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Ahmet (l’attore Arif Jacup) con il fratellino Naim nel film di Georgi M. Unkovski premiato al Sundance festival 

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Magie balcaniche, musica rap e techno, patriarcato, pastorizia, mutismo selettivo infantile. Scritto e diretto da Georgi M. Unkovski, DJ Ahmet è un film dolcissimo sull’adolescenza e la scoperta di sé. Tra modernità e tradizione. La storia è semplice e universale: l’amore puro di due giovani contrastato dalla famiglia di lei che preferisce un matrimonio d’interesse. Ahmet ha quindici anni, gli occhi verde felce e un sorriso irresistibile, quelli di cui si dice: “quando sorride s’illumina la stanza”. La mamma è morta da poco e lui vive, con il padre indurito dal lutto e il fratellino che non parla più, in un’area rurale della Macedonia del Nord, il Paese che ha per capitale Skopje. Appartiene al gruppo etnico turco-musulmano Yörük, dove le donne vestono colori sgargianti e tessuti a motivo di rose. Ahmet, invece, ha sempre lo stesso maglione e lo stesso giubbotto, ma al primo appuntamento con Aya si profuma i capelli con il succo di limone. Temo che il doppiaggio (che – non mi stanco d…

Magie balcaniche, musica rap e techno, patriarcato, pastorizia, mutismo selettivo infantile. Scritto e diretto da Georgi M. Unkovski, DJ Ahmet è un film dolcissimo sull’adolescenza e la scoperta di sé. Tra modernità e tradizione. La storia è semplice e universale: l’amore puro di due giovani contrastato dalla famiglia di lei che preferisce un matrimonio d’interesse. Ahmet ha quindici anni, gli occhi verde felce e un sorriso irresistibile, quelli di cui si dice: “quando sorride s’illumina la stanza”. La mamma è morta da poco e lui vive, con il padre indurito dal lutto e il fratellino che non parla più, in un’area rurale della Macedonia del Nord, il Paese che ha per capitale Skopje. Appartiene al gruppo etnico turco-musulmano Yörük, dove le donne vestono colori sgargianti e tessuti a motivo di rose. Ahmet, invece, ha sempre lo stesso maglione e lo stesso giubbotto, ma al primo appuntamento con Aya si profuma i capelli con il succo di limone. Temo che il doppiaggio (che – non mi stanco di ripeterlo – spesso rovina i film) non renderà ragione delle belle sfumature della lingua turca. Ma Ahmet parla anche un’altra lingua, quella della musica, dove si rifugia per non patire le aspettative del padre e lo spirito conservatore della comunità, che certe musiche e certe danze non le vede di buon occhio. Soprattutto quando le ragazze ballano e le casse sono montate sul trattore.Ahmet è mansueto e obbedisce alle severe leggi del padre, ma l’arrivo di Aya, che vive in Germania e torna al villaggio per il matrimonio combinato, lo accende di fantasia, di poesia e di coraggio.La rivelazione di un attore giovanissimo e indimenticabile (Arif Jakup) in un film semplice che diverte e commuove. Con un istruttivo repertorio di mascolinità tra passato e futuro.Strepitosa la pecora rosa, regina dell’ultima inquadratura.

Sul Venerdì del 24 ottobre 2025

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