, la prima giornata della Grande Marcia del Ritorno». I palestinesi si erano organizzati per manifestare al recinto tra Gaza e Israele, la barriera che separa i prigionieri dai liberi. «Ero andato con la mia bici, vestito da ciclista». Voleva competere nelle gare internazionali, e per farlo, il blocco israeliano andava rotto. Si trovava a trecento metri dal recinto, il proiettile gli ha spappolato la gamba destra sopra il ginocchio. «Ho visto il fumo uscire dalla mia carne». Dopo nove giorni di ricovero i medici lo mettono davanti a un bivio: amputazione o rischio di morte. Ma che servano due gambe per pedalare non è scritto da nessuna parte, quindi Alaa ha riadattato i pedali ed è tornato in sella. Per niente facile. «Avevo perso speranza, l’amputazione mi aveva devastato, togliendomi anche la possibilità di competere ai Giochi asiatici di Giacarta».

Al-Dali è uno dei 35 mila manifestanti feriti durante le proteste settimanali nella primavera del 2018, come altri gazawi marciava per la fine del blocco e per il diritto al ritorno dei profughi palestinesi. In 8 mila, secondo le cifre delle Nazioni Unite, vennero colpiti dai soldati israeliani. Miravano ai piedi e alle gambe; 156 manifestanti hanno subito amputazioni.

Inseguiti dai conflitti

È stato in quel momento che Flavia Cappellini, ora corrispondente da Gerusalemme per Skytg24 ma nel 2018 cronista sportiva, va a Gaza, accende la telecamera e raccoglie materiale su Al-Dali. Perché era una “bella” storia, di coraggio e rivincita su circostanze infami. Per sette anni, quella telecamera resta accesa, filmando ogni passaggio di una parabola che sembrava discendente e invece era una rinascita. Nel 2020 Cappellini chiede a Karim Ali, un giovane palestinese di Londra, di aiutarla con le traduzioni delle interviste. Karim e Alaa si parlano al telefono, organizzano lunghissime videochiamate e, senza mai incontrarsi di persona (solo l’anno scorso al Cairo), fondano il primo team di paraciclisti palestinesi fatto di amputati di guerra: i Gaza Sunbirds.

Sono in 25, hanno dai 14 ai 49 anni. Pedalano come possono, dove possono, inseguiti dai conflitti. Dopo il pogrom del 7 ottobre 2023 allenarsi diventa complicato, quasi impossibile. Si riesce solo per brevi tratti, le strade sono coperte di cadaveri e macerie. Tuttavia, i Sunbirds non scendono dalle bici, le usano per distribuire pane e generi alimentari. Che servano due gambe per aiutare gli altri, anche questo non sta scritto da nessuna parte.Secondo i dati dell’organizzazione, il team ha consegnato mezzo milione di dollari di aiuti, quasi 100 tonnellate di cibo, oltre 7.000 pasti caldi. Hanno cominciato dai mercati bombardati. «La bici non è solo lo strumento per ultimare una gara, fa parte della mia anima». Un mezzo di trasporto antico lì dove quelli moderni sono stati spazzati via.

Al-Dali lascia la Striscia nell’aprile del 2024 per partecipare a competizioni internazionali in Europa e in Kazakistan e provare a qualificarsi per le Olimpiadi di Parigi. La famiglia lo spinge ad andare. «Devi sventolare la bandiera della Palestina nel mondo», gli dice la moglie. La qualificazione però sfuma e lui rimane bloccato fuori, non può tornare a Gaza. «Vivo in un parco giochi all’estero mentre i miei due figli sono in una zona di guerra, ho dovuto dirgli che non sono riuscito ad andare ai Giochi Olimpici».

Tra i primi venti

Oggi Alaa al-Dali abita in Belgio, in estate ha ottenuto l’asilo politico. Lotta contro la burocrazia, i visti, i permessi, un ricongiungimento familiare che sembra un miraggio. Nel conflitto ha già perso più di 30 amici e parenti. Il 19 maggio di quest’anno suo cugino Ahmed al-Dali, che faceva parte del team (amputato nel 2014), muore in un raid. Sono i giorni in cui Alaa e il suo compagno di squadra Mohamed Asfour gareggiano nella Coppa del mondo di paraciclismo su strada: vanno bene, al-Dali diventa il primo palestinese della storia a piazzarsi tra i primi venti classificati, guadagnandosi così il biglietto per partecipare ai mondiali di agosto in Belgio.

Nel frattempo sette anni di filmati, compresi quelli girati durante la guerra da filmmaker di Gaza (uno di loro, Rushdij Sarraj, è rimasto ucciso in un attacco aereo il 17 ottobre 2023), diventano un documentario, in fase di ultimazione, ma che ha già guadagnato premi e menzioni nei festival europei, tra cui quelli di Sheffield, San Sebastian, Barcellona.

Al-Dali, tra mille difficoltà e con l’angoscia della lontananza dalla famiglia, pedala. Pedala con una gamba sola. Pedala forte. Ha un traguardo, che è per sé e per il suo popolo intero. «Rappresentare la Palestina ai Giochi di Los Angeles».

Sul Venerdì del 17 ottobre 2025

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