Annalisa Cuzzocrea: Amore
di Annalisa CuzzocreaMi sono ritrovata a discutere con un amico del valore che diamo all’essere coppia, e non eravamo d’accordo. Perché io da qualche tempo, e ci sono arrivata con fatica, penso che dobbiamo smetterla di credere che l’amore debba conservarsi intatto per dieci, venti, trenta, quarant’anni, e che quello e solo quello sia l’ideale da inseguire. Penso che le vite siano complicate, che possano portarti a deragliare perfino dai tuoi desideri, che dobbiamo insegnare ai nostri figli – che stanno crescendo – a essere pronti anche davanti a quei deragliamenti. In altre parole, credo che dobbiamo imparare e insegnare a lasciar andare. Se una cosa non funziona, se non ti fa più felice, se non era quella che credevi, se sei cambiata tu o è cambiato lui, lasciar andare è l’unica risposta. Insieme alla costruzione, su quella rinuncia, di un rapporto nuovo. Di una nuova serenità. Non eravamo d’accordo perché io credo che la nostra incapacità culturale di lasciar andare sia legata ai troppi femminicidi che…
Mi sono ritrovata a discutere con un amico del valore che diamo all’essere coppia, e non eravamo d’accordo. Perché io da qualche tempo, e ci sono arrivata con fatica, penso che dobbiamo smetterla di credere che l’amore debba conservarsi intatto per dieci, venti, trenta, quarant’anni, e che quello e solo quello sia l’ideale da inseguire. Penso che le vite siano complicate, che possano portarti a deragliare perfino dai tuoi desideri, che dobbiamo insegnare ai nostri figli – che stanno crescendo – a essere pronti anche davanti a quei deragliamenti. In altre parole, credo che dobbiamo imparare e insegnare a lasciar andare. Se una cosa non funziona, se non ti fa più felice, se non era quella che credevi, se sei cambiata tu o è cambiato lui, lasciar andare è l’unica risposta. Insieme alla costruzione, su quella rinuncia, di un rapporto nuovo. Di una nuova serenità. Non eravamo d’accordo perché io credo che la nostra incapacità culturale di lasciar andare sia legata ai troppi femminicidi che ci sono ancora in questo Paese, e non solo in questo Paese.
A un’idea di coppia ideale e immutabile che non ha niente a che fare con la realtà. E lui ha detto: «Lasciamo stare i casi limite». Ma purtroppo, la violenza sulle donne non è un caso limite. Ho ripensato a quella conversazione leggendo il bellissimo saggio di Pietro Del Soldà. Amore e libertà. Per una filosofia del desiderio, uscito per Feltrinelli, perché l’autore – che è un filosofo oltre che un noto conduttore radiofonico – usa Aristotele, Platone, Plotino, Lucrezio, ma anche scrittori come Scott Spencer ed Eshkol Nevo, per riflettere sul delicato equilibrio che esiste tra amore e libertà. Sul bisogno di possesso e sulle sue derive, sulla reificazione dell’altro che fino a un certo punto è funzionale al desiderio, sull’asimmetria su cui quel desiderio deve per forza reggersi.
Perché l’amore non può essere fusione né rifugio, deve piuttosto essere uno spazio fragile e dinamico che ci apre all’incontro con l’altro. Scrive Del Soldà – dopo aver riflettuto anche sulla fuga dalla vita di coppia cui assistiamo tra le giovani generazioni – “L’amore va coltivato nella sua insuperabile vulnerabilità, non è un bottino, non è una preda da mettere nel sacco. L’etica dell’amore si regge su tale fragilità: proprio qui risiede, per quanto paradossale ciò possa suonare, la sua vera forza. La stessa forza che anima il corpo fragile della democrazia”. E ancora, bisogna “comprendere che c’è anche – sempre, a qualsiasi età – bisogno di mancarsi, di non capirsi, o di capirsi solo in parte, insomma di non coincidere pienamente”. Non è l’annullamento di sé nell’altro che bisogna cercare. Non è il mito della mezza mela che tanta paura fa ai più giovani. Non è l’identità di pensieri o di sentimenti. È un equilibrio diverso, dove passione e prigione sono parole che non hanno a che fare l’una con l’altra. Mai.
Sul Venerdì del 24 ottobre 2025